Dopo mesi di
minacce, provocazioni, ricatti si sono concluse le elezioni nella Republika
Srpska di Bosnia. Sulla base dei dati ora
ufficializzati, il candidato dell‘ SNSD (Alleanza dei socialdemocratici
indipendenti), Sinisa Karan, sostenuto
anche dal Partito Socialista della Srpska, seppure con un margine di soli 10.000 voti, ha superato il candidato
dell’opposizione, Branko Blanusa
del Partito Democratico Serbo,sostenuto da UE e USA. Un dato di resistenza, ma che
probabilmente lascia la situazione dell’entità serba, in uno scenario di
prossime ulteriori tensioni.
Alle ultime elezioni presidenziali che si sono tenute nella Republika Srpska, l’entità serba della Bosnia-Erzegovina, il 23 novembre 2025, sulla base definitiva dei conteggi, è stato sancito che le elezioni sono state vinte dal membro dell’SNSD, Siniša Karan, con il 50,41% dei voti, che ha sconfitto il candidato del Partito Democratico Serbo, Branko Blanuša, che ha ricevuto il 48,20% dei voti. Un dato negativo è stata la bassa affluenza alle urne: il 35,51 %. Questa è stata la settima vittoria consecutiva per un candidato SNSD alle presidenziali nella BiH. Come da copione, ovviamente, dopo la sconfitta l’opposizione ha accusato l‘SNSD di frodi elettorali. Le elezioni erano state decise dalla Commissione elettorale centrale della Bosnia-Erzegovina dopo la imposta e provocatoria rimozione del precedente Presidente della Republika Srpska Milorad Dodik, da parte della Corte di Bosnia-Erzegovina il 12 giugno 2025. Va ricordato che Dodik e il suo partito, l’SNSD, avevano inizialmente respinto la decisione della Corte di Sarajevo, denunciandola come totalmente sottomessa ai diktat della UE, e inizialmente si erano rifiutati di prendere parte alle elezioni, poi i vertici del Partito, hanno confermato che avrebbe partecipato.
L’antefatto: nel febbraio 2025, il leader serbo-bosniaco Dodik è stato condannato dal Tribunale della Bosnia-Erzegovina, su pressioni ed esortazioni pubbliche dell’inviato UE in BiH, con un verdetto di primo grado, ad un anno di reclusione, ma soprattutto, essendo il leader più popolare nell’entità serba, gli è stato anche vietato di svolgere le funzioni di Presidente della Republika Srpska per sei anni, a causa di condotte anti-costituzionali, in concreto, per non aver ottemperato a decisioni emanate dall’Alto Rappresentante per la Bosnia-Erzegovina, Christian Schmidt, nemico giurato di Dodik e dei serbo bosniaci, autorità non riconosciuta dall’SNSD, perché illegalmente designata. Dodik si è rifiutato di riconoscere la sentenza e poi l’Assemblea Nazionale serba, ha votato e introdotto leggi che impediscono alle Forze dell’ordine Federali di operare in Republika Srpska, a quel punto la Corte della BiH ha emesso mandati di arresto contro di lui e altri alti funzionari della RS nel marzo 2025, non eseguiti.
Il 4 luglio
2025, Dodik si è presentato
volontariamente davanti al Tribunale
della BiH, per fornire la sua difesa, dopodiché, la Corte ha revocato il mandato d’arresto precedentemente ordinato,
sostituendolo con una misura precauzionale che gli imponeva di riferire
periodicamente a un’autorità statale designata. Ma il 1° agosto 2025, il
verdetto di prima istanza contro Dodik
del febbraio di quell’anno è stato riconfermato dal Collegio d’appello del Tribunale e il 6 agosto, la Commissione elettorale centrale della
Bosnia-Erzegovina ha ordinato la rimozione anche con la forza di Dodik come presidente della RS. Il 12 agosto, il Tribunale dello stato
bosniaco ha commutato la condanna di un anno di carcere a una multa di 36.500
marchi bosniaci. Il 18 agosto, il ricorso di Dodik contro la decisione della CEC
è stato respinto, e il suo mandato come presidente della Republika Srpska è stato ufficialmente invalidato. L’Assemblea nazionale della
Repubblica Srpska ha respinto
la decisione della Corte riaffermando Dodik
come suo presidente, ammonendo ed impedendo a qualsiasi tipo di Forze dell’ordine federali di entrare
sul territorio della RS. La CEC della BiH ha poi annunciato che le elezioni presidenziali anticipate, si
sarebbero tenute il 23 novembre 2025.
Dodik, che è anche il leader dell’SNSD, il più grande partito dell’entità, aveva dichiarato che l’SNSD non avrebbe partecipato alle
elezioni, ma poi è stato decisa la partecipazione alle elezioni con un altro
candidato, Siniša Karan, sostenuto anche dal Partito Socialista della Srpska.
Dopo il
successo elettorale di Karan, Milorad Dodik e l’SNSD hanno definito la vittoria elettorale “un grande successo della Republika
Srpska…Ora, invece di uno, hanno due Dodik“, riferendosi al fatto che Karan è parte del Partito da lunga data
e rappresenta l’assoluta fiducia e continuità della politica e dei programmi
attuali e strategici dell’ SNSD.
