Taglio dei parlamentari e vittoria della P2

Potrei affermare con semplicità caustica che chi voterà Sì al Referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari è un imbecille. La postilla logica dovrebbe consistere in un “andate a studiare” per far comprendere ai più le motivazioni di questo meritato giudizio.

La prima ricerca consigliata – per avere dei riscontri sull’epiteto di imbecillità – avrebbe un impatto devastante. La riforma sul taglio dei parlamentari era uno dei punti fermi del programma della loggia massonica P2 governata dal Maestro Licio Gelli. Quella loggia che puntava allo sfaldamento della Costituzione Repubblicana e alla svolta autoritaria del nostro paese. Un tempo la sola enunciazione della P2 provocava imponenti mobilitazioni delle forze politiche e sociali. Un tempo.

Il percorso che ha portato il programma della P2 ad avere un consenso maggioritario e così trasversale è da ricercare nel processo di esautorazione della politica intesa come rappresentazione dello scontro di classe per portarla alla mera mediazione tra interessi privati in concorrenza tra loro. La narrazione neo-liberale sullo Stato/impresa, efficiente, raziocinante, ha convinto gran parte della popolazione sul fatto che la tecnica sia neutrale, mera applicazione di competenze specifiche sottoposte a rigidi parametri di azione.

Per far sì che la tecnica – denominata “buona” Governance – possa agire indisturbata è assolutamente necessario continuare nel processo di verticalizzazione del sistema politico. In sostanza de-legittimare i parlamenti ed escluderli definitivamente dai percorsi decisionali e nel contempo ridurre all’osso il meccanismo di rappresentanza degli interessi popolari. Impedire quindi  – servendosi di logiche post-democratiche –  che chi si oppone allo status quo possa trovare spazi per organizzarsi politicamente e ricostruirsi in una logica di scontro sociale. Depotenziare quindi i corpi intermedi.

La vittoria della P2 ha radici lontane. Lo sfaldamento della prima repubblica, quella dei partiti popolari e di massa, è stato fatto digerire attraverso la vulgata della moralizzazione e del funzionario efficiente. Ma sottintesa al concetto di efficienza si poteva riscontrare la volontà di condizionare l’attività statale alle logiche d’impresa. Lo Stato nazionale doveva diventare esso stesso un agente privato sottoposto alle logiche della concorrenza.

Il vincolo esterno sovranazionale ha rappresentato il recinto entro il quale l’efficienza doveva essere giudicata nella misura in cui la “buona Governance” avesse pienamente soddisfatto le logiche mercantilistiche dei profitti privati. L’esercito dei “competenti” che hanno sostituito i politici doveva applicare una tecnica – fatta passare per neutra – ispirata al quadro normativo tracciato dall’Unione Europea.

Ma pensare che la tecnica sia neutra è ovviamente ridicolo. Quel quadro normativo è ispirato a precise logiche ideologiche: tutela della concorrenza, stabilità dei prezzi, svalutazione del lavoro e del salario. L’ideologia dell’efficienza quindi presuppone politiche di macelleria sociale camuffate da neutrali tecnicismi.

Questo scenario deve essere imposto in una società de-politicizzata, dove gli interessi dei salariati non possono essere organizzati in una logica di scontro. Saranno gli stessi salariati ad essere educati al rispetto della logica d’impresa attraverso il condizionamento del “capitale umano”. E quindi con l’individualizzazione dei contratti di lavoro e con l’accettazione del sistema di flessibilità.

La contropartita che la Governance mette sul piatto è la soddisfazione personale nella ricerca del massimo godimento individuale. Il cittadino/consumatore può avere tutto e subito. La fantasia al potere sessantottina è stata così rovesciata dal neo-liberalismo in una dimensione ancor più oppressiva. L’antistatalismo anarchico trova il suo momento rivoluzionario nella finanza internazionale. Il bel mondo senza confini confina il povero in una condizione di perenne disperazione senza soluzioni.

La logica della concorrenza impone privatizzazioni, liberalizzazioni, delocalizzazioni, quindi politiche anti-popolari compiute dai cosiddetti “meritevoli”. Chi sono e dove sono selezionati i probi funzionari della società meritocratica?

Alla dimensione dello scontro di classe, elemento costitutivo della Repubblica Costituzionale del dopoguerra, si è sostituita la cosiddetta “società civile”. Quest’ultima funge da megafono per gli interessi privati. All’interno di questa struttura élitaria vengono scelte le personalità che si ritengono funzionali ai dispositivi di comando del neo-liberalismo. Mass-media, associazioni filantropiche, sindacati gialli, Accademia, agenzie di consulenza, società di marketing, consumatori organizzati, lobbie rappresentano i contenitori nei quali i nuovi aristocratici riceveranno la solenne investitura e così potranno condizionare le opinioni verso terreni innocui, comodi, educati e sobri. Le Sardine rappresentano l’esempio più calzante di questo meccanismo.

