Il tentativo, al momento pare sventato, di privare i
lavoratori anche del diritto al riscatto di laurea con un emendamento presente
nella finanziaria del 2026 rende palese in modo inequivocabile, che è in atto una
guerra di classe. La finanza e le plutocrazie sono in piena lotta di classe
contro i lavoratori. La pressione dall’alto si scarica sui lavoratori privati
in occidente e in Italia dei diritti acquisiti mediante un’erosione indefessa e
travestita da parole come “riforme e ammodernamento” della struttura produttiva
o anche con l’uso della lingua liberale: l’inglese dell’economicismo.
La guerra dei plutocrati ha l’ambizione di privare i lavoratori delle pensioni con una manovra di aggiramento bizantino. L’innalzamente dell’età pensionistica 67-68 anni è già di per sé un modo per tagliare il diritto alla pensione, giacchè si lavora 43-44 anni per ottenere l’uscita anticipata dal lavoro, naturalmente tali anni di contributi sono ormai irraggiungibili, in quanto si entra nel mondo del lavoro molto tardi e da precari, e dunque si esce dall’attività professionale per vecchiaia. La vita è limitata, mentre lo sfruttamento non conosce limiti e confini, per cui si versano decenni di contributi e si usufruisce, se va bene, di una decina o poco più di anni di pensionamento. La questione del riscatto di laurea svela tale finalità, poiché l’unico modo per uscire anticipatamente dall’incubo lavorativo è il riscatto della laurea (per chi ce l’ha..) e il governo ha tentato di mutilare anche questa possibilità in modo da indurre i lavoratori a uscire vecchi e malati dal sistema… Se il governo sembra averci ripensato non è difficile ipotizzarne le motivazioni: ricorsi a valanga e cessazione degli introiti provenienti dal riscatto divenuto a dir poco oneroso per i lavoratori (il riscatto agevolato prevede 6000 euro circa per anno universitario). Questo è il clima di continuo attacco ai diritti dei lavoratori.
Ci sono le condizioni, malgrado manipolazioni e condizionamenti, perché il popolo degli aggiogati e degli sfruttati possa finalmente prendere atto che non vive nel migliore dei mondi possibili, ma in una macchina vampiresca e distopica che astrae dal lavoro vivo dei lavoratori plusvalore, il quale è usato per le guerre tra capitalisti e capitalismi. In questo clima di disfacimento etico e sociale nel quale la disumanizzazione regna sovrana ci sono le condizioni per ricostruire il partito comunista e l’alternativa che ne consegue. La verità libera dalla menzogna con le sue false rappresentazioni della realtà e siamo, dunque, ad uno snodo fondamentale. Genocidi, guerre e tagli ai diritti sociali sono le evidenze con cui dobbiamo confrontarci, ma tale processo “di riconoscimento doloroso dei processi di disumanizzazione in atto” non può, si spera, che condurre alla riorganizazione di un’opposizione reale e radicale. Tutto sembra remare contro: decenni di imbarbarimento di massa indotto con le plutocrazie che controllano rigorosamente i media e offrono ai popoli ormai plebi l’oppio della società dello spettacolo, ciò malgrado siamo toccati dalla realtà-verità e, dunque, è necessaio agire per impedire il totale annichilimento del popolo. Si aprono campi di possibilità e di azione, poiché il capitalismo per sua struttura e natura non conosce e non riconosce limite alcuno, per cui coloro che subiscono i tagli e sono sospinti verso “la disperazione” non possono che appellarsi alla coscienza di classe per porre fine a tale deriva disumanizzante. Il “riscatto sociale” non può attendere, sperare in soluzioni che calano per grazia ricevuta è inutile, solo la lucida verità salva.
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