Un voto per Fabrizio Marchi

Ringrazio il mio amico e compagno, Ferdinando Pastore, dirigente di Risorgimento Socialista, per questa bella dichiarazione di voto in mio favore.
Con l’occasione, voglio ringraziare tutti i compagni socialisti di Roma che mi sosterranno.
(Fabrizio Marchi)
UN VOTO PER FABRIZIO MARCHI
Risorgimento Socialista ha deciso di non partecipare alle elezioni comunali di Roma. La scelta ha un significato politico. L’impossibilità di costruire una forza unitaria capace di coniugare le forze di classe con quelle costituzionaliste cresciute negli ultimi anni ha reso l’eventuale nostra partecipazione politicamente ininfluente. Roma a nostro avviso aveva bisogno di una forte opposizione politica capace di trainare un rinnovato conflitto sociale. Qualsiasi sindaco uscirà vincente dalla tornata elettorale
Data l’assenza del partito nel quale milito dalle elezioni comunali, a livello personale sosterrò la candidatura da indipendente del compagno Fabrizio Marchi nella lista del Partito Comunista al consiglio comunale di Roma.
Nonostante il mio sostegno sia personale e la candidatura di Fabrizio sia da indipendente, questa assume un preciso significato politico. Fabrizio Marchi è il direttore responsabile dell’Interferenza, rivista con la quale collaboro e di cui sono da pochi mesi redattore. In questi anni L’Interferenza ha svolto un ruolo essenziale di critica a tutti i dogmi politici, sociali, di costume, geopolitici ed economici sui quali l’ideologia neoliberale ha poggiato le basi per diventare buon senso comune e Ragione ordinatrice delle nostre esistenze.
L’Interferenza però non si è limitata a una generica contestazione delle politiche neoliberali, ma ha cercato di individuare i presupposti culturali secondo cui quell’ideologia si è trasformata in totalitarismo dei mercati e dei costumi. Senza fare sconti a nessuno, nemmeno alla sinistra radicale ormai inglobata nella prassi e nel lessico all’interno delle dinamiche socio-culturali dell’individualismo concorrenziale. Si prenda ad esempio la denuncia del politically correct quale strumento di oppressione della dialettica politica e della democrazia.
In questo senso la candidatura di Marchi non ha intenti personalistici ma si inserisce in un percorso collettivo e sociale che mira al completo capovolgimento dell’egemonia liberale che condiziona le scelte di tutti i partiti dell’arco parlamentare. Da quelli di sinistra a quelli di destra fino ad arrivare ai 5Stelle.
La sfida assume ancor più significato nella città di Roma. Qui la commistione tra privati, personale politico e criminalità organizzata ha assunto una rilevanza nazionale a dir poco preoccupante. Una città completamente disintegrata da politiche ispirate al profitto degli agenti privati, battezzate dalle giunte Rutelli e Veltroni poi proseguite senza soluzione di continuità. E dilaniata dalla capillare presenza delle principali organizzazioni malavitose che ormai si spartiscono il territorio senza alcun freno. Solo pochi anni fa il consiglio comunale fu decimato dall’inchiesta denominata Mafia Capitale che fece emergere i reali interessi delle forze politiche di sinistra e di destra.
La garanzia politica del consolidamento di questo assetto è prestata dai due schieramenti di centro-sinistra e di centro-destra, ormai totalmente indistinguibili nei loro programmi e nei loro valori di riferimento. Difatti hanno combattuto in questi anni una guerra senza quartiere nei confronti della Giunta Raggi, anch’essa incapace di scostarsi da logiche d’impresa applicate alle politiche pubbliche, ma fuori da certi giri che contano.
In particolare la candidatura di Roberto Gualtieri a sindaco di Roma appare un vero e proprio insulto alla città. Gualtieri da burocrate europeo e da Ministro dell’Economia ha promosso le peggiori politiche di macelleria sociale e di stampo teppistico nei confronti delle classi popolari. Consegnare Roma per esempio a chi ha pervicacemente strozzato il popolo greco portandolo alla fame e alla disperazione rappresenterebbe un danno di proporzioni gigantesche per la popolazione.
Essenziale è evitare che Roma torni in mano a determinati circuiti che coniugano affari, leciti e non, con lo sviluppo delle politiche pubbliche, seguendo il consueto schema della Seconda Repubblica. Il profitto dei privati è l’unico bene da proteggere. Dimenticando che senza investimenti pubblici, senza politiche di occupazione è impossibile avviare opere di riqualificazione urbana e delle periferie.
L’affermazione di una forte opposizione al sistema liberale in tutte le sue articolazioni è ormai diventata una necessità politica essenziale. Questo il senso della candidatura di Fabrizio Marchi. Che sosterrò con convinzione.
Il fine ultimo è sempre quello di costruire un grande Partito del Socialismo capace di spazzare via la melma politica nella quale viviamo da decenni.
(Feerdinando Pastore)
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1 commento per “Un voto per Fabrizio Marchi

  1. ndr60
    11 settembre 2021 at 17:58

    Anch’io voterei per Marchi se fossi di Roma. Spero che almeno riesca a entrare nel consiglio comunale; sarebbe una voce importante dell’opposizione.

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