Vita a punti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

Maschera e scopo del terrore e del grinpaz.

 

Allineati e coperti

Il buon scalatore non è quello muscoloso, coraggioso, vanitoso. Nessuna di queste e simili doti permette scelte e comportamenti idonei alla sicurezza, alla soddisfazione. Il buon scalatore è quello che ascolta il terreno. Per lui, è il terreno che dice la verità. Così muovendo, è in grado di non farsi prevaricare dalle proprie paure, dalle proprie ideologie, dalle proprie vanità. Egli non è lì per affermare se stesso, ma per capire, scoprire, creare. Capire, scoprire e creare la combinazione di spinte, trazioni e orientamento ideale per stare e, dallo stare, proseguire.

 

La premessa alpinistica per scalare pareti è buona in sé e in quanto metafora per muoversi nelle pareti della vita. Essa è metafora di tutti i contesti dell’uomo. Banalità per chi ci è arrivato per i fatti suoi. Segreti inaccessibili per chi è preda di qualche entità che lo domina, che gli succhia le energie, quali la paura e le ideologie.

 

La comunicazione in mano a gruppi globalisti ha da tempo un solo intento: operare per non perdere l’egemonia economico-finanziaria-culturale del mondo o del cosiddetto Occidente. L’atlantismo ne è il braccio militare. Si tratta di un progetto che ha quale prima arma proprio la comunicazione. Anche questa è una banalità. Ma non per tutti.

 

Negli ultimi due anni abbiamo fatto un’esperienza concentrata dell’azione della comunicazione e dei suoi devastanti effetti nei confronti del pensiero critico. Ci cono numerosi campioni per rappresentarne gli effetti. Uno di questi riguarda le categorie che la vulgata considera le più intelligenti: Giornalisti e il loro Ordine, Medici e il loro Ordine, Farmacisti e il loro Ordine, Magistrati e la loro Associazione, Politici e i loro Partiti. Se ci fosse l’Ordine dei Cantanti, farebbe parte del qui presente elenco, anche se non tutti li considerano al pari degli individui che riempiono le categorie segnalate. Nel senso che li considerano di più di quanto non accada nei confronti di un problema politico-sociale. Il Festival di Sanremo è più seguito della finale di Champions e dell’elezione (ahi!) del Presidente della perduta Repubblica italiana.

 

Tutto un insieme di ubbidienti, inconsapevoli scientisti e apologeti dell’Istituzione in quanto tale, qualunque cosa sputi fuori, che ha remato contro, fino alla criminalizzazione, chiunque ponesse domande e esprimesse dubbi sulla politica imposta a colpi di decreti legge e a suon di parlamento esautorato.

 

Il bombardamento a tappeto, quotidiano, prolungato, ininterrotto nei confronti di tutti, le scomuniche nei confronti degli eretici professionali che oltre che pensare, osservare e dubitare altro reato non commettevano se non rispettare quanto giurato a Ippocrate, alla Corte costituzionale e sottoscritto con codici deontologici.

 

Due anni siffatti hanno avuto un epilogo in forma varia. Ne prendiamo due tra i più. La spaccatura sociale e ciò che di misero economico e culturale ne consegue. Un particolare ringraziamento andrebbe a molti per tale importante risultato. Ma, anche qui, prendiamo a campione Draghi e Mattarella che senza esitazione (accettabile) ma anche senza ammenda (inammissibile) hanno affermato menzogne sul vaccino, sulla sua efficacia, sulla sua protezione dalla morte, sulla recuperata libertà che implicava.

Il secondo aspetto è che ancora una cospicua percentuale di connazionali crede che il grinpaz abbia ragioni sanitarie. Mortificante. Oltre ai due altolocati citati si uniscono agli squadristi democratici Mentana, Formigli, Gruber, Brindisi, Severgnini, Fontana e molti altri. Ogni italiano è in grado di compilare lunghi elenchi.

 

Così, il grinpaz, mascherato da elemento sanitario, è entrato nelle abitudini. Aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto in vista della logica egemonica occidentale e del cosiddetto capitalismo della sorveglianza.

 

Grinpaz

Esso allude a controlli via via più minuti del comportamento dei sudditi. In particolare di quelli convinti di vivere in una democrazia. Il coro della stampa unificata con qualche reiterato “allora vai in Cina a vedere cos’è il controllo” o “il grinpaz serve a smantellare l’evasione, a eliminare i lavativi, a curare l’ambiente” ci farà sentire ripetere e sostenere la bontà, il valore, l’importanza della inverosimile tessera a marchio verde.

Intanto ci si abitua di buon grado alla detenzione della medesima e alla sua esibizione per andare a cena, in libreria e in ospedale, ©Pregliasco (e sodali). Il primo passo verso il controllo minuzioso è compiuto.

