Il Presidente della Repubblica italiana S. Mattarella ha
affermato che la Bonino è stata un punto di riferimento, mentre la Presidente
del Consiglio G. Meloni prepara i funerali di stato per la donna che, secondo
il Presidente della Repubblica, ha segnato la storia della Repubblica. Sono
affermazioni che andrebbero pensate e soppesate.
E. Bonino è stata sicuramente un punto di riferimento, ma il
problema è per chi lo è stata. La sua storia politica rappresenta compiutamente
il liberismo e l’individualismo astratto. La leader radicale e poi di +Europa è stata sostenitrice
del libero mercato ed ha sostenuto le pratiche di liberalizzazione del lavoro e
della privatizzazione dei servizi. Lei la precarietà non l’ha mai conosciuta ed
ha vissuto con i lauti stipendi e rendite del Parlamento italiano ed europeo. Le riforme politiche da
lei auspicate non hanno migliorato la vita del popolo e dei ceti popolari, ma
hanno favorito i padroni e un’iniqua distribuzione dei redditi e delle
sicurezze sociali. Ha sempre difeso Israele, unica democrazia in Medio Oriente,
che ridere per non piangere… Si è sempre schierata con la NATO e con gli Stati
Uniti. Gli interventi militari della NATO in Kossovo (1999) e nel 2001 in
Afghanistan fino all’estensione ad Est della NATO con relativa guerra in
Ucraina furono per lei “azioni democratiche”.
Il mondo della finanza ha avuto in lei un punto di
riferimento culturale e politico, non a caso era una presenza rilevante al World
Economic Forum di Davos. Non dimentichiamoci un dettaglio, Marco Pannella
ruppe completamente con lei negli ultimi anni di vita. Le ragioni restano un
mistero, ella stessa dichiarava di non comprenderne le ragioni, ma si può
ipotizzare una incrinatura nel rapporto a causa delle sue scelte politiche. M.
Pannella era un liberista che si dichiarava “socialista” ed era forse più sensibile
alla condizione materiale degli ultimi; se ne potrebbe dedurre, dunque, una
rottura per ragioni di “scelta politica
ed economica. Di questo non si parla mai.
E. Bonino, abortista da sempre e favorevole alla “dolce morte”,
ha favorito la trasformazione della vita in un bene disponibile eguale alle
merci che si comprano e si vendono sul mercato, per lei, garante delle “libertà
individuali”. Nel 2024 Papa Francesco la sorprese con la sua visita improvvisa
regalandole cioccolatini, benché non abbia
mai espresso pentimento alcuno per le sue posizioni contro la vita.
Mattarella e Meloni le tributano, oggi, parole d’omaggio. Ciò
che colpisce è verificare quanto persone che ricoprono ruoli differenti e che
sono distanti dalle posizioni di E. Bonino la omaggino, come se le differenze
non esistessero o non contassero.
Per noi che siamo parte della gente comune e che quindi non
riusciamo a comprendere pienamente le logiche del potere, tutto questo
sorprende amaramente. Sembra che “loro” appartengano ad un mondo altro in cui
al di là delle differenze dichiarate, poi ci si ritrova sulla medesima linea e
su un confine che divide “noi e loro”. L’unico dato certo è che E. Bonino non è
un punto di riferimento per i ceti popolari, lei ha vissuto in una bolla di
privilegi, pertanto è stata distante dalla nostra realtà e verità, di
conseguenza questa morte sembra essere “cosa loro”, mentre le nostre esistenze
più prosaicamente lottano contro la precarietà e i servizi sociali che ci hanno
tolto, sanità in primis.
Ancora una volta assistiamo allo iato che separa il paese reale dal mondo altro della politica. Loro si ritrovano intorno al focolare freddo del liberismo e del nichilismo senza frontiere, e non toccano con mano gli effetti delle “riforme”; anzi, i signori e padroni delle parole continuano a chiamare “riforme” ciò che ha smantellato i diritti sociali, ed è per questo che si omaggia una leader in linea con tali posizioni.
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