L’antipolitica è uno di questi terreni. L’affermazione costante secondo cui i politicanti rubano i soldi dei contribuenti e si consolidano in una casta serve a rendere ancor più inaccessibile la politica alle classi popolari e rendere la nuova aristocrazia inattaccabile. I cosiddetti tecnici saranno così protetti nei loro fortini slegati dal giudizio della volontà popolare e si avvarranno dei loro “partner” politici ridotti nel ruolo di passacarte. Così la politica è riempita di personalità mediocri che si adeguano alle logiche del marketing per catturare l’attenzione di una popolazione – per lo più semicolta – irretita dalla finzione dello scontro spettacolarizzato tra diverse fazioni.

Il taglio dei parlamentari dunque serve a consolidare la struttura totalitaria neo-liberale a certificare la ormai palese separazione tra liberalismo e democrazia e a far passare come digeribile il programma autoritario della loggia golpista P2.

La sinistra dal 1992 è la principale alleata di questo progetto. Nel tempo si è resa protagonista di tutte le controriforme post-democratiche, ha ideato tutte le riforme di svalutazione del lavoro e contemporaneamente  ha costruito, dalle primarie in poi, tutte le forme plebiscitarie di spettacolarizzazione della politica.

Altro che sobri si dovrebbe dire.

Fonte articolo: https://www.risorgimentosocialistaroma.it/?p=811

25 commenti per “Taglio dei parlamentari e vittoria della P2

  1. Saniok
    29 febbraio 2020 at 10:11

    Il documento è del 1985. Siamo in piena prima Repubblica, ossia ancora in piena fase “keinesiana”, visto che la svolta neoliberista anglo-statunitense si percepisce ancora molto debolmente da noi. Prenderà il sopravvento solo dopo il crollo del muro.
    Allora l’idea di ridurre il numero dei parlamentari non era certamente qualcosa di diffuso a livello nazionale, proprio perchè la politica, con tutti i suoi limiti che sarebbe troppo lungo adesso elencare, veniva percepita ancora come al “servizio della comunità”.
    Poi l’avvento della Seconda Repubblica, dopo tangentopoli, segna la crisi inesorabile del ruolo della politica nel nostro Paese. Lo svuotamento del suo ruolo, supinamente accettato se non promosso dalla “sinistra”, è un aspetto evidente, e chi prima e chi dopo, un po’ tutti se ne rendono conto.
    L’incapacità della politica di riformarsi in senso realmente progressista, spinge non pochi cittadini a richiedere interventi “draconiani”. Se la politica si dimostra incapace di affrontare i problemi, chiaramente per ragioni anche qui troppo lunghe da elencare, almeno si riduca il numero degli imbelli, così almeno si produrrà un sollievo economico sulle casse statali. Non è certamente la soluzione al problema, ma al momento il cittadino non percepisce altre “vie d’uscite”. D’altronde la delegittimazione della politica cresce anche a causa dell’inefficienza delle regioni,distanti dai cittadini e luoghi d’ideologia spicciola e dannosa, che andrebbero eliminate al posto delle province, che se riorganizzate seriamente, proprio perchè più vicine al cittadino, potrebbero avere un ruolo utile.
    P.s.: articolo che in gran parte condivido, ma la contestualizzazione storica è importante per comprendere certe reazioni dell’elettorato che ha bocciato giustamente le precedenti consultazioni costituzionali, ma che in questo caso si esprimerà come è normale che sia, proprio perchè da tempo ai ferri corti con rappresentanti politici proni a diktat lobbisti e assai meno a rispondere ai loro bisogni, talvolta pienamente giustificati.

    • Mario Galati
      29 febbraio 2020 at 15:11

      Ma Saniok come giudica il marito che, per fare un dispetto alla moglie con la quale è ai ferri corti, si taglia gli attributi? La definizione di imbecille, bene individuata da Ferdinando Pastore, non è la più precisa?

      • Saniok
        29 febbraio 2020 at 21:42

        Le rispondo che ne riparleremo tra qualche anno, quando potremo stilare un primo bilancio anche di questa riforma. Non ho tutte queste verità in tasca.
        Io non ho tanto paura del taglio dei parlamentari, quanto dell’incapacità dell’italiano medio di analizzare quanto accade sotto i propri occhi, della sua volubilità, della sua corta memoria, della sua incapacità o pigrizia d’informarsi, che costa sempre tempo e fatica, ma che dovrebbe essere un compito che tutti i cittadini, in base ai loro mezzi culturali ed economici, dovrebbero sentirsi in dovere di fare, senza demandarlo al chiacchiericcio televisivo.

