Donald Trump non ha mai combattuto lo Stato profondo

Le recenti elezioni statunitensi, secondo il giornalista investigativo Pepe Escobar, hanno visto il conflitto fra due fazioni dell’Elite puritana: Trump ha rappresentato il Sud ovvero l’America profonda e Biden il Conglomerato Pacifico – Atlantico. Le ragioni della vittoria di Biden possono compendiarsi in tre grandi questioni:

  • Trump ha perso la guerra commerciale, non riuscendo a riportare in patria i posti di lavoro nel settore, prevalentemente, manifatturiero.
  • L’imperialismo USA, in Medio Oriente ed Asia, non è transitato da una prospettiva militare ad una economica.
  • L’immigrazione è rimasta un elemento strutturale nel capitalismo globalizzato.

Tutto questo testimonia l’impossibilità di conciliare l’isolazionismo conservatore del Sionismo Bianco (es. Trump, Fronte Nazionale francese, Lega Nord, ecc …) con la digitalizzazione del capitalismo e la costruzione d’una nuova Architettura di Potere: il capitalismo del ventunesimo secolo è strutturalmente di estrema destra quindi non ha bisogno di accompagnarsi, nelle metropoli capitaliste, ad una estrema destra politica che rallenti la mercificazione delle relazioni sociali: il distanziamento sociale, nel linguaggio delle grandi case farmaceutiche, rappresenta un mondo libero da attivisti che riempiono le piazze; nonostante ciò la ‘’sinistra accademica’’ se ne compiace proponendosi alle oligarchie finanziarie come censore dell’informazione non allineata. L’unica destra post-neofascista, capace di esercitazione egemonia e dominio nell’era del capitalismo digitale e del cyber-imperialismo, è quella israeliana: Netanyahu è una sorta di Francisco Franco post-moderno capace di conciliare il sionismo, il ‘’filosofo’’ nazista Julius Evola e le innovazioni tecnologiche nel campo dello spionaggio. Israele è una anomalia nell’imperialismo del ventunesimo secolo: l’ultimo feudo della destra nazionalista e del colonialismo razzista, un piede nel passato (il capitalismo padronale anti-operaio) e l’altro nel futuro (il capitalismo digitale ed il trans-umanesimo). Con tutta probabilità è per questa ragione (storica e sociopolitica) che, da oltre quarant’anni, la classe operaia israeliana ha dismesso qualsiasi forma di internazionalismo.

Il documentato Pepe Escobar, nell’articolo Quando i deplorabili diventano non governabili, ha ipotizzato il collasso del sistema nord-americano: ‘’La situazione peggiora. Una possibile implosione dell’unione, con convulsioni interne che porterebbero ad un parossismo di violenza, può anche abbinarsi ad un’esplosione esterna, per esempio un’avventura imperiale mal calcolata’’ 1. Una ‘’avventura imperiale’’ mal calcolata provocherebbe (1) la disgregazione dell’Alleanza Atlantica e (2) darebbe il via alla dissezione statunitense sul modello sovietico. Soltanto allora, con la caduta dell’Impero ‘’yankee’’, la de-globalizzazione del mondo diventerebbe un fatto compiuto.

 

Donald Trump prigioniero della sua megalomania

Il giornalista Franco Fracassi ha pubblicato una eccellente inchiesta giornalistica, Protocollo Contagio 2, dove esamina le ragioni che hanno spinto i governi e le agenzie d’intelligence a non proteggerci dalla pandemia. L’autore ha esaminato l’edificazione di una nuova classe capitalista transnazionale la quale oltrepassa le conflittualità inter-imperialiste tradizionali, proiettandoci verso un capitalismo di gran lunga più “efficiente”: una nuova Architettura di Potere.

Nel gennaio 2019, la Casa Bianca decise di simulare una pandemia. L’inchiesta di Fracassi ci indica gli organi incaricati, leggiamo:

‘’’’Crimson Contagion’’ era diretta dal ministero della Salute, ma coinvolgeva tutta l’Amministrazione Trump. Compresi il Pentagono e il dipartimento di Stato, Cia, Fbi e tutti gli altri servizi di intelligence, i governi di ben dodici Stati (Idaho, Arizona, Nuovo Messico, Colorado, Nebraska, Illinois, Pennsylvania, Carolina del Sud, New York, Connecticut, Massachusetts e New Hampshire), l’Ente federale per la gestione delle emergenze (Fema) e altre diciotto agenzie federali, le comunità dei nativi americani, decine di ospedali sparsi per il Paese, organizzazioni non governative e, perfino, Wall Street, nella persona di alcune delle grandi società finanziarie.’’ (pag. 91)

Venne mobilitato tutto lo Stato profondo, non a caso a capo di ‘’Crimson Contagion’’ fu messo un esperto di politiche tecnologiche che per conto del Pentagono aveva guidato l’Ufficio Silicon Valley, Christopher Kirchhoff affiancato da Robert Kadlec (riporto fedelmente da Protocollo Contagio) ‘’ex membro dell’Aeronautica militare che si era occupato di biodiversità ed era stato membro del Consiglio di sicurezza nazionale dell’Amministrazione Bush’’. Fracassi cita con estrema puntualità il rapporto finale:

‘’Il virus, soprannominato ‘’influenza H7N9’’, infetterà nei soli Stati Uniti centodieci milioni di persone. Quasi otto milioni saranno costrette al ricovero ospedaliero e 586.000 saranno i morti.’’ (pag. 95)

