Neofascismo, perenne preservativo di Washington

Data la confusione riguardante i dibattiti controversi ‘Putin/neofascismo’ e soprattutto ‘Putin/Sionismo’ ( che di certo è la questione più spinosa ) è bene cercare di dare dati concreti su cui riflettere con serietà e spirito analitico. Parto dalla seconda questione e dico subito che la politica estera della Russia deve essere interpretata, in rapporto alla questione Sionismo, in questo modo ( almeno credo, le linee interpretative sono sempre soggettive ).

(1) La compressione delle strutture – sarebbe il caso di dire: la distruzione di tali organismi di potere – della lobby sionista russa, quindi distruzione dello Zionist Power in Russia. ( punto primo )

(2) Gli accordi con il sionismo israeliano, quindi la posizione moderata di Putin sulle questioni Medio Orientali ( secondo punto )

Possiamo intuire che gli accordi Putin/Israele sono da intendersi come accordi con l’entità statuale israeliana più che come un mollezza verso il “sionismo colonialista” ( in questo caso uso questa categoria ). La Russia, del resto, deve mantenere una posizioni defilata da un punto di vista geopolitico mirando all’ armonizzazione dei rapporti fra gli Stati nella regione. Da qui l’appoggio all’ANP del moderato neo-liberista Abu Mazen.

Due note sono doverose e possono spingerci avanti nella comprensione dell’argomento:

(1) Il sionismo è una ideologia pan-imperialistica ( e “suprematista” ) mondiale dominante in Israele ma anche nel mondo diffusa negli Usa e in Europa, soprattutto in Francia. Israele è una parte importantissima del sionismo – in primo luogo quello militarista – ma l’articolazione dello Zionist Power ci fa capire che il vero potere della borghesia ebraica sta in occidente dove risiedono i centri della finanza mondiale. Nella stessa Russia è presente un’ oligarchia anti-nazionale fortemente perforata da tale ideologia di estrema destra. E’ bene charire meglio aggiungendo altri spunti di riflessione.

Questo dualismo ( sionismo israeliano/ sionismo internazionale ) seppur complementare, ha messo Putin nelle condizioni propizie per condurre una vera e propria guerra contro il sionismo dentro il suo paese ( il sionismo russo, per capirci ), distruggendo le carriere di alcuni oligarchi della borghesia ebraica.

Putin esce dalla Russia ? Il suo atteggiamento cambia ma tale schizofrenia è apparente e chi ha ben inteso questa breve analisi può trovare da se la spiegazione. proseguamo nell’analisi.

(2) La Russia non è antimperialista ma multipolarista, quindi mira alla creazione di un blocco capitalistico alternativo. La guerra degli Usa alla Russia è nell’ordine delle cose. La vis imperialista è endemica nelle elite dominanti Usa, e la borghesia statunitense ha riciclato l’antisovietismo con la russofobia.

Manuel Freytas ha scritto un ottimo articolo in cui ha spiegato tutto questo con documentazioni rigorose. Leggiamo uno stralcio in spagnolo:

Desde allí Putin inició la purga y la cacería de los sionistas pro-Washington, cuyas representaciones más emblemáticas eran los mencionados oligarcas potentados Berezovksy y Mijaíl Jodorkovski, el dueño de Yukos, el gigante petrolero luego comprado y nacionalizada por el gobierno ruso en el 2004. El arresto de Jodorkovsky sacudió al mundo financiero de Europa y de Wall Street, y el sionismo mediático lanzó una ofensiva internacional para conseguir

su liberación’.

http://www.aporrea.org/ddhh/a32807.html

I superficiali che danno giudizi frettolosi e poco seri dove mettono gli arresti di Berezovksy e Jhodorjovksy oppure il mandato di cattura contro George Soros? Gli antimperialisti, dunque, continueranno ad appoggiare la lotta di Putin contro le lobby sioniste e le loro strutture di disinformazione di potere. Passiamo ora alla questione “neofascismo”.

E’ anche recente la notizia che la Russia ha cercato di far passare all’ONU una risoluzione di condanna del fascismo, prontamente respinta da USA ed UE. Un po’ strano accusare Putin di neofascismo, vero ? Una accusa strumentale e di certo è facile capire a chi fa comodo.

Completo l’attività controinformativa citando anche un articolo riportato da Contropiano:

