Nichilismo di sinistra e trogloditismo di destra: l’estremizzazione della politica che viene dagli Stati Uniti

Ascoltando il leghista Alberto Zelger…
Ho ascoltato la recente intervista del politico leghista Alberto Zelger a La Zanzara, in cui questi parla di abolizione di aborto e preservativi, nonché di omosessualità come sciagura.
Ascoltando quelle parole, mi è sorta una domanda: riusciremo mai a liberarci da questa morsa che impone, a tutti noi, di dover scegliere fra l’edonismo nichilista che propongono i progressisti e le farneticazioni su una società neo-disciplinare e neo-patriarcale che propongono trogloditi come il leghista Alberto Zelger?
Se per esempio guardiamo al dibattito politico negli Stati Uniti, a questa domanda viene da fornire una risposta decisamente negativa.
Pertanto, il primo e più importante compito storico che dobbiamo porci è far sì che il dibattito politico americano cessi di rappresentare un’anticipazione per il nostro.
Infatti, con buona pace d’una sinistra liberale la cui propaganda qualifica come “fascismo” tutte le espressioni autoritarie e securitarie della nostra epoca, uscite come quella di Zelger non rimandano affatto a un’italica radice fascista, bensì sono una delle tante sfaccettature del comportamento mimetico della politica italiana nei confronti di quella statunitense: in questo caso specifico, una mimesi della destra repubblicano-evangelica d’oltreoceano.
In termini di processi storici di lungo corso, però, dobbiamo anche comprendere che le dinamiche di irrazionalizzazione ed estremizzazione riguardano la politica americana nel suo complesso: da una parte, infatti, abbiamo il Klan e i suprematisti bianchi, oppure gli anarco-liberisti che propongono la distruzione delle forme residuali di welfare in nome del libero arbitrio; dall’altra, abbiamo un fronte liberal che propone la dissoluzione dei legami generazionali, l’imposizione – come “verità scientifica” valida non per alcuni ma per tutti – dell’inesistenza d’una relazione fra sesso biologico e orientamento sessuale, oppure la cancellazione dai programmi scolastici di favole o scrittori retroattivamente accusati di non conformità al politically correct.
Subordinazione culturale agli Stati Uniti: il triste primato dell’Italia
Occcorre allora assumersi il compito di far sì che tutto questo cessi, in ogni sua parte, di essere un’anticipazione del dibattito italiano.
Avrei potuto anche scrivere “dibattito europeo”, ma invece ritengo sia necessario soffermarsi sul primato negativo che, purtroppo, caratterizza il contesto italiano rispetto a questo tema:
a) l’Italia è l’unico paese europeo in cui forze politico-economiche hanno tentato, a più riprese e con vari referendum, d’introdurre il bipartitismo per scimmiottare il modello americano;
b) l’Italia è l’unico paese europeo in cui è stato abolito il finanziamento pubblico ai partiti, spianando così la strada alla privatizzazione della politica ovvero al controllo assoluto delle lobby economiche sui partiti medesimi, proprio come nel sistema americano;
c) l’Italia è l’unico paese europeo in cui il principale partito della cosiddetta sinistra ha assunto il nome del proprio corrispettivo americano, vale a dire Partito Democratico;
d) l’Italia è l’unico paese europeo in cui il riferimento al sistema partitico americano è stato negli ultimi decenni dispositivo  di marketing politico, trasversale a destra e sinistra, con tanto di offerte elettorali recanti i simboli di asinelli ed elefantini;
e) l’Italia è l’unico paese europeo dove partiti e mass-media hanno introdotto, nel lessico politico, termini di esplicito scimmiottamento del modello americano quali “primarie” e “caucus”.
Processo alla Seconda Repubblica: una necessità storica
Per liberarsi da questa trentennale farneticazione ideologica, occorre innanzitutto un Processo alla Seconda Repubblica, che ne delegittimi completamente i presupposti, gli enunciati, i leitmotiv e la filosofia istituzionale. Occorre cioè una delegittimazione storica integrale di quella fase storica, che riesca ad appaiare fascismo e Seconda Repubblica come cicli ventennali di sospensione del principio di sovranità popolare.
Risulta però evidente che i partiti oggi al governo sono stati sì chiamati dall’elettorato proletario e proletarizzato a riparare i danni sociali generati dalla Seconda Repubblica, ma la loro  inadeguatezza a questa missione storica affidatagli dalle masse popolari, Lega e M5S la rivelano nella continuità sul versante della concezione istituzionale: una concezione volta a disarticolare, proprio come nei decenni passati, i dispositivi d’intermediazione fra società e Stato; una concezione volta per esempio a far evocare recentemente a Di Maio modifiche anti-parlamentariste alla Costituzione, come un Gelli o un Renzi qualsiasi. Filosoficamente, insomma, i gialloverdi si presentano in ampia misura come  figli della Seconda Repubblica.
Se a questo aggiungiamo il  fatto che il loro potere è collegato anche a un cambio di linea alla Casa Bianca specularmente a quanto già accaduto al centrosinistra nell’epoca Clinton-Obama, ecco che perfino la discontinuità dell’attuale governo in politica estera – pur esprimendosi talora positivamente contro le forze anti-popolari e anti-costituzionali dell’Unione Europea – risulta segnata da un intreccio che vede le vicende politiche italiane sempre e comunque come conseguenza di quelle americane.
La necessità di un pensiero socialista, patriottico, operaio (e per certi aspetti anche “libertario”)
Il punto è che la deriva estremista riguarda oggi tutto il contesto politico americano, non soltanto una sua parte. Per liberarsi dalla morsa dell’irrazionalizzazione della politica, occorre allora comprendere che quando Matteo Salvini evoca la liberalizzazione del porto d’armi scimmiottando la National Rifle Association e quando Laura Boldrini istituisce un “caucus delle donne” scimmiottando Hillary Clinton, siamo di fronte a un unico, nefasto processo storico-culturale che va avversato integralmente.
Per liberarsi, occorre una rifondazione del pensiero politico in senso socialista, patriottico e operaio. Un pensiero che inoltre, rispetto ai temi libertari della corporeità e della sessualità chiamati in causa dal leghista Zelger, sappia discernere tra le derive edoniste-nichiliste dell’ideologia neoliberale e quelle trasformazioni antropologiche che l’uomo ha subìto in quanto specie e che vanno, pertanto, storicamente comprese.
Fonte: http://www.quadernirozzi.it/2018/10/07/nichilismo-di-sinistra-e-trogloditismo-di-destra-lestremizzazione-della-politica-che-viene-dagli-stati-uniti/

