Niscemi in questi
giorni assurge a simbolo di una nazione sfregiata nel suo territorio dalla
natura inclemente e dall’opera devastatrice degli uomini. In modo lento,
troppo, ci si rende conto dell’enormità del dramma. La frana pare sia più imponente di quella del Vajont e l’area a
rischio è stata estesa a ben 25 kmq.
Niscemi ha già
conosciuto gli effetti delle frane, nel 1997 una frana devastò il centro
storico, da allora poco è stato fatto e il monitoraggio del territorio non è
stato attuato. La città assediata da frane e non solo, scivola verso il baratro
e nel contempo si progetta il Ponte sullo Stretto per le comunicazioni
veloci non solo per gli affari ma anche
per le missioni militari, non a caso il Ponte sarà infrastruttura anche
militare, mentre la popolazione civile è condannato all’isolamento. La frana si
è portata via e ha reso inagibili le comunicazioni con Niscemi. La possibilità
di dirottare una parte dei finanziamenti per il Ponte è stata già esclusa. Il
paese è condannato al depopolamento e al sottosviluppo, se non si agisce
prontamente e se non si progetta il recupero del territorio.
I nostri alleati
americani che occupano parte della riserva naurale della Sughereta con il MUOS
tacciono. La cittadina è stretta tra una frana che potrebbe allargarsi
ulteriormente e una parte del suo territorio consegnato agli Usa. La Sughereta
è occupata da una delle più grandi basi
militari statunitensi presenti nel Paese, la Naval Radio Transmitter Facility
(NRTF) della US Navy, al suo interno è installato il MUOS (Mobile User Objective
System) . Si tratta di un complesso apparato di telecomunicazioni militari
degli Stati Uniti ad uso esclusivo della Marina militare statunitense collocato
nei pressi della contrada Ulmo. Il complesso militare è
paragonabile per estensione all’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di
Fiumicino. La stazione è attiva dal 1991
e dista 60 km da Sigonella. Su Niscemi si stende una rete militare fatta di
onde elettromagnetiche nei cieli, mentre la terra scivola via per gli abitanti
e resta ben salda per la base militare.
La base militare USA è
una delle infrastrutture militari più estese del territorio italiano: 1.660.000
metri quadri di terreni boschivi e agricoli di pregio sono stati consegnati nei
fatti agli USA.
La Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi consente comunicazioni
“assolutamente segrete” delle forze aeree, terrestri e sottomarine dei centri C4I (Command, Control, Computer,
Communications and Intelligence) della Marina militare Usa. Le onde
elettromagnetiche provocano interferenza non solo sugli aerei civili, ma sono
“potenzialmente pericolose” anche per la salute dei cittadini. Il 5 febbraio 1998, la Commissione per gli
affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa del Parlamento europeo
convocò un’audizione pubblica sull’HAARP, ma NATO e forze armate USA decisero
di non partecipare. Sui programmi di ricerca che si tengono nella base non si
hanno notizie e sono fuori della nostra giurisdizione. Le
onde elettromagnetiche del MUOS potrebbero causare, inoltre, notevoli modifiche
ambientali.
Il dato di fatto con
cui confrontarci è che Niscemi è un “pezzo d’Italia” stretto tra occupazione
militare e una frana imponente. Nei fatti è stata condannata al sottosviluppo. La riserva naturale poteva essere motivo di
sviluppo, ma la presenza di una base militare non può che limitare il suo sviluppo economico e sociale. Il paese tra incuria e
occupazione è oggi simbolo di una nazione senza identità e che forse non è mai
diventata una vera nazione.
Uno Stato che sia anche nazione difende il proprio territorio, in quanto esso è la sua storia. Senza terra non vi è stato. La terra non è solo uno spazio anonimo su cui vivere, è la nostra identità, la nostra cultura, è la nostra “patria comune”. Dal modo in cui trattiamo il nostro territorio e lo abbandoniamo si deduce il livello di civiltà e di indipendenza di uno stato. Il resto non può che essere conseguenza.
Fonte foto: Italia Nostra (da Google)