Ankara e le scarpe di Edi Rama


Il 36° vertice NATO volge al termine. Il comitato d’affari si è impegnato ad aumentare le spese militari con grande gioia del Presidente Trump che nelle sue dichiarazioni finali ha da “buon maestro” redarguito la Spagna definita “cattiva”, mentre l’Italia ha ricevuto il suo consenso, “brava”, malgrado le incertezze per l’uso delle basi italiane per i bombardamenti in Iran.

Scolaretti dinanzi al padrone, al punto che, mentre era in corso il vertice, sono ripresi i bombardamenti nello stretto di Hormuz. Gli alleati sono stati messi dinanzi ad un dato di fatto non discutibile, è il Presidente degli Stati Uniti che decide, gli altri devono adeguarsi.

Bombardamenti e affari sono un binomio. Gli aumenti degli investimenti in armi sono stati confermati, mentre la vita dei cittadini italiani è sempre più moralmente misera e materialmente povera. Corruzione e violenza sono l’ordinario a cui si aggiunge il taglio dei servizi sociali con salari bassi e lavoro precario. Molti stati vivono la medesima condizione di decadenza. Nella foto finale il leader dell’Albania, reduce dalle proteste di piazza che i media  ci nascondono a Tirana e in altre città, spiccava per le scarpe da ginnastica bianche. Insomma la forma per essere al centro del vertice ha sostituito la sostanza. Il capo albanese comunica al suo popolo la sua presenza ad Ankara con lo stile che lo distingue dagli altri leader. Dunque non la politica ma le scarpe fanno la “differenza”. Il leader albanese non potendosi distinguere per il peso politico in una Albania colonizzata e cementificata ha ripiegato sulle scarpe. Il candore delle scarpe da ginnastica spiccava tra i leader grigi e paludati. Una scelta di forma che comunica la decadenza generale della politica. L’impotenza è rivestita di bianco e la vendita dell’Albania è assicurata. Nelle scarpe del leader vi è il gesto di una pratica politica suicida che ha sostituito la difesa degli interessi di un popolo con l’immagine. Le scarpe da ginnastica sono il segno del niente. I popoli sono soli dinanzi all’aumento delle spese militari, alla distruzione di culture e ambiente e alla militarizzazione spinta del quotidiano. La violenza, con l’aumento delle spese militari per la difesa italiana ed europea, sarà il modello di vita a cui generazioni di giovani senza padri, senza patria e senza una adeguata cultura dovranno adeguarsi.

Mentre avanzano affari e bombardamenti e il petrolio riprende la sua corsa ad Ankara ci si distingue per un paio di scarpe. Possiamo immaginare quanto i quotidiani albanesi evidenzieranno l’originalità imbarazzante del loro leader. Ancora una volta si constata la solitudine dei popoli.  I boati di guerra che porteranno denaro ai soliti noti preparano una economia di guerra per le future guerre nelle quali moriranno giovani e vecchi. Produttori di armi e di guerre questo è il destino degli stati europei, se i popoli non agiscono in difesa della pace e nel nostro caso in strenua difesa della Costituzione; l’Art. 11 dimenticato e vilipeso, tutto sarà perso. La vita sarà persa. Sta a noi cambiare percorso e chiudere il siparietto di Ankara, dove, mentre ci si arma, il segretario generale della NATO M. Rutte indicava a Trump le scarpe di Edi Rama. Trump lo ha ignorato…

Intanto Trump a chiusura del vertice posta le immagini dei bombardamenti in Iran e definisce gli iraniani “feccia e malati”. Un ultimo dettaglio… Per essere eletti Presidenti in Italia è necessario il consenso USA, in quanto il Presidente in Italia è il capo delle forze armate. Tale dipendenza è uno degli innumerevoli strumenti di condizionamento americano sulla politica italiana e di “assenso-consenso” dei politici italiani se vogliono aspirare all’incarico massimo; tutto è conseguenza.

Il siparietto con Edi Rama in scarpe da ginnastica al vertice Nato

Fonte foto: Corriere TV (da Google)

2 commenti per “Ankara e le scarpe di Edi Rama

  1. Andrea Vannini
    11 Luglio 2026 at 15:18

    L’ imperativo categorico é uscire dalla nato. É la priorità assoluta. Il tempo lavora contro di noi. Non si tratta più “solo” di sovranità e dignità nazionali. Si tratta di salvezza nazionale. La presenza delle basi e degli ordigni atomici nucleari degli usa ci rende una prima linea bellica. La guerra bussa alle porte. La sicurezza é la neutralità. Non la sottomissione a questa ” alleanza” di criminali assassini. Via l’ Italia dalla nato e via la nato dall’ Italia. Per gli antifascisti e gli antimperialisti il compito é rendere consapevoli i lavoratori e la popolazione di ciò che già ci costa essere una colonia dell’ imperialismo e di ciò che, assai peggiore, ci aspetta. Fare di questo obiettivo strategico vitale il centro, il fulcro di ogni iniziativa, di ogni manifestazione, di ogni occasione pubblica.

  2. Giulio larosa
    14 Luglio 2026 at 6:46

    Sempre queste citazioni della costituzione come fossero i 10 comandamenti! L art.11 è una delle tante sublimi scemenze prive di significato pratico messe in gran risalto proprio perché inutile. Oltretutto come tutti gli articoli della costituzione più imbrogliona del mondo c è la chiosa che smentisce l assunto. Eh si la ripudia ma solo in qualche caso specifico per risolvere contese e simili ma per difendersi no per interventi umanitari no per combattere il fascismo o le dittature no…. a posto! Basta definire fascisti dittatori i nemici del padrone e ogni guerra è fattibile.

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