Addavenì Civati

Il nuovo ‘serpentone metamorfico 2.0’ e il ‘nuovo PdL’ di Renzi.

Quando il ‘nuovismo’ è sterile

E alla fine il sogno – quello renziano, s’intende – ha partorito il peggior incubo: il Pd che ha preso il 40% (dei votanti effettivi, non degli aventi diritto), non è così unito e compatto come sembra. Non tutti si sono aggregati sotto le “faraoniche” (da Davide Faraone) insegne del renzismo, e qualcuno, quindi, non ci sta. Chi? Ma sì, Giuseppe “Pippo” Civati, l’uomo che potrebbe – è questo quello che dicono i giornali – cambiare la situazione della sinistra radicale ormai esclusa dalla stanza dei bottoni dal lontano 2008 (insomma, Sel non si conta).

Tutto è iniziato con la Leopolda. Cos’è stata? “È qui che la confusione regna sovrana, soprattutto tra chi c’è sempre stato. È una convention politica che però non è politica; è una corrente di pensiero senza un partito; è un partito senza correnti interne; è uno “spazio libero” in capo al segretario di un partito al record storico di consensi, che è anche premier. Un tappeto su cui transitano i tre quarti dell’establishment Pd ma senza bandiere del Pd, perché filosoficamente ‘laico’”, spiega un periodico online. Insomma, la Leopolda per il Pd – dove il rottamatore ha pontificato sul “nuovo corso” democratico – ha sancito che il Pd porterà avanti la cosiddetta “rottamazione” non solo del vecchio modo di vedere la politica così come ce la ricordavamo, ma del welfare state e della vecchia nomenklatura diessina, come ricordava il direttore di questa testata tempo addietro, notando che

“L’ex clero spretato del serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD […] è stato messo nell’angolo da Renzi, cioè dal “mostro” che loro stessi hanno creato nel momento in cui hanno dato vita al PD con tanto di enfasi, in particolar modo sulla sua cosiddetta “vocazione maggioritaria” (Veltroni docet). Come spesso succede, l’allievo l’ha messo in quel posto al maestro (o ai maestri) ed è così che D’Alema, Bersani, Cuperlo e compagnia cantando, cioè il meglio del meglio (si fa per dire…) della nomenclatura diessina, principale responsabile dell’attuale disastro della Sinistra, si sono ritrovati e si ritrovano in un vicolo cieco. Ricordo bene le parole di D’Alema, ripetute come un mantra a chi criticava, anche dall’interno del suo stesso partito, il progetto di sciogliere i DS e dare vita al PD. ‘Chi ha più filo da tessere, lo tesserà’ ripeteva sistematicamente nei confronti dei suoi critici. Ebbene, Renzi il suo filo lo ha tessuto (ben supportato, s’intende,  sia all’interno che soprattutto all’esterno del partito…) e sembra proprio che ne disponesse di più di quanto non ne disponessero D’Alema e soci” (F. Marchi, Non ci caschiamo più)

 L’esterno del partito, ovviamente, sono i ben noti “poteri forti” che hanno preparato la strada al “Matteo nazionale”, l’uomo dipinto dalla stampa che conta, sia quella liberal tipo la Repubblica che quella più rigorosamente confindustriale e legata all’establishment (non che De Benedetti sia un proletario… insomma, fu lui a fomentare la decomunistizzazione del Pci, l’avvento di De Mita, la Bolognina e l’ulivismo prodiano, antenati del renzismo) che vuole mantenere l’Italia nella gabbia dell’Unione europea e nell’eurozona e che, dato che tiene i fili della politica che conta, scaricato il vecchio Silvio e resasi conto che i vecchi tromboni della nomenklatura post-diessina erano inutilizzabili e impresentabili, ha investito tutto sul “nuovismo”, sulla “gioventù che avanza”, cioè sul sorridente Renzi che ci ha riempito, come e peggio di prima, di dolci fatine sorridenti (la Boschi) e di tanti di quei lacché che ci fanno sentire nostalgia per la corte dei miracoli di Bettino Craxi, che almeno lui a Sigonella la voce l’alzò,  eccome… volevate levarvi di torno i vecchi politicanti imbolsiti e grigi che sapevano tanto di Dc, Pci, Psi ecc. ? E vai col revisionismo storiografico di bassa leva, che dipinge quei partiti d’integrazione di massa come vecchi e obsoleti per il “nuovo che avanza”… ora all’alta finanza servono contenitori morbidi sul modello “comitato elettorale americano”. Vi faceva schifo Silvio per la sua ostentata mignottocrazia, o Casini e Fini, che odoravano tanto di Msi e di destra Dc lontano un miglio, assieme alle vecchie ‘ciofeche’ pentapartitiche annesse e connesse? E la stampa – che risponde sempre a chi compone i suoi CdA, mai al lettore, checché ne dica Indro Montanelli – prima ve li demonizza (magari, dato che poi gli scandali sono veri, a ragione), poi li scarica e si sceglie chi più gli fa comodo. E’ il grande capitale, insomma, che decide chi deve e chi non deve accedere al “soglio pontificio”. È sempre lui, e non tanto il popolo “sovrano” (scusate l’ironia), che decide la fumata bianca, che compone i “grandi elettori” dell’Impero globalista in cui gli Stati sono solo le pedine senza, purtroppo, peso alcuno.