Il rapporto, con un anno d’anticipo, era chiaro: ‘’un’epidemia da coronavirus genererebbe il caos’’. Il 4 dicembre 2019 Robert Kadlec consegnò il rapporto al Congresso, mentre tre mesi prima era stato esaminato dal presidente Donald Trump. Il presidente Trump reagì licenziando Kirchhoff e Kadlec: Trump già allora era prigioniero dei suoi deliri, ma i neoconservatori legati alla Dottrina del caos creativo hanno colto la palla al balzo: il caos avrebbe consentito alla fazione ultraborghese dell’Elite anglosassone di spazzare via la nano-borghesia nazionalista euro-statunitense, sistematizzando nuove forme di sfruttamento classista. La classe operaia, seguendo i teorici post-moderni dello Stato profondo, è antiquata.

L’epidemia è stata utilizzata dal Deep State ‘’americano-sionista’’ come un bazooka per spazzare via i rimasugli del capitalismo padronale a cui appartiene Trump: il mondo è già pieno di ingiustizie sociali istituzionalizzate, l’anticomunismo negli apparati accademici e nei media è come la Bibbia ebraica nelle Sinagoghe, non c’è più bisogno di “nuovi Hitler” (es. Jean Marie Le Pen o Trump) a fare da spauracchio. Ma da chi è stato insediato Biden prima ancora del risultato ufficiale? Scrive Escobar: ‘’Biden è stato di fatto insediato da AP, Google e Twitter ancora prima del risultato finale ufficiale’’ (Pepe Escobar, Quando i deplorabili diventano non governabili, UNZ). L’accusa di brogli elettorali, documenti alla mano, è più che fondata (forse quasi certa) anche fra analisti internazionali antimperialisti o, più genericamente, socialisti.

Contro lo Stato profondo, l’amministrazione Trump non ha fatto niente a parte genuflettersi in modo vergognoso: l’inganno del “presidente antiguerra” ha mandato in tilt il cervello di molti giornalisti ‘’alternativi’’. Il mito di Trump presidente anti-establishment è, decisamente, demenziale. Le responsabilità di Trump sono enormi. Il giornalista investigativo Connor Freeman, su Counterpunch, decostruisce l’inganno antiguerra di Trump:

‘’Con Trump, le persone pensavano di aver votato qualcosa di diverso, ma ciò che hanno avuto fu più o meno lo stesso. Come Obama e Bush II, Trump mentiva fingendo spregevolmente di essere contrario a guerre inutili in terre lontane. Trump fece commenti sprezzanti sul complesso industriale militare, ecc. Mentre saccheggiava il popolo nordamericano su tutto. Ha continuato con la sua facciata “contro la guerra” mentre bombardava gli stessi Paesi lontani che Bush e Obama hanno quasi distrutto. Allo stesso tempo, faceva morire di fame alcuni dei popoli più poveri del mondo, dal Venezuela alla Corea democratica, con sanzioni da “massima pressione”. Diede la priorità a saziare prima la banda d’Israele e pose le basi per il confronto con Pechino, e Mosca, assicurando al contempo bilanci militari sempre più alti. Come quella di Obama, la sua amministrazione è sinonimo di guerra nordamericana da sei anni nello Yemen, la cosa peggiore che accade nel mondo oggi. Questo conflitto istruisce sulla vergognosa duplicità di Trump sulla guerra. Trump continuava volentieri il supporto diplomatico, di intelligence, logistico e militare degli Stati Uniti alla guerra totale e all’assedio dei sauditi allo Yemen, massacrando deliberatamente e affamando la popolazione civile. La cui maggior parte vive in aree controllate dai ribelli huthi, nemici non solo della coalizione USA/Saudita ma anche di al-Qaida. E perché bombardiamo ancora gli huthi dopo tutto questo tempo? Più di sei anni fa, gli huthi rovesciarono Abdrabbuh Mansur Hadi, presidente fantoccio di nordamericani e sauditi Hadi fu “eletto”in un plebiscito gestito dagli Stati Uniti dove il suo nome era l’unica opzione. L’impero porta rancore. Ironia della sorte, l’amministrazione Trump, con Israele provoca l’Iran ora e potrebbe persino iniziare una guerra, in parte perché, più di quarant’anni fa, il governo rivoluzionario sciita rovesciò il loro dittatore installato dagli Stati Uniti. La guerra aerea nello Yemen deliberatamente rovinava il più povero Paese del Medio Oriente, i nordamericani supervisionarono e sottoscrissero bombardamenti di ospedali, scuolabus, barche da pesca, mercati, centri di cura del colera, fattorie, ponti, magazzini, depositi di cibo, acquedotti, fognature, strade, fabbriche, ecc. Il colera, insieme alla pandemia di coronavirus, ulteriormente devastava il Paese per la privazione dei civili. Lo Yemen vide la peggiore epidemia di colera nella storia con oltre 2 milioni di casi e migliaia di morti.’’ 3

L’aggressione imperialista che sta devastando il popolo yemenita, testimonia (1) la continuità fra l’amministrazione Obama e quella ‘’isolazionista’’ Trump nel genuflettersi al complesso militar-industriale e (2) la convergenza ‘’americano-sionista’’ nel dare allo Stato profondo saudita la sua ