Bisogna finirla con la ricerca di un capro espiatorio, sia esso Netanyahu o Ben Gvir o chiunque altro, per sollevare dalle proprie colpe Israele. Servono parole chiare, coraggiose, non balbettate.
Basta col gioco vile di indicare ogni tanto qualche singolo criminale per evitare d’affrontare il problema di fondo, quello di un intero “Stato”, e della società che lo sostiene. Uno Stato criminale, totalmente fuori controllo e “sempre” sostanzialmente giustificato, se non colluso, da troppi, anche nei partiti di “sinistra”.
Se, come appare evidente, il sionismo “reale”, rappresentato da Israele, non vuole e forse nemmeno può esistere senza il furto della terra palestinese, senza pulizia etnica, senza addirittura genocidio, quale diritto prevale? Il diritto ad esistere del carnefice o quello della vittima? E non è più possibile, senza rendersi ridicoli, risolvere tutto con la vecchia barzelletta dei due popoli e due Stati. La serietà non è più facoltativa.