        • Saniok
          29 febbraio 2020 at 21:50

          Non ho tutte queste certezze in tasca, come tanti altri, beati loro.

  2. Saniok
    29 febbraio 2020 at 22:22

    Mi permetto di segnalare anche quest’altro interessante, benchè molto sintetico, contributo alla discussione:

    https://www.themisemetis.com/politica/referendum-costituzionale-si-taglio-dei-parlamentari-oggi-non-rappresentanza-clientele/4335/

    • Panda
      1 marzo 2020 at 14:25

      Che clamoroso non sequitur: “Finché tale sbarramento permane (e nessuno lo vuole abolire), non fa alcuna differenza che i deputati siano 630 o 400, come prevede la nuova legge: a venire eletti saranno comunque solo i candidati dei partiti maggiori. Le minoranze politiche invece non sarebbero rappresentate neppure duplicando o triplicando il numero di deputati: mentre i grossi partiti avrebbero la possibilità di accontentare più ampie clientele.”

      Almeno se permane l’attuale assetto la riduzione del rapporto parlamentari/eletti non verrebbe imbalsamata in Costituzione, basterebbe cambiare la legge elettorale!

      Incredibile anche l’argomento sulle clientele: sembra di risentire Minghetti. Più ampie clientele vuol dire che forse qualche briciola in più cadrebbe dal tavolo dei padroni. Certo non è un granché ma presentare la riduzione dei posti a tavola come una rivincita dei piccoli ha dell’incredibile: contro l’oligarchia più oligarchia.

      Rimane l’argomento dell’incubo del contabile, ossia il presunto sollievo per i conti pubblici. A parte che si parla di spicci, dopo un quarto di secolo di Maastricht e dei suoi parametri asfissianti mi pare che non costerebbe uno sforzo erculeo capire che spesa pubblica = reddito privato e che quindi di confortante questo taglio, come qualsiasi taglio, avrebbe ben poco.

      • Panda
        1 marzo 2020 at 14:26

        Errata corrigo: rapporto parlamentari/elettori, ovviamente.

        • Saniok
          1 marzo 2020 at 16:48

          L’articolo ha il merito di sollevare una questione reale, al di là delle conclusioni che possono apparire un po’ sconclusionate: allo stato attuale con il maggioritario e con le soglie di sbarramento una percentuale di elettori non porta rappresentanza in Parlamento, cosa che non accadeva fino al 1993.
          I sostenitori del maggioritario hanno sempre affermato che con il proporzionale è il caos, le maggioranze sono sempre instabili e via discorrendo ( anche se poi, nonostante l’innegabile instabilità, è proprio fino all’ultimo decennio del secolo scorso che l’Italia ha visto crescere in maniera esponenziale il suo benessere nazionale generalizzato in termini economici). Chi è contrario alla riduzione dei parlamentari afferma che si toglie all’elettore rappresentanza; per coerenza chi ha a cuore, giustamente, quest’aspetto dovrebbe, congiuntamente alla richiesta del mantenimento dell’attuale numero di parlamentari, portare avanti iniziative per il proporzionale puro, invece è dal 1993, non da oggi, che se ne parla poco o nulla, soprattutto tra chi oggi si schiera decisamente contro la modifica.

          • Panda
            2 marzo 2020 at 0:31

            Se concordiamo che le conclusioni non solo appaiono, ma sono sconclusionate siamo certamente d’accordo. Voglio dire, dei meriti del proporzionale non devi certo convincere me: l’uguaglianza del voto lo esige (c’è un pregevole libretto di Canfora che dice in proposito tutto l’essenziale) ed è verissimo che chi si pronuncia per il NO senza appoggiarlo pecca di coerenza. Ma appunto, e con ciò? Ognuno può rispondere solo della propria coerenza, non di quella altrui. Coerente difesa della rappresentanza vuole che si voti NO; la compagnia in cui ci si può trovare non mi preoccupa affatto (se ho ben capito, abbiamo entrambi votato NO nel 2016 insieme a D’Alema: la scorza dovremmo essercela fatta. :-)).

  3. Mario Galati
    1 marzo 2020 at 13:45

    Tipica risposta di chi è favorevole alla manomissione della costituzione (reazionaria, sulla scia dell’onda reazionaria che ancora prosegue), e quindi la sua certezza ce l’ha, eccome, ma intende apparire dubbioso e meditabondo (e si lava le mani affidando al tempo la sua responsabilità) in contrasto con chi è contrario (e non affida al tempo le responsabilità di una decisione) e, perciò, fanatico e pieno di sicumera dogmatica.

    • Saniok
      1 marzo 2020 at 16:24

      Ma quale favorevole alla manomissione della Costituzione! Ma se sono sempre andato a votare contro tutti i tentativi di stravolgerla, nel 2006 contro Berlusconi, come nel 2018 contro Renzi.
      Io ho sempre votato a sinistra, e ancora mi considero di sinistra, ma non “della sinistra”, perchè piena di gente che distribuisce patenti di fascismo, rossobrunismo, reazionarismo, misoginismo…ma datevi una calmata.