Con
questo voto sono state ribadite le posizioni di collaborazione, interazione e
amicizia con i paesi vicini, lo sviluppo e rafforzamento delle relazioni con la
Serbia, per una collaborazione
reciprocamente rispettosa con l’UE,
non di sudditanza com’è ora, il rifiuto della NATO, la crescita dei rapporti con la Cina, per una giusta soluzione della crisi ucraina e il rifiuto
delle sanzioni alla Russia.Oltre alla
difesa della propria identità nazionale nella BiH e della sovranità della Republika
Sspska, nel quadro della Bosnia
Federale, non negoziabile o ridotta.
Siniša Karan
Siniša Karan con Mirolad Dodik
S.
Karan
è nato il 17 maggio 1962 nel villaggio diGrabovac vicino a Beli Manastir in Jugoslavia, attuale Croazia. Suo padre era di etnia serba
del villaggio di Rašćani, la madre, di etnia croata di Kupres. Laureato in scienze politiche presso l’Università di Sarajevo e un master in
giurisprudenza presso l’Università di Banja Luka. Dal 1985 al
2008, ha prestato servizio come poliziotto. È stato comandante della stazione
di polizia di Kupres, e capo del Dipartimento Criminale a Sarajevo. Dopo
la guerra di Bosnia, è stato capo dell’Ufficio per la prevenzione del crimine
presso il Ministero dell’Interno della RS,
È stato anche capo delle indagini penali per l’Agenzia statale per l’indagine e la protezione (SIPA) e capo del
dipartimento di intelligence finanziaria. Il 21 dicembre 2022, è stato Ministro dell’Interno della Repubblica
Srpska. Il 2 settembre 2025 era stato nominato Ministro dello Sviluppo Scientifico-Tecnologico e dell’Istruzione
Superiore della RS. Karan è stato
sulla lista nera del Dipartimento del
Tesoro degli Stati Uniti.
Le sue prime parole: “… il
popolo serbo ha vinto per l’ennesima volta, forse è stata la sua più difficile.
Questa è stata una difesa del popolo serbo e un messaggio di “no”
agli occupanti stranieri. Il popolo serbo ha dato un messaggio forte. Grazie
anche a chi ha votato contro. La Republika Srpska non è una minaccia per
nessuno. La forza delle nostre istituzioni sta ora nell’impegno delle autorità
per rendere la Srpska ogni giorno un posto più bello in cui vivere…Il popolo
serbo può sopportare qualsiasi cosa. Ora abbiamo dato la risposta: non lasciare
che l’usurpatore scelga per noi. La pace e la stabilità sono la priorità del
popolo serbo”, ha dichiarato Karan.
Dodik: “…Max Primorac, membro del Heritage
Faundejs, ha assolutamente ragione quando ha detto in una udienza sulla
situazione nei Balcani occidentali, organizzata dal Sub-Facre d’Europa della
Commissione per gli affari esteri della Camera degli USA, che in BiH ha fallito
lo stato…Ha detto solo quello che tutti dovrebbero vedere, che in BiH, la
burocrazia blocca le leggi, sostituisce i leader eletti, pone il veto alle
leggi, vieta chiunque non piaccia e avvelena le relazioni interetniche…La
Bosnia federale politica, invece di proteggere l’uguaglianza dei popoli e delle
entità e la loro sovranità, ha cercato per anni di creare una BiH unitaria in
cui devono decidere solo i bosniaci di Sarajevo. Ma questo progetto è
condannato a fallire. La Republika Srpska da anni difende i principi di Dayton
e resiste al sequestro della giurisdizione, alla demolizione della struttura
costituzionale di Dayton e alla trasformazione di uno stato complesso come il
nostro, in uno stato unitario musulmano nel cuore dell’Europa…Noi ribadiamo che
Dayton è l’unico quadro per la sopravvivenza della BiH, e tutto ciò che è al di
fuori di esso è incostituzionale, è insostenibile e sarà respinto senza
esitazione…L’attuale BiH è solo una parvenza di stato, una caricatura da un
paese in cui la Sarajevo politica è solo alla ricerca di un modo per soggiogare
gli altri popoli e imporre la sua volontà. Ecco perché la BiH è un paese
fallito, una società fallita, un’idea fallita, un fallimento…”, ha
dichiarato il presidente dell’SNSD, M.
Dodik.
Dopo i risultati, il primo ministro
ungherese Viktor Orbán,
finora corretto alleato e rispettoso delle scelte politiche della RS e di Dodik, si è congratulato con Karan
e con l’SNSD per la loro vittoria.Lo stesso ha fatto il presidente slovacco Fico, la Cina e il Cremlino. Oltre all’alleatoserbo Vucic.
Il nuovo presidente
eletto Sinisa Karan, nel suo primo
discorso ha sottolineato “… l’importanza
della pace e della stabilità, della tutela dei diritti del popolo serbo e della
lotta contro l’influenza di fattori stranieri sulla politica interna
dell’entità…La RS non rappresenta una minaccia per nessuno, ma deve essere
indipendente e politicamente stabile…Lavoreremo per un sempre maggiore sviluppo
economico e sociale, con più intensi investimenti e creazione di posti di
lavoro, che possano garantire un migliore tenore di vita per i cittadini…”.
A cura di Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia/CIVG