“Debole e decadente”. La fine dell’Europa


Il Presidente Trump nel giorno della visita in Italia di Volodymyr Zelens’kyj ha stigmatizzato l’Europa come “debole e decadente”. Ancora una volta la condizione geopolitica appare nella sua verità: due governi forti che difendono strenuamente sovranità e interessi nazionali: Stati Uniti e Russia. Si potrebbe aggiungere Xi Jinping Presidente della Repubblica Popolare Cinese in carica.  La Cina con il suo modello economico “altro”  sta affermando la sua indipendenza emancipandosi dal  colonialismo europeo e statunitense. Trump,  Putin e Xi Jinping  sono tre simboli del nuovo corso della storia. Il multipolarismo si connota all’insegna del sovranismo, mentre l’Europa affonda in una crisi politica, etica ed economica. Le tre potenze pur nelle loro differenze e reciproche differenze hanno inaugurato la fine della globalizzazione e stanno mettendo in campo un modello economico e sociale finalizzato a rafforzare l’indipendenza nazionale pur intrattenendo “relazioni pericolose”, vedasi il caso Venezuela, con aree del pianeta che gradualmente  cadono sotto il controllo. Sono tre imperialismi che stanno cercando di definire le aree di influenza e nel contempo preparano la “pace armata”. È la nuova Guerra fredda nella quale la produzione di armi sta diventando il volano dell’economia. I nuovi imperialismi sono profondamente differenti: la Cina ha il suo collante nel confucianesimo e nell’armonia sociale con cui risolvere le contraddizioni sociali della recente ricchezza; la Russia ha il suo rinascimento  nella spiritualità ortodossa e, ancor più, in una sintesi  dei diversi volti della sua storia, l’esperienza sovieica e imperiale dei Romanov convivono al fine di consolidare l’orgoglio patrio dei popoli russi dopo la grande umiliazione dei decenni post Caduta muro di Berlino e del comunismo sovietico. La Russia si è ricompattata attraverso la sua storia e mediante il senso di appartenenza comunitaria. Gli Stati Uniti potenti a livello militare ma cadenti  nell’economia e nella cultura fondano il loro fondamento nel “sogno imperiale del dollaro”. L’economicismo è curvato sulla potenza militare con la quale  gli Stati Uniti possono resistere all’assedio della Russia e della Cina e in tono minore si potrebbe aggiungere anche l’India. Tra le potenze l’Europa resta abbarbicata al nichilismo più assoluto. Non ha progettualità alcuna e, mentre, continua a riaffermare i soliti slogan ideologici sui diritti individuali  resta sotto l’incantesimo del sogno di conquista della Russia mediante l’uso cinico e spreiudicato dell’Ucraina. Il sogno è caduto, in quanto il Presidente degli Stati Uniti non ha intenzione di sprecare energie e risorse per una guerra persa e nel contempo sembra voler abbandonare la NATO e indurre gli europei a investire le proprie risorse per la difesa. In questo clima l’Europa dipendente da decenni dagli Stati Uniti e corrosa da una classe dirigente pessima che ha fatto della libertà nichilistica il suo dogma e non ha e non trova energie per una comune progettualità. Il depopolamento è il segno evidente della fine che si approssima. L’Europa con le sue tragiche colpe ha  oggi il ventre cavo, non ha memoria, non ha spiritualità e quasi odia se stessa. Odia le identità, le combatte fino al parosssismo, pertanto detesta se stessa e la sua storia. In questo clima nefasto è incapace di pensare e di assumere una propria prospettiva. Rischia di scomparire dalla scena mondiale e di essere solo un minuscolo continente sterile nello spirito e nel pensiero terra di approdo dei migranti. Ancora una volta senza nostalgie e integralismi la via della rinascita è nelle differenze nazionali capaci di riposizionarsi verso la propria storia per ritornare nella realtà del tempo presente. La mediocrità adattiva in questo momento storico non può che essere fatale.  Senza identità non esiste passato e non esiste né presente e né futuro. Il popolo è ridotto a plebe che le burocrazie e i potentati gestiscono con il condizionamento mediatico e con le urgenze che ben si prestano a congelare le energie dei popoli. La svolta può venire solo dal popolo  e a questo non c’è alternativa.  Sta a noi scommettere sul presente, nessuno verrà a salvarci e se attendiamo ancora affonderemo nel “niente” nuova bandiera dell’Europa. Necessitiamo di una progettualità nuova e a tal fine necessitiamo di rappresentanza che al momento non abbiamo.

Immagine da Google

3 commenti per ““Debole e decadente”. La fine dell’Europa

  1. Vannini Andrea
    11 Dicembre 2025 at 11:55

    Assai azzardato ragionare di tre imperialismi. Russia e Cina imperialiste? Piu’ che discutibile. E la ue? Colonia subimperialista, o no? La sua crisi di oggi é auspicabile che sia l’ anticipazione della sua fine domani. Non abbiamo da perdere se non le nostre catene. Le prime a saltare siano ue e nato.

    • Fabrizio Marchi
      20 Dicembre 2025 at 13:26

      Sono d’accordo, la teoria dei tre imperialismi non mi convince affatto, al netto del fatto che nè la Cina nè, soprattutto, la Russia, sono il “sol dell’avvenir”. Ma questo è un altro discorso. Definire la Cina contemporanea, pur con tutte le sue inevitabili contraddizioni, uno stato imperialista è, per come la vedo io, sbagliato. Se poi un domani lo diventerà non mancheremo di denunciarlo ma ad oggi non lo è (oltre al fatto che svolge un ruolo di riequilibrio di fondamentale importanza a livello geopolitico mondiale).

  2. Giulio larosa
    12 Dicembre 2025 at 9:53

    Concordo con Andrea prima avviene l implosione della uE meglio è

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