 

In nome del nostrano sol dell’avvenire – e senza dubbio alcuno – ci si abituerà al punteggio civico, alla vita a punti. Strutturalmente né più né meno di quanto già in essere per la patente e le infrazioni stradali. Sostanzialmente, assai, mostruosamente, di più. I nuovi terrapiattisti si troveranno confinati a casa propria, se non peggio, per aver trasgredito qualche diktat tecnocratico. Uno qualunque di quelli che calpestano la Costituzione come già avviene sotto gli occhi – più che ciechi – pagati per non vedere, degli squadristi democratici.

 

La vita a punti, ovvero meritocrazia della sottomissione e dell’ubbidienza. Ciò che già accade per le infrazioni stradali e la patente di guida ne rappresenta la struttura. Un intento comprensibile non solo per ridurre i costi del lavoro, per alzare la precarietà, per mortificare i contratti dei lavoratori, per tentare di essere all’altezza della competitività imposta dalla Cina, ma anche per cacciare dietro la lavagna gli asini sociali. Per ghettizzarli e farli sopravvivere con assegni di cittadinanza o di sopravvivenza, dalla spesa naturalmente controllata. Se pare poca cosa o perfino accettabile in sé, in termini di soluzione del problema del controllo sociale è un gran bel progetto. Come avrebbe fatto sennò la democrazia di facciata a mantenere quieti e sotto controllo il crescente gradiente di malcontento che virtualmente potrebbe costituire la sesta internazionale non più proletaria, né ideologica, ma esistenziale di base, e ribaltare tutti e tutto in un colpo soltanto?

 

La disoccupazione non può ridursi, né scemare, il Pil non potrà crescere se non con occulte iniezioni di capitale e sostegni in forma varia che un paese senza sovranità, come vediamo, non fa neppure più finta di negoziare. Le pensioni saranno ridotte, centellinate e gli anziani considerati zavorre abbandonabili. La sanità in smantellamento da tempo e nonostante le dichiarazioni della sua carenza strutturale, si trova dedicata una irrisoria fetta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Ma cos’è? Il nome di un altro incantesimo?). Così la scuola, ma non così la difesa. L’esponenziale crescita del costo della vita che alza il livello di esclusione della fascia meno abbiente dalla vita italiana. La privatizzazione e la svendita dei beni dell’estro italiano è un dato di fatto esiziale dell’Italia stessa, nei confronti del quale nessun connazionale danaroso, consapevole del significato storico, culturale e identitario, potrà porre rimedio.

 

La Cina già domina i pensieri delle autorità che, ogni tanto, distrattamente la citano nei Tg, nei vari consessi televisivi politici e di varietà, generi che, in nome dell’ascolto, sono in progressivo melting pot. Agli ubbidienti puoi dare qualunque cibo. Lo mangeranno. Non è così per le politiche di ripresa che altro scopo non hanno se non eliminare la microimpresa industriale, artigianale, agricola o zootecnica che si voglia? Forse è per questo che molti genetisti hanno notato le similitudini del dna umano con quello del porco.

 

Con la coercizione dell’abbondanza sottostaremo tutti e, in particolare, le generazioni che se la troveranno come realtà costituita, alla misurazione dell’ubbidienza. Ognuno avrà il suo punteggio per sapere ciò che può o non può fare. Anche di figliare se il reddito o i punti – che si muoveranno spesso insieme – della vita disponibili sul QrCode non lo dovessero – accidenti signor Rossi – consentire.

 

Dopo la pastura

Dunque, non abbiamo a che fare con fessi, come mi dicono certi amici dopo aver visto il rosario di vergogne cui abbiamo assistito, ultima delle quali è l’annuncio del termine dello stato di emergenza, ma non la fine delle restrizioni ad esso coniugate. Chiunque entri in Italia con un tampone e i cinquantenni irresponsabili ed egoisti non possono consumare un caffè neppure al tavolo esterno del bar.

 

Ma, a pensarci bene, non ho scritto che banalità. Terrapiattisti, brigatisti, ciarlatani vari, fin dalla prima ora ce lo avevano detto

 

La protesta nogrinpaz, nazionale ed internazionale, non è un caso che non esista sui tavoli del palazzo, tantomeno – salvo eccezioni – sulla seminaristica stampa unificata.