      • Saniok
        1 marzo 2020 at 17:02

        2016 ovviamente

        • Mario Galati
          3 marzo 2020 at 16:14

          Ciò che interessa ai fini della discussione è come voterà il 29 marzo su questa riforma. Ancora non l’ha detto espressamente.

          • Saniok
            3 marzo 2020 at 21:08

            Invece io non ho ancora capito quali sono le tue argomentazioni sul tema. Sei intervenuto dando degli imbecilli a coloro che non la pensano come te, hai dato del reazionario al sottoscritto, però ancora non hai offerto un contributo alla discussione. Se ci si confronta sui contenuti io non mi tiro indietro, altrimenti è inutile continuare una diatriba personale piuttosto stucchevole, con rispettive accuse reciproche.
            In ultimo: quello che io o te o chiunque altro decideremo di votare il 29 marzo, o quale sarà la data, non ha alcuna importanza in questa sede. Invece potrebbe avere una qualche utilità offrire qualche spunto di riflessione sull’argomento. comunque, se proprio ci tieni), mi sto informando a riguardo; il mio orientamento sarebbe quello di votare no, ma ridurre il numero di questi lobbisti economici e lobbiste di genere in Parlamento, perchè tali sono nella maggior parte se non te ne sei accorto, non è che non mi farebbe dormire la notte. Tipiche considerazioni quest’ultime da qualunquista reazionario o forse fascista, così ti evito di digitare anche l’ultima sentenza.

  4. Giacinto Lombardi
    1 marzo 2020 at 21:10

    Per me, il colpo di grazia alla democrazia l’ha data la Riforma elettorale targata Renzi, l’eliminazione delle preferenza ha spezzato il rapporto tra il territorio e l’eletto, il deputato non si sente più in dovere di dare conto al suo lettorato del proprio operato, è espressione delle segreterie che lo hanno nominato, e tutto giustificato con la maggiore presenza di donne in Parlamento, anche se non elette dal popolo. Per cui il voto e la volontà popolare sono svalutate ma anche il parlamentare perde sovranità, non ha un suo potere garantito dai voti di preferenza, è alla mercé di chi lo ha messo più avanti nella lista elettorale. Tutto il resto sta venendo di conseguenza: codice rosso, abolizione della prescrizione, inasprimento pene, controllo dei cellulari, violazione della privacy. Un nuova forma di totalitarismo è in atto.

    • Mario Galati
      4 marzo 2020 at 11:21

      Tanto per incominciare, non ho dato dell’imbecille a chi vota si, ma ho solo condiviso l’idea dell’articolista che ha usato provocatoriamente quell’aggettivo per definire (implicitamente, trattandosi di un sito, L’interferenza, che si rivolge a lettori presumibilmente progressisti) elettori che pensano di servire in questo modo la causa della democrazia e dei lavoratori contro la cosiddetta casta.
      In secondo luogo, quanto agli argomenti, è evidente che condivido il contenuto dell’articolo.
      In terzo luogo, se proprio devo aggiungere un contributo a quanto detto dall’articolista, potrei rilevare che la riduzione dei parlamentari ridurrà anche la capacità di lavoro del parlamento (non solo aula, ma, soprattutto, commissioni). Ciò modificherà il rapporto governo/parlamento a favore dell’organo esecutivo e accentuerá la tendenza a fare del parlamento un semplice organo di ratifica delle decisioni del governo (tendenza esplicitata anche nella bocciata riforma Renzi).
      In quarto luogo, non capire che questo taglio dei parlamentari si inserisce nel filone demagogico reazionario dei cosiddetti anticasta, fomentato dai padroni (la vera casta che devia la rabbia popolare sui suoi cani fedeli, i politici, pagati profumatamente anche per fungere da catalizzatori e prendersi le bastonate mediatiche) è cosa molto grave.
      In quinto luogo, non capire che ogni cosiddetta riforma, in questa ondata reazionaria nella quale ci troviamo da tempo, va guardata con sospetto come reazione è cosa molto grave, come sopra.
      Basterebbe questo per attivare un riflesso condizionato ad ostacolare ogni minimo ritocco della Costituzione.
      Il solo fatto che possano sorgere dei dubbi, significa che la propaganda demagogica reazionaria “anticasta” ha fatto breccia.