Si noti l’ironia del destino, che comunque rende la nomenklatura diessina del citato “serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD” funzionale al sistema: Veltroni, il Kennedy ‘de Roma’, non sognava forse un Pd a trazione maggioritaria e all’americana, animando così un unico blocco progressista? Renzi invece, sostengono i più, specie se “maligni”, archiviando i ‘vecchietti’ – anche i democristiani Letta e Franceschini – con l’incoronazione a “Big” dopo le europee, grazie ad una fetta consistente dell’elettorato cattolico, moderato e forzista che lo ha votato contro l’avanzata de il “mostro” Beppe Grillo e le sue “orde” del MoVimento 5 Stelle che volevano far piombare l’Italia nel caos, cioè uscire dall’euro e dal meccanismo del debito, vuole andare oltre, animando un “Partito della Nazione”, che qualcuno ha chiamato “nuovo PdL”, cioè “Partito della Leopolda”. Come mai? Secondo il blogger David Allegranti

 “La Leopolda 2014, la prima governativa, si apre con una serie di premesse che portano a una conclusione piuttosto chiara: può nascere, davvero, il Pdl, il Partito della Leopolda. Il Pd, per come l’abbiamo conosciuto, è destinato ad andare in soffitta. Al netto della narrazione tutta Google e coolness, il risultato politico è evidente. Renzi non ha oppositori, non ha contendenti credibili, ha spazio e tempo e possibilità per creare un partito privo di contorni e paletti e identità che insegue il 51 per cento (neanche Berlusconi è mai arrivato a tanto), un partito così grande da essere liquido”.

 Ma non tutti sono d’accordo: salta fuori nel dibattito nazionale il “Trockij del Pd”, Giuseppe Civati, quello che dice NO! al Rottamatore, quello che però nel 2010 il “Partito della Leopolda” a trazione maggioritaria, moderna Balena Bianco-Rossa 2.0, l’ha creata eccome. Ma lui si presenta come “l’alternativa al renzismo”, e dopo la convention di Matteo Renzi all’ex stazione Leopolda, Civati ha indetto per domenica 16 e lunedì 17 novembre, all’auditorium dell’ex complesso monastico di Sant’Apollonia (via San Gallo 25) un meeting dei movimenti sociali e della sinistra radicale europea intitolato «L’agenda neoliberista e le socialdemocrazie europee», promosso dalla rete di gruppi «transform! italia», un movimento che fa parte del consiglio internazionale del world social forum. Chi ci sarà? Facile: oltre a Civati ci saranno personaggi “inediti”, mai visti prima: Nichi Vendola, Paolo Ferrero, Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati e Antonio Ingroia. Oltre, ovviamente, ad alcuni giornalisti «firme» della stampa liberal & radical-chic italiana, come Curzio Maltese e Norma Rangeri e intellettuali come il sociologo Marco Revelli.  Insomma, Tsipras 2.0, dato che chi sta lì, magari pure nelle migliori intenzioni, non mette affatto in discussione la causa ‘strutturale’ (scusate, l’uomo con la barba di Treviri a volte vuole esser tirato per la giacchetta) che causa l’odierna crisi di sistema, che è l’Unione europea e chi detiene il potere “effettivo” in Europa, e non la marionetta Renzi. Ecco il testo