La cortina sociale è stata eretta, sebbene a mezzo di distruzione.  Come colonia di altri poteri, quelli che Fiorello cita per deridere chi li crede vere ed operanti entità sovrannazionali, non abbiamo niente da temere. La direzione è presa. Tutto ciò che ci ha fatto crescere, il territorio psicologico che abitavamo, l’orizzonte geografico con il quale ci confrontavamo puff, spazzato via in nome della lotta alla Cina e adesso anche della Russia. Eh sì, chi detiene la comunicazione ha detto che il cattivo è la Russia e tutti lo ripetono. Tra un po’ perderebbero pure punti di vita se non lo facessero.

 

Sennò come dichiarare serenamente (Josep Borrell Ue, Boris Johnson Uk, Jens Stoltenberg Nato, Kamala Harris, Usa) che la Russia sta scatenando, in Europa, la più grande guerra dopo la seconda guerra mondiale senza che neanche un farabutto tra gli squadristi democratici alzi la manina per ricordare che in Serbia la Nato e l’Italia hanno bombardato Belgrado per una questione di politica loro interna e hanno ucciso 2500 civili, di cui 89 bambini, oltre ai 12500 feriti. Perché nessuno ricorda l’unilaterale dichiarazione di indipendenza del Kosovo sotto l’ala dalla Nato?

La detenzione della comunicazione in poche mani e della medesima cricca rende impossibile una democrazia popolare. Tuttavia, il nefasto progetto ordoliberista non potrà essere considerato attestato come realtà ordinaria di riferimento finché l’attuale generazione della società civile non sarà perita o annullata. Se, per allora, qualcosa dovesse andare per loro storto, si aprirà forse la condizione per giocare la carta spirituale la sola che i perdenti di oggi hanno in mano. È una carta spirituale, che punta tutto su una nuova nascita. L’opzione per una vita non più a punti.

Quando sarà abolito il Green Pass (c'è una nuova grana)

Fonte foto: da Google)

 

1 commento per “Vita a punti

  1. Giulio Bonali
    6 Marzo 2022 at 12:46

    Invece per parte mia ho letto molto malvolentieri.

    Le giuste considerazioni che le precedono e quelle in parte giustissime che le seguono non giustificano minimamente queste indegne parole che fanno di tutte le erbe un fascio ignorando l’ esistenza di encomiabili magistrati, medici, farmacisti, cantanti e perfino di giornalisti e politici intellettualmente onesti, dotati di senso critico (e di molto coraggio) e democratici:

    “Giornalisti e il loro Ordine, farmacisti e il loro ordine, Magistrati e la loro Associazione, Politici e i looro Partiti (onissis). TUTTO UN INSIEME DI ubbidienti, inconsapevoli scientsti e apologeti dell’ istruzione in quanto tale, qualunque cosa sputi fuori, che ha remato contro, fino alla criminalizzazione, chiunque pnesse domande e sperimesse dubbi sulla politica imposta a colpi di decreti legge e a suon di parlamento esautorato [evidenziazione IN MAIUSCOLO mia]”

    Circa il lasciapassare verde (per gli anglomani “greenpass”) concordo che non na alcun senso da un punto di vista sanitario e dunque ne sono contrario; tutavia mi sembra tragicomico elevarlo a paradigma della negazione di fatto dei diritti democratici reali che é in corso, quando ci sono corrspondenti da Mosca bacchettati in diretta da Letta e sostituiti da altri più servili paracadutati all’ uopo e direttori d’ orchesta licenziati e sostituiti “meritocraticamente” con colleghi servili verso la NATO perché non si sono piegati alla dilaganre smaccata, falsissima propaganda antirussa, nonché corsi di lezioni universitarie di letteratura su Dostoevsky aboliti perché trattasi di autore russo (anche perché, almeno da un punto di vista puramente teorico, di principio -e NON di fatto nel caso specifico del lasciapassare verde! Diffido da disonesti stravolgimenti delle mie parole!- limitazioni delle libertà individuali -tanto acriticamente esaltate dai liberisti e da reazionari di molteplici varietà- a scopo di tutela di diritti collettivi, come quello alla salute, secondo me sono giustificati e in certi casi possono essere doverosi).

    Inoltre sono per una adeguata (ovviamente non esagerata, ma nemmeno troppo blanda) punizione delle infrazioni al codice della starda, che spesso copstano vite umane e gravi invalidità (e sencondo me costituiscono spesso altre patenti dìmostrazioni di reazionarissimo individualismo e anticollettividsmo acritico da parte di chi li compie).

    Dissento anche dall’ accenno di sciocchezza eluogo comune anticinese politicamente corretto (per quanto coesistene con una giustissima denuncia dello stesso) qui ripetuito (a mio parere alquanto incoerentemente con le giuste invettive contro la diffusa assenza di senso critico: “agli ubbidienti puoi dare qualiunque cibo. Lo mengeranno: certo, a cominciare dal rancido cibo dell’ anticinesismo!).

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