Crisi della UE e, naturalmente, censura

Merkel e Draghi, i due pilastri della costruzione dell’Unione e dell’euro stanno tentando di salvare un edificio che fa acqua da tutte le parti. Draghi inietta 80 miliardi al mese per salvare l’Eurozona dal collasso finanziario (gran parte del bottino non finisce nell’economia reale ma nelle transazioni finanziarie). E ha già fatto sapere che procederà in tal modo per tutto il 2017.1) Merkel dal canto suo, sta ricevendo bordate pesanti dalla periferia orientale ma anche dall’Olanda e dai falchi tedeschi sul problema dell’immigrazione e subisce le giuste critiche di Trump sul surplus commerciale, dovuto ad una moneta svalutata perché sostenuta dalla deflazione dei Paesi del Meridione ( che comporta disastri sociali ed economici ). La cancelliera, alla stessa stregua di Draghi non si arrende, mantiene nell’eurozona la devastata Grecia e ha proclamato a chiare lettere che l’Unione potrà salvarsi con una più stretta integrazione politica e fiscale. Un’idea creativa. Un’Europa a due velocità. Un’eurozona A e un’ eurozone B. Non si capisce tuttavia quale Paese aderirebbe ad una più stretta integrazione, quando in Europa si chiede dappertutto meno integrazione o la fuoruscita dall’Unione e dalla sua arma più micidiale, l’euro, tanto più che sopra il cielo d’Europa svolazzano miliardi di titoli tossici (la Deutch Bank si distingue in tali operazioni tanto è vero che è finita sotto inchiesta negli States) che possono preludere ad una nuova bolla, data la bassa crescita dell’economia reale nell’Eurozona.

La cittadinanza è meglio che non sappia che l’Unione è nel caos tenuto sotto controllo da Mario Draghi e da Angela Merkel. Si rende opportuno perciò un bavaglio che chiuda la bocca a chi vorrebbe parlare dei nuovi oneri per le spese militari, per la partecipazione attiva alle guerre “umanitarie”, per le missioni costosissime all’estero che dovrebbero tutelare gli interessi della nazione, per le finanziarie che devono obbedire all’austerity e in particolare al fiscal compact, per la corruzione dilagante, sopratutto nei partiti di governo…
Da qui una risoluzione del Parlamento europeo per contrastare la “propaganda” on line, al fine di contrastare bufale e fake news, in realtà per non dare accesso ad un libero dibattito sulle istituzioni nazionali ed internazionali. Risoluzione che deve essere implementata da una legge nazionale Se ne fa carico Adele Gambaro ( ex 5stelle, ora nel gruppo Verdini) che recepisce la risoluzione e deposita presso il Senato un Disegno di legge.

Come è già avvenuto con la controriforma costituzionale di Renzi, anche questo disegno di legge è ricco di termini giuridici poco chiari, non si capisce se per incacapacità oppure predisposti ad arte. Vengono indicate multe e galera in caso di infrazione da parte di siti e di blog mentre vengono escluse le testate giornalistiche registrate.2) Sommariamente.
“Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose…è punito con l’ammenda fino a 5.000 euro”. Prigione per dodici mesi e ammenda per chi diffonde notizie false (ovviamente)…che possono destare pubblico allarme…nocumento agli interessi pubblici…fuorviare settori pubblici. Per le campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici, due anni di prigione e 10.000 euro di ammenda.
Mi fermo ai primi due articoli. C’è il tanto per capire che il DDL cosituisca un passo essenziale nella decostruzione di spazi democratici. Il fine sembra “lodevole”. Guerra alle notizie false, alle campagne di odio individuali. Pensate all’ambiguità di certi temini: “esagerare”. Chi può stabilire cosa è esagerato? “Destare allarme”, dunque si deve tacere in previsione di un crollo bancario; ma sopratutto pensate a questa formula similfascista: “due anni di prigione per chi mina il processo democratico” ovverossia non si può contestare il potere politico o economico che sia…
Per amor di brevità devo chiudere. CHi vuole conoscere il testo del DDL può consultare on line il Senato nella sezione “mostri giuridici”

NOTE
1)Libre, Rottamati la Merkel e Draghi, addio all’euro entro 18 mesi, 24/2/17
2)Prezioso il video di Claudio Messora nel suo blog, realmente a rischio

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