Sono sufficienti le imposte patrimoniali sulla ricchezza immobiliare e finanziaria? E’ una domanda con risposta obbligata, conosciamo la inadeguatezza di tasse private in partenza del carattere di progressività. A quanto ammonteranno poi gli eventuali proventi di tasse progressive alle quali aggiungere le imposte sui trasferimenti di ricchezza come successioni, donazioni e il registro? La questione fiscale è stata rimossa nel nostro paese, ne parlano in pochi ormai, qualche centro studi vicino alla Cgil, pochi esponenti del sindacalismo di base e della sinistra, sembra quasi un tema secondario verso cui non destare troppa attenzione. Eppure, almeno per la sfera distributiva, il tema del fisco dovrebbe essere tra i punti qualificanti di una proposta alternativa a quella dei Governanti e del convitato di pietra formato da classe politica e settori finanziari ed economici dominanti contrari ad ogni riforma.
La proposta di istituire un’imposta progressiva sul patrimonio netto delle persone fisiche arrivò dal mondo universitario, 11 anni fa con T. Piketty, per poi essere ripresa da altri intellettuali spinti dalla necessità di una tassazione universale. Ma questi intellettuali sono rimasti inascoltati diversamente da quanto avviene da decenni per i fautori del neoliberismo e partigiani del motto meno stato e meno tasse.
Proposte eque ma destinate all’insuccesso, eppure nel passato abbiamo avuto tassazioni progressive sulla ricchezza. Spostare la residenza all’estero dovrebbe essere un escamotage attenzionato e, ove possibile, punito dagli Stati nazionali. Qualche anno or sono in Italia parlarono di legge patrimoniale, riproporre ai nostri giorni una tassazione progressiva anche dell’1 per cento sull’intero patrimonio sarebbe un atto rivoluzionario, un esempio pratico di giacobinismo contro il quale scatenerebbero giornali, radio, tv e una campagna di odio bella e buona.
Eppure
nel nostro paese le tasse sulle eredità sono tra le più basse nei paesi UE, non
è dato poi sapere delle migliaia di paperoni che hanno stabilito la loro
residenza all’estero
Potremmo
aprire un dibattito serio nel paese sulla necessità di una patrimoniale,
avremmo intellettuali, economisti e studiosi capaci di spiegare nel dettaglio
la convenienza di questa operazione, al contrario si evita di affrontare il
tema giudicandolo divisivo. Ma a dividere il paese sono le disuguaglianze
economiche e sociali considerate invece un dato di fatto, qualcosa di
immodificabile come le elevate temperature nei mesi estivi.
Potremmo
poi ragionare su quali aliquote applicare, aumentandone il numero, per i
patrimoni finanziari e quelli immobiliari, da sempre le rendite catastali sono
sottostimate rispetto al loro effettivo valore.
Ci
hanno raccontato che la introduzione di una legge patrimoniale farebbe fuggire
all’estero aziende e ricchezze, da oltre 60 anni assistiamo impotenti al
trasferimento delle sedi di società all’estero per non pagare le tasse senza
provocare rabbia e azioni atte a ostacolare questo riprovevole malcostume
classista.
Le
imposte patrimoniali dovrebbero rientrare in un sistema fiscale ben
diverso da quello attuale ma non c’è volontà politica di sorta che possa
indirizzare l’operato di un Governo verso queste decisioni, anche se dovesse
salire al potere il centro sinistra l’argomento resterebbe un tabù.
Non dovrebbe invece costituire un problema l’ innalzamento della tassa sulle successioni che in Italia resta fin troppo bassa, una progressività della stessa sarebbe logica e del tutto praticabile rivedendo in partenza la base imponibile visto che sono esentati titoli di stato, risparmio postale, e perfino le cessioni di aziende e le partecipazioni in società di capitali.
Ci fermiamo qui, certi di avere toccato i punti salienti ma anche consapevoli di essere solo dei sognatori in un paese nel quale ci sono fin troppi rivoluzionari da strapazzo ma pochi avveduti socialdemocratici disposti a portare a casa almeno qualche risultato nella lotta contro il capitale e la speculazione.
Fonte foto: Formiche.net (da Google)