‘Ma come, l’antifascismo e l’antinazismo, seppure di facciata e di maniera, non è patrimonio di quei governi che hanno partecipato alla sconfitta dell’Asse negli anni ’40, a costo di enormi sacrifici in termini di morti e distruzione? Evidentemente no. Ed in effetti l’asse Stati Uniti-Canada-Ucraina che hanno votato no con i paesi dell’Unione Europea che si sono astenuti evidenzia la scelta da parte dei blocchi occidentali di sdoganare il fascismo come nemico numero uno dell’umanità, rimpiazzandolo con un estremismo islamico prima impersonificato con Al Qaeda ed ora con il ben più pericoloso Stato Islamico. Con una buona dose di ipocrisia e doppiogiochismo, visto che come era avvenuto con i fascisti e i nazisti, anche i jihadisti vengono ampiamente utilizzati dai governi che li definiscono il ‘male assoluto’ contro i paesi nemici e i governi da destabilizzare in Medio Oriente’

http://ancorafischia.altervista.org/lonu-condanniamo-nazis…/

Tutto vero ciò che dice questo articolista e chi ha votato ‘No’ all’ONU, a quanto pare, non vuole vedere le SS di Pravy Sektor mostrare i simboli dell’ISIS ( ancora: ‘terrorismo islamico’ utile a chi ? ). Una ulteriore provocazione: chi ha parlato di “terrorismo islamico” come giudica la presenza delle bandiere dell’ISIS alle manifestazioni razziste del Likud contro gli immigrati in Israele ? Allora: adesso chi è il terrorista ? L’ideologia dominante è piena di paradossi, contraddizioni ed incoerenze.

Potrò sembrare un “teorico dei complotti” ma l’accusa di “neofascismo” a Putin mi sembra la classica operazione disinformativa da “gioco degli specchi” tipica della CIA e del Mossad, maestri nella creazione di “false flag”. Sono forse generico ma noi italiani, avendo avuto l’esperienza tragica della ‘strategia della tensione’, ne sappiamo qualcosa di questo genre di operazioni.

2. In occidente è iniziata una operazione di discredito contro il fronte chiamato, secondo il linguaggio dei geopoliticisti, “eurasiatico” ed è bene non cascarci ma anzi studiare, documentarsi e promuovere una informazione degna di questo nome.

Parlano di finanziamenti di Putin ( tramite una fantomatica banca russa ) al FN della Le Pen. Le prove ? Nulla, niente di niente. Se ci sono documentazioni le mostrassero invece di pubblicare articoli molto vaghi in rete. Un giornalista serio non agisce in questo modo.

In realtà molti ignorano che il GUD ( Groupe Union Defense ) di Frédéric Chatillon controlla il tesoro del partito della Le Pen. Ci dice il Sito Aurora:

Ma cos’è il GUD oggi? Il GUD sostiene Pravij Sektor e la junta golpista, ed ospita iniziative a sostegno del battaglione di mercenari fascisti “Azov“, pagato dall’oligarca mafioso-sionista Kolomojskij. “Il GUD desidera esprimere sostegno a Pravij Sektor e al battaglione Azov. Infatti da nazionalista, il ratto nero (è il simbolo del GUD) ha sempre sostenuto coloro che combattono per l’indipendenza della propria terra, la libertà e il diritto di essere padrone in casa, come i palestinesi, IRA nordirlandese e la sovranità siriana del regime di Bashar al-Assad (Si ricordi di Mike Skillt), per citarne alcuni. In questo contesto, è naturale che il GUD sostenga l’iniziativa di Pravij Sektor e l’esercito ucraino che si battono per il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina contro l’interferenza dalle milizie terroristiche filo-russe”

https://aurorasito.wordpress.com/…/marine-lepen-e-amica-di…/

Un po’ difficile per Madame Le Pen stare con la Russia e nel mentre appoggiare i golpisti atlantici di Kiev, che ne dite ? Inoltre il signor Kolomojskij non avrà anche una certa influenza sulla lobby sionista francese a cui il FN si sta avvicinando? I conti, debbo dire, continuano a non tornare.

I piani degli Usa contro la Russia restano (1) l’integrazione neoliberista della Russia nel mercato mondiale sotto lo stretto controllo della lobby sionista a cui appartengono autentici mafiosi come Roman Abramovich e Boris Berezovsky, esiliati, come molti sanno, in Inghilterra, (2) la fine della Russia – ora come Stato indipendente e domani come potenza capitalistica autonoma – e della sua egemonia, contraddittoria e nazional-borghese ma sempre ostile al fronte occidentale.

Non a caso, dice Freyras:

‘Todas las “revoluciones de terciopelo” en aquella región sirvieron a los intereses financieros globales de Washington –representados por la Open Society de George Soros y la Fundación Nacional para la Democracia (NED) cuyos fondos provienen de la Agencia Internacional para el Desarrollo (USAID)- para fracturar y desmembrar las fronteras nacionales de sus más importantes rivales geoestratégicos: China, Rusia e India’.

Già, George Soros è proprio un nome onnipresente. Chissà se non è stato lui ad orchestrare questa nuova campagna anti-Putin in Europa ? Le vie dell’imperialismo sono infinite ed il neofascismo, a quanto pare, è il perenne preservativo di Washington.

Riflettiamo.

 

 

 

 

 

2 commenti per “Neofascismo, perenne preservativo di Washington

  1. armando
    30 dicembre 2014 at 12:20

    In mezzo a contenuti condivisibili, mi sento di fare due osservazioni generali sull’impostazione di base.
    1)E’ possibile oggi, per una grande potenza, definirsi antimperialista nel senso classico del termine? Ovvero, una grande potenza, per contrapporsi ad altre potenze e non essere da queste fagocitata, ha necessità di costruirsi una rete di stati amici (in senso economico, politico, militare) che siano nella sua orbita. C’è mai stata una grande potenza antimperialista? Neanche l’Urss lo era, e nemmeno la Cina di Mao. Figuriamoci quella di oggi. Antimperialista in senso stretto, secondo me, possono esserlo solo stati medio/piccoli che lottino per una propria reale autonomia da ogni sistema di alleanze le quali comportano necessariamente vincoli di diverso genere. La domanda è se questo ipotetico Stato potrebbe esistere effettivamente e concretamente.
    2)Correlata alla prima, si pone la questione sulla natura capitalistica della Russia putiniana. Certo non è socialista, ma il punto è se oggi è pensabile e dove e come uno stato socialista o che si ponga il comunismo come obbiettivo. E non solo in termini concreti, ma anche ideali. Voglio dire: come dovrebbe essere oggi un comunismo che voglia costruirsi sul marxismo? Difficile a definirsi, mi pare, dopo la catastrofe dei socialismi reali. Se è così, come credo, il comunismo potrà anche essere un’ideale (nobile) che rimane costantemente sullo sfondo, ma l’approccio ai temi concreti non può farsi a partire da quell’ideale, pena condannarsi alla pura testimonianza di chi è in perenne attesa messianica di un futurò che è sempre di là da venire.
    Ne consegue, a mio avviso, che anche la Russia di Putin va giudicata alla luce della realtà e non delle aspirazioni astratte. Realtà che ci dice che in questo momento è l’avversario più pericoloso per gli Usa. Non solo in termini geopolitici in quanto opposizione alla loro supremazia planetaria, ma prima ancora in termini culturali, secondo me ben più della Cina. La politica di Putin è una combinazione di politica economica progressista (non socialista ma pur sempre rivolta all’incremento delle tutele e della ricchezza del popolo), con una concezione culturale in termini di valori familiari, religiosi e patriottici, che in senso lato si riconosce tributaria del tradizionalismo russo pre-rivoluzionario. Non è casuale o puramente strumentale la stretta alleanza con la Chiesa Ortodossa, d’altronde mai venuta completamente meno neanche ai tempi di Stalin, che infatti nel momento del pericolo nazista non esitò a riesumare tematiche religiose e tradizionaliste per riunire il popolo russo. E soprattutto, l’intento di Putin è di sottomettere l’economia alla politica, ad ogni costo.
    Tutto ciò è esattamente agli antipodi dell’impostazione statunitense e delle tendenze economiche e culturali del capitalismo globalizzato.

  2. Stefano Zecchinelli
    30 dicembre 2014 at 16:38

    Io farei la distinzione fra gli Stati ed i movimenti: gli Stati che, per natura, rappresentano una pluralità di interessi sociali ( nella Cina di Mao la borghesia non fu del tutto schiacciata ) si radicalizzano sulla base di mere pressioni geopolitiche o imperialistiche.

    Definire il carattere progressivo di uno Stato implica questa domanda: quale gruppo sociale domina in tale paese ? E’ chiaro, Putin rappresenta gli interessi della borghesia nazionale russa, mentre Mao, per molti anni, ha reincarnato gli ideali di riscatto sociale dei popoli coloniali. Putin guida il tentativo di creare un polo capitalistico asiatico, il maoismo ( come il castrismo ) è parte integrante di una strategia rivoluzionaria mondiale. Mi pare chiaro il concetto: definire la natura sociale degli Stati e tu, infatti, dici che il Russia si cerca di mettere l’economia sotto il dominio della politica. Perfetto ! Ma dire che ‘l’economico deve essere dominato dal politico ( la comunità )’ non significa affermare il superamento ( meglio l’abolizione ) del capitalismo che noi tutti vogliamo.

    Per i movimenti il discorso cambia dato che questi perseguono un determinato fine, con un orientamento classista, molte volte, più definibile. Ovviamente il discorso Stato/movimento è allacciato e Mao, come capo di Stato, nel ’72 scese a patti con l’imperialismo Usa. Forse il maoismo ha seguito la stessa strada ? Certo che no !

    Insomma, il confine fra antimperialismo e geopoliticismo mi pare evidente e chiaro.

    La Russia non è antimperialista, il suo riposizionamento geopolitico, invece, può aprire margini di manovra per movimenti socialisti. Affermo questo.

    La Siria è antimperialista ? Non del tutto, ma la difesa della sua sovranità nazionale è importante per movimenti anticapitalistici come gli Hezbollah ed il Fronte popolare di liberazione palestinese.

    Credo di aver spiegato bene la mia posizione.

    Il marxismo, per finire, è un metodo e, senza dogmatismi, ne rivendico la validità. Un marxista deve anche saper cercare la portata di un conflitto classista che, oggigiorno, trova il suo perno – non ho paura a dirlo – nella questione nazionale.

    La mia analisi, in modo eloquente, va in questa direzione, almeno spero.

    Stefano Zecchinelli

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