      • Saniok
        4 marzo 2020 at 14:10

        “Ma Saniok come giudica il marito che, per fare un dispetto alla moglie con la quale è ai ferri corti, si taglia gli attributi? La definizione di imbecille, bene individuata da Ferdinando Pastore, non è la più precisa?”
        E’ evidente che mi rivolgi quella che per te è una domanda retorica, ma lasciamo stare.
        In ogni caso adesso hai argomentato e penso anche che i tuoi timori siano fondati. Vedi, quando ci si rivolge agli altri con rispetto e proponendo contenuti ci si può anche trovare d’accordo. Se ti fossi approcciato subito così, non avremmo “scantonato”. E quello che ancora non si è capito spesso a sinistra, nonostante le debacle elettorali.
        Su una cosa però dovremmo riflettere: allo stato attuale abbiamo il Parlamento più numeroso a livello europeo ( il caso britannico è tutto particolare).
        Con la riforma l’Italia(600) si collocherebbe al terzo posto in Europa, dopo Germania e Uk. Avrebbe comunque più parlamentari di Francia(577) e Spagna. Ora, non mi pare che la Francia, tra l’altro più popolosa di noi(66 milioni abbondanti), sia, al netto della sua politica estera neocolonialista, un Paese che al suo interno abbia un sistema meno democratico del nostro. Per questo dare dei reazionari a chi la propone converrai che è una forzatura, perchè altrimenti i francesi, che hanno già un sistema presidenziale, come li dovremmo definire? Possiamo dissentire e ventilare i rischi, come giustamente hai fatto, ma con le parole andiamoci piano, a parer mio, altrimenti è solo muro contro muro.
        Un’ ultima cosa. Suppongo che gli anticasta siano i 5S e suppongo anche che tu sia di sinistra. Ora, dopo trent’anni gli anticasta hanno fatto qualcosa di sinistra. Non lo sostengo solo io, ma altri più titolati del sottoscritto.Certo, perfettibile, ma con RDC hanno proposto una minima redistribuzione del reddito a favore delle fasce più deboli, e con il Decreto Dignità hanno cercato d’intervenire ponendo un argine alla deriva neoliberista in ambito lavorativo. Ok, poco, si poteva fare meglio, si doveva fare così, si doveva fare cosà, si dovevano tassare i ricchi, si doveva fare questo e quest’altro, ma intanto hanno fatto qualcosa di utile per quelle categorie sociali che la sinistra, ridottasi in buona parte a chiacchiere e distintivo, ha abbandonato( e abbiamo avuto anche la sinistra radicale al Governo), sempre che la sinistra sia ancora redistribuzione del reddito a favore delle fasce più deboli e diritti sul posto di lavoro, e non solo quote rosa e fregnacce varie. Quindi un po’ meno di manicheismo, e non mi sto rivolgendo a te, forse non guasterebbe.
        Per il resto buon voto il 29 marzo.

        • Saniok
          4 marzo 2020 at 17:15

          Ultima precisazione e poi per me il discorso si chiude. I numeri che riporto fanno riferimento agli eletti dal popolo. In Francia, ma anche in Germania, per non parlare dei lord britannici, il senato accoglie i rappresentanti delle regioni e delle autonomie locali, che con l’elezione diretta dei cittadini non hanno niente a che spartire. Un po’ quello che voleva fare Renzi quando parlava di senato delle regioni. E non mi pare che la sua proposta sia stata apprezzata dai miei interlocutori. Proprio la scarsa rilevanza legislativa che abitualmente lo caratterizza consente la non elezione dei suoi membri in forma di suffragio universale diretto.
          Come ben sappiamo, tra i grandi Paesi europei, solo noi abbiamo il bicameralismo perfetto, il cui superamento era appunto previsto dalla riforma renziana.

          • Mario Galati
            6 marzo 2020 at 9:38

            Ma i miei punti di riferimento per definire una democrazia, non in senso liberale, non sono certo paesi capitalistici come la Francia. Noto di sfuggita che la Francia ha eletto un presidente con poco più del 20% sui votanti, con un sistema a doppio turno che tutto è meno che democratico (un sistema elettorale non proporzionale o a doppio turno potrebbe essere un semplice meccanismo tecnico, e non un ostacolo al conflitto di classe, come effettivamente è, solo in una società socialmente omogenea, senza classi, per non dimenticare la lezione di Engels).
            Sono totalmente estraneo alla retorica delle “grandi democrazie europee”.
            Anche circa il giudizio sui 5S e sui loro provvedimenti la penso diversamente.
            Circa il numero dei parlamentari, è vero, non sarebbe un tabù la loro riduzione (la Cina, per es., ne ha un migliaio), ma non nel contesto sociale, politico e istituzionale attuale. Attualmente, questa proposta ha una valenza reazionaria, poiché ingrossa il fiume reazionario che ancora scorre impetuosamente. Non esistono misure astrattamente buone o cattive in se stesse.