5 commenti per “Nichilismo di sinistra e trogloditismo di destra: l’estremizzazione della politica che viene dagli Stati Uniti

  1. Giovanni
    7 ottobre 2018 at 20:14

    “Per liberarsi da questa trentennale farneticazione ideologica, occorre innanzitutto un Processo alla Seconda Repubblica, che ne delegittimi completamente i presupposti”

    Sacrosanto. Questa è una cosa di cui sono convinto da ormai tanti anni. C’è però un altro aspetto che non è trattato nell’articolo (o forse vi è in modo implicito). Proveniamo da un era di stabilità così lunga da aver generato la convinzione pervicace (e perversa) della fine della storia in un modello culturale unico americano percepito come ineluttabile e naturale.

    Questo fa si che alla fine di questa fase storica si presenti, anche maggiormente che in altre, quel fenomeno deleterio di coazione a ripetere tipico delle ere che tramontano. Quello per il quale tutti coloro che sono stati colpiti dalla crisi continuano a cercare la soluzione nelle forme e nella retorica di prima.

    Liberi professionisti, i ricercatori, i pubblici impiegati, lavoratori privati, tutti precari e non, rivogliono ciò che era stato promesso loro dalla seconda repubblica e nelle forme della seconda repubblica. Una “terra promessa mancata”, un “sogno tradito” che li porta a rifare le stesse cose che però non funzionano più, nemmeno nel modo pur molto parziale ed imperfetto in cui funzionavano prima. Entrano nella transizione storica portando con sé tutti i propri pregiudizi (per ispirarmi ad una frase di Lenin che ho scoperto pochi anni fa).

    Già altrove ho citato questo spezzone film ma sembra che essi tutti insieme strillino rimettimi dentro, rimettimi dentro.

    Una mera illusione, ma solo dopo avere fatto e rifatto e ripetuto le vecchie azioni, solo dopo aver sbattuto contro il muro della loro inefficacia potrà nascere nei popoli la consapevolezza che è necessario qualcosa di diverso, che è necessario un “Processo alla Seconda Repubblica”. Consapevolezza che per ora è solo in nuce e troppo poca ma la parte politicamente attiva deve anticiparla.

  2. Alessandro
    8 ottobre 2018 at 0:55

    Articolo che condivido quasi nella sua interezza.
    Tutto l’Occidente risente dell’ influenza culturale USA ovviamente, altrimenti questa fase storica non si chiamerebbe globalizzazione, ma forse in Italia siamo arrivati a essere ancor di più un’ appendice USA a causa, a parer mio, in primo luogo della nostra esterofilia( basta vedere quanto ci si “azzuffa” on line su Paesi e personaggi che da parte loro spesso ignorano perfino la collocazione geografica dell’Italia, fino all’introduzione di anglicismi inutili);in secondo luogo a causa del ruolo che la sinistra ha assunto nella “Seconda Repubblica”: invece di essere il baluardo contro la follia di provenienza USA, ruolo che tutto sommato aveva rivestito nella prima repubblica, ne ha assorbito tutte le scempiaggini, dall neoliberismo come modello socio-economico a cui attenersi al femminismo autoritario, ipocrita e moralista, dalla celebrazione dei diritti civili come panacea di tutti i mali, dimenticandosi di quelli sociali, alla puzza sotto il naso verso il popolo colpevole di non apprezzarne la grande statura intellettuale e morale.
    D’altronde la vena esterofila della sinistra nostrana non si è limitata ai due Clinton e a Obama, ma si è prodigata anche nella celebrazione di statisti eccezionali come Blair, Zapatero, Tspipras, e oggi perfino pare guardare non solo a Corbyn, ma anche al portoghese e ovviamente a Sanders, come se il mondo del socialismo e del comunismo italiano non abbia prodotto personalità di rilievo anche da cui trarre insegnamento, ma si sa questi ultimi non sono sufficientemente trendy al momento, meglio lo straniero.
    Ecco perchè nonostante tutto la situazione attuale pare offrire almeno uno spiraglio di luce, sempre che zio spread e i suoi fratelli non lo trasformino presto in un incubo.

    • Silvio andreucc i
      8 ottobre 2018 at 20:31

      Certo, Alessandro, ormai l’italia è un’ espressione culturale dell’America e solo l’ Oceano impedisce che sia anche un espressione geografica.non condivido con te però la stima verso Zapatero e verso blair.silvio

      • Alessandro
        8 ottobre 2018 at 23:15

        Silvio, ero ironico con quel “eccezionali”, forse non si è capito chiaramente: Zapatero e Blair sono state due assolute mediocrità, certamente gli altri elencati sono meglio, ma non a sufficienza per farne degli idoli, a parer mio.
        D’altronde forse è vero quanto alcuni sostengono, ossia che la sinistra è avviata a diventare un partito radicale, nel senso pannelliano del termine, di massa o forse anche peggio. Questo forse spiega il trasporto per personaggi che tutto sommato a quest’ultimo mondo sono ascrivibili, perchè liberisti, femministi, politicamente corretti, con quella spruzzatina di socialismo giusto per giustificarne la collocazione politica.

  3. Silvio andreucc i
    8 ottobre 2018 at 16:40

    L’articolo di Riccardo paccosi contiene un momento di verità nella misura in cui denuncia l’incapacità della società americana di trovare un equilibrio tra welfare stare e valori.la difesa dei valori non è per sé ipocrita,lo diventa nella prospettiva neo-cons in quanto questo puritanesimo di facciata ha a cuore soltanto l”immagine dell’America,senza curarsi di quanto accade altrove; è forse un caso che gli stessi film che in America sono sottoposti a censura in Europa vengono trasmessi con ogni elemento pornografico, quindi appaiono molto diversi dagli originali?dal lato opposto rispetto al” puritanesimo” Neo-cons coniugato con l’ assoluto libero mercato,la “sinistra liberal”che avalla il nichilismo etico.silvio

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