 “In Europa si è ormai affermata da tempo un’ agenda neoliberista accompagnata dal dogma della austerità. Le destre sono state sicuramente protagoniste di questa svolta conservatrice. Così come le destre populiste, xenofobe ed antieuropee rappresentano oggi una minaccia assai grande. Ma un ruolo significativo di non contrasto o di accompagno di queste politiche è stato svolto anche dalle forze che si richiamano al socialismo europeo. Al punto che sempre più diffusa è la pratica delle cosiddette grandi coalizioni, nominali o di fatto, che presiedono la “governance” dell’Europa e degli Stati e che hanno co-approvato grandissima parte delle scelte di questi anni. Anche il recente voto europeo si è concluso con una ulteriore conferma di queste logiche e con una Commissione che ne è espressione. Il percorso che in Europa e in Italia stanno compiendo le social democrazie e gli elementi di continuità con il dominio delle politiche di austerità che vengono portate avanti, necessitano di un analisi che vada al di là della semplice mancanza di alternative possibili. L’evoluzione di partiti nati come forze di rappresentanza politica del mondo del lavoro, rischia di portare man mano quelle forze a distinguersi o a distaccarsi da quel mondo fino a diventarne distanti e a volte ostili, rompendo, in alcuni casi, i rapporti di stretta relazione con le forze sociali e le sue organizzazioni sindacali e di area. Oppure a provare a mantenerne la rappresentanza in chiave di “interesse nazionale” e di subordinazione alle logiche dominanti. Le forme di dissenso, di resistenza, di ricerca di alternative presenti in quel campo non sono apparse fin qui capaci di invertire il corso degli eventi. In questo quadro, vista dall’Italia, la figura di Renzi si pone come epifenomeno con delle proprie specificità ma allo stesso tempo come frutto di un percorso di avvicinamento alla “modernità” delle social democrazie che a partire dalla figura di Blair passando per quella di Schröder, e tutta l’elaborazione della terza via, arrivano oggi troppo spesso ad assumere il ruolo di compartecipi alla guida dei processi politici ed economici che sono spietatamente ed unicamente dettati dalle regole del capitalismo finanziario. Infatti, l’attuale successo di Renzi è reso possibile dall’accumulo di molte stratificazioni di neoliberismo che tendono a saltare e rimuovere i principali elementi del vecchio compromesso democratico. In particolare alla ricerca, da ormai diverso tempo, di una svalutazione sistematica del ruolo del lavoro, sempre più al di fuori della portata delle persone ed in grado di esprimere un punto di vista che pesi, in cui le decisioni sono prerogativa della finanza e del sistema delle imprese. È stato anche minato il valore del pubblico, che è stato anche fondatore nella costruzione del modello sociale europeo, e che ora viene presentato come scarto che deve essere soppiantato in tutto e per tutto dal settore privato. In questo quadro, le stesse forme di democrazia come le abbiamo conosciute nei loro aspetti istituzionali e la partecipazione dei soggetti organizzati vengono drenati e soppiantati. Il governo italiano distorce la Costituzione, si offre alla Troika e al TTIP” (http://transformitalia.wordpress.com/)

 Belle parole (ripeto, a parole), che però nella sostanza confermano la situazione delineata: perché non basta dire di no al Jobs Act (cosa senz’altro nobile) o dire NO alle manganellate ai danni dei lavoratori (cosa scontata e frutto del buon senso se si vuol dirigere un nuovo contenitore di sinistra), ma, come ricorda ancora Fabrizio Marchi, direttore de L’Interferenza,

 “il PD potrebbe spaccarsi, Renzi e Berlusconi continuerebbero ad essere i “cattivi” e loro continuerebbero a fare i “buoni” di “sinistra”, costruendo una nuova aggregazione partitica, magari mettendoci qualche faccia nuova o relativamente nuova o comunque presentabile, continuando a brigare e a decidere dietro le quinte. E siccome, come dicevamo, il “popolo di sinistra”, specie quello italiano, è generoso per quanto è gonzo, e loro ben lo sanno, l’operazione non è affatto peregrina”.

 Insomma, con la politica della Reductio ad Hitlerum fatta ai danni dell’avversario (da Fanfani a Craxi, da Berlusconi a Renzi) e con il continuo perpetrarsi di una logica di mantenimento dell’euro che va solo “riformato”, l’operazione Civati è la solita minestrina scialba riscaldata, e pure un po’ rancida che, come il “serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD” di previana memoria, è da definirsi come “serpentone metamorfico 2.0”, Sa-Fed-Sel-Tsipras. Ne più e ne meno.

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