          • Panda
            6 marzo 2020 at 22:20

            Concordo, Mauro. Trovo incredibile che un sistema politico voluto da De Gaulle per ridurre la rappresentanza e in particolare colpire il Pcf diventi una specie di modello: come se non avessimo sotto gli occhi il piccolo autocrate che fa pestare e ammazzare la gente per le strade dall’alto di questo mirabolante consenso: https://blogs.mediapart.fr/clab/blog/080517/8-francais-sur-10-n-ont-pas-vote-pour-macron-une-autre-analyse-des-resultats

            C’è un punto però che andrebbe sollevato: il rapporto Parlamento – Governo è già stato stravolto, qui come in Francia, dall’UE. Il governo veste i panni di membro del Consiglio, il Consiglio (quando non l’Eurogruppo) decide, il governo torna in Parlamento a dire che l’Europa ha deciso e non si può fare niente. Ovvero i governi dei paesi dell’UE pagano con una mediazione fra loro la possibilità di governare scavalcando parlamenti e costituzioni. Quindi l’ordigno antidemocratico più pericoloso è l’UE: questo va sempre tenuto presente, altrimenti il discorso risulta monco.

            Quanto ai 5 S i suoi provvedimenti sono del tutto compatibili col neoliberismo, tanto è vero che perfino Hayek e Friedman avevano teorizzato qualcosa di simile a un reddito di cittadinanza (anche più generoso e meno ricattatorio di quello poi effettivamente varato). Quel che parla è prima di tutto il deficit e nel loro anno di governo insieme alla Lega i nostri son riusciti a far “bene” quanto Padoa Schioppa: https://www.ilpost.it/2020/03/02/deficit-istat-2019/ Quel che si dovrebbe fare è rompere Maastricht: senza questo passo dal neoliberismo non usciremo mai. Il minimo sindacale sarebbe rifiutarsi di approvare il MES (l’avevano pure promesso in campagna elettorale). Nell’attesa di vedere come si regoleranno, e non ci vorrà molto, mettono in (s)vendita Alitalia: https://www.ilmessaggero.it/economia/news/pubblicato_bando_per_la_vendita_di_alitalia-5093146.html Io direi che di aperture di credito non ne meritano proprio più.

  5. Saniok
    7 marzo 2020 at 11:02

    x Panda: Ovviamente non ho certo scritto che la Francia è un modello, anche se probabilmente non facevi riferimento al mio intervento. Ho solo scritto che con i 600 eletti, in proporzione alla popolazione, l’Italia rientrerebbe in media con gli altri Paesi UE, con i 709 del Bundestag(84 milioni), i 650 britannici(66 milioni) e i 577 francesi(66 milioni). Poi ognuno può pensarla come vuole in merito alla riforma, ma questi sono numeri.
    Sul RDC: tu che sei uomo di buone letture sai perfettamente che la sinistra storicamente si è configurata in modi diversi. C’è una sinistra che ha operato attivamente nei Paesi capitalistici occidentali, soprattutto fino alla caduta del muro e del comunismo a est, per poi virare su posizioni destrorse. Da allora progressivamente la sinistra riformista è scomparsa e quella “radicale” è stata incapace gradualmente d’interpretare le esigenze del suo potenziale elettorato. In questo vuoto s’inseriscono alcuni provvedimenti, come il RDC, che ovviamente s’inseriscono in un quadro neoliberista, ma non lo sono in senso stretto, per la semplice ragione che l’interventismo statale di quel genere, ossia mirante a una redistribuzione del reddito a beneficio delle fasce più deboli, non è neoliberista, per ovvie ragioni. E’ chiaro che se mettiamo in discussione un punto come questo, ossia un fondamentale, non ci si può intendere.
    Che poi alcuni economisti neoliberisti, dopo la crisi del 2008, per esempio il duo Alesina-Giavazzi in Italiai, ma solo strumentalmente, ossia nel timore che il neoliberismo potesse subire contraccolpi troppo pesanti, si siano aperti a un maggior interventismo statale, ingoiando il rospo, è vero, ma li ricordo perfettamente in precedenza intervenire nelle varie reti nazionali dipingendo come infausto qualsiasi intervento pubblico di quel genere. D’altronde il RDC è stato avversato da tutti, da destra per ovvie ragioni, da Confindustria fino all’ultimo partitino di quell’area politica( una delle ragioni che ha spinto la Lega ad abbandonare il governo è proprio il fatto che ne avevano le scatole piene degli ideali “socialisti” 5S) da “sinistra” perchè incompleto, e qui c’è veramente da ridere, perchè chi lo critica aveva elaborato una presa per i fondelli come il REI, non so se mi spiego.
    Aggiungo in ultimo che a sinistra si perde troppo tempo a teorizzare, a fare le pulci a qualsiasi provvedimento, soprattutto paradossalmente, ma fino a un certo punto,a quelli di sinistra, ma non si propone niente in modo chiaro e netto che possa essere percepito dall’elettorato come qualcosa di utile e fondamentale per le sue sorti. Non è l’elettorato idiota, è la sinistra incapace. Grillo, che potrà essere antipatico, pericoloso e chi più ne ha più ne metta, ma non è certo uno stupido, ebbe ad affermare, giustamente, che se la politica nazionale avesse fatto quello che doveva fare, in modo particolare la sinistra, loro non sarebbero mai nati. E’ la verità. c’era un aprateria di fronte, ma nessuno a sinistra se n’era accorto. O forse perchè non è un accademico non può dire una verità? En passant, un consiglio che mi sentirei di fare per risollevare le sorti della sinistra è proprio quello di scendere dal piedistallo, in tutti i sensi. L’altro è quello di non schifare il populismo di sinistra, cosa che non avviene in Sud america, dove infatti la sinistra è più vitale, perchè consentirebbe di riallacciare quel rapporto con le masse che è andato perduto.
    Sempre che interessi qualcosa delle sorti della sinistra, e non ci siano dietro certi proclami solo meri interessi di bottega e la grande nostalgia per la seconda Repubblica, dove ci sentivamo così bene a criticare senza che nessuno venissi a romperci le scatole nel nostro proficuo orticello.

    • Panda
      7 marzo 2020 at 20:48

      Caro Saniok, sono sì numeri, ma sbagliati: i 600 parlamentari italiani comprendono sia i 400 della Camera che i 200 del Senato e non è quindi per nulla corretto un confronto con un’unica camera di quei paesi che ne hanno due, come Germania, Francia e UK. Se il confronto si limita alla camera alta “l’Italia passa dal terzo posto (alle spalle di Germania e Regno Unito, rispettivamente con 709 e 650 deputati) alla quinta posizione, dietro a Germania, Regno Unito, Francia (577) e Polonia (460). Se la partita si gioca invece sul campo della Camera alta, il paese passa dalla terza alla quarta posizione, superato dalla Spagna (266).” Se consideriamo il numero di deputati rispetto alla popolazione “Con questa riforma, che è legge a tutti gli effetti a meno che non venga stoppata da un referendum da tenersi in primavera, l’Italia diventa il Paese dell’Ue con il minor numero di deputati in rapporto alla popolazione: con 0,7 “onorevoli” ogni 100.000 abitanti (dall’uno precedente), supera la Spagna che deteneva il primato con 0,8.” (fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/con-taglio-parlamentari-italia-quinta-nell-ue-deputati-e-quarta-senatori-ACl4jDq). Ossia si assiste a un notevole arretramento della rappresentanza, anche rispetto a paesi che personalmente non considero affatto dei modelli. Poi ognuno “la pensi come vuole” e se crede spieghi anche perché (a me pare di averlo di fatto).

      Dici: “E’ chiaro che se mettiamo in discussione un punto come questo, ossia un fondamentale, non ci si può intendere.” Se pensatori che è impossibile negare siano neoliberisti avevano avanzato la proposta di un reddito minimo universale, cosa che peraltro il RDC non è, io non so cosa farci: così stanno le cose. Un’uscita dal neoliberismo, minima, eh, non parlo del socialismo, dovrebbe puntare a ridurre la *disoccupazione* (il che peraltro dentro Maastricht è praticamente impossibile), ma su questo non pervenuti.

      Sul resto fai un discorso di un’astrattezza senza senso: la sinistra “incapace”. Ma quando mai, è stata capacissima! Di fare certi interessi e di colpirne a morte altri. Il problema non è certo “fare proposte”, è accedere alla rappresentanza in un sistema fatto apposta per renderlo difficilissimo, dalla necessità di finanziamenti all’accesso ai media. Ciò detto non considero affatto Grillo un “populismo di sinistra” e trovo del tutto improprio il paragone con quelli sudamericani: quello grillino era un populismo neoqualunquista, equivoco ma sostanzialmente interno al neoliberismo, come il favore per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, per quanto mi riguarda, aveva già dimostrato da anni. Ciò detto il tempo dei sofismi e delle arrampicate sugli specchi è finito: http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2020/03/06/mes-ok-a-riforma-atteso-nelleurogruppo-del-16-marzo_bfdffadc-9ab1-45f8-972d-e957672a4e63.html Hic Rhodus hic salta, Saniok.

  6. Saniok
    8 marzo 2020 at 11:44

    “Caro Saniok, sono sì numeri, ma sbagliati: ”
    Stiamo parlando di eletti direttamente dal popolo, parlamentari eletti a suffragio universale, quindi i numeri che riporto sono corretti. I parlamentari che siedono in Senato in Germania, in Francia e in Uk ( per la Camera dei Lord siamo poi alle cariche ereditarie) non vi accedono tramite elezioni politiche a suffragio universale, ma percè ricoprono determinati ruoli a livello regionale o locale, come era previsto dalla riforma Renzi che prevedeva 630 deputati più 100 rappresentanti delle regioni e dei territori in Senato. Credevo di averlo specificato, ma evidentemente non hai letto quel passaggio.
    D’accordo con te su Maastricht, ma uno Stato che spende 7-8 miliardi all’anno come redistribuzione del reddito per le fasce più deboli,sotto forma di reddito per famiglie e pensioni, assumendo navigator o come si chiamano, per potenziare i centri per l’impiego, non opera secondo i dettami neoliberisti, mi sembra scontato, oltretutto mantenendo in piedi tutto il resto del welfare. Mi pare evidente che un massiccio intervento dello Stato in ambito economico non si affida più alla “mano invisibile” del mercato che tutto sistema per il meglio, che è poi un punto fermo delle teorie neoliberiste. Che poi questo intervento s’inserisca in un quadro neoliberista a livello europeo e non solo non è in discussione, ma per fortuna non tutti pensano e operano pensando che la ricetta neoliberista vada applicata sempre e comunque.
    Non capisco poi le tue conclusioni: che interessi dovrebbe difendere la sinistra?Per cosa è nata la sinistra? Mi pare evidente che se la sinistra non difende gli interessi materiali della classe lavoratrice e delle fasce più deboli fallisce, per questo scrivevo di “incapace”. Nell’immaginario collettivo, ma non solo, la sinistra è questo. Che poi una parte della sinistra, sindacalisti CGIL che pensano al tornaconto personale e non a difendere i lavoratori pur camuffando il tutto sotto proclami progressisti, ex PC che si vendono alle lobby economico-finanziarie, e così via, abbia sconfessato i suoi valori e ideali, questo è fuor di dubbio, e infatti scrivevo di un vuoto politico importante.
    Grillo e i 5s sono gli unici o quasi tra le forze politiche al governo a livello europeo ad aver preso le difese dei “populismi” sudamericani di sinistra minacciati dal golpismo a stelle strisce. Poi è chiaro che vi siano differenze.

    • Panda
      8 marzo 2020 at 22:30

      Caro Saniok, in Germania e Francia gli eletti accedono alla camera alta attraverso elezioni di secondo grado, che sono pur sempre elezioni e che contengono quindi un elemento di rappresentanza. Concordo che questo introduce un fattore di disomogeneità nella valutazione, ma non possono neanche essere ignorati come se non esistessero. La fonte che hai linkato nel secondo commento fornisce una notizia che conoscevo ma è bene ribadire: pure Macron pensa a una riduzione del numero degli eletti. Tanto per dire in quale solco di si sta mettendo.

      Con una U6 prossima al 30% e le condizionalità poste all’accesso? Ma certo che è una forma di workfare neoliberale: https://jacobinitalia.it/il-workfare-di-di-maio-organizza-lo-sfruttamento/ ! Che poi soggettivamente per chi lo riceve sia meglio che niente l’ho anche detto anch’io su queste larghe bande, ma la sostanza non cambia. Quelle sulla mano invisibile sono sempre state chiacchiere, o qualcuno pensa, per esempio, che il gigantesco apparato carcerario americano sia il frutto della mano invisibile? O lo sia l’Hartz IV tedesco? Anche il liberismo è una forma di intervento pubblico, diceva Gramsci, e aveva perfettamente ragione.

      Appunto, la sinistra ha tradito e non ha quindi senso definirla incapace di difendere gli interessi dei lavoratori più di quanto possa averlo definire tale Mussolini dopo la cacciata dal partito socialista.

      Se i grillini non avessero fornito sufficienti garanzie di fede atlantista al governo con Lega prima e PD poi non ci sarebbe andati: questo mi pare del tutto evidente.

      Noto l’ennesima glissata sul MES: siamo d’accordo che è un passaggio assolutamente decisivo sì o no? E che sei i grilli lo voteranno, come io temo, di margini per difese d’ufficio non ce ne saranno più?

  7. Saniok
    8 marzo 2020 at 12:16

    Comunque tagliamo la testa al toro come si suol dire, fonte penso attendibile. E’ ovviamente sufficiente ridurre a 600 il numero di parlamentari direttamente eletti dal popolo in Italia, ossia direttamente rappresentanti della volontà popolare,per fare i confronti. Se poi ci mettiamo dentro anche il senato non elettivo il discorso cambia. Poi possiamo discutere se sia meglio avere 400 deputati e 200 senatori eletti dal popolo o 577 deputati eletti dal popolo e un senato di non eletti e via dicendo, ma questo è un altro discorso.

    http://www.riformeistituzionali.gov.it/media/1198/riduzione-parlamentari_confronto-internazionale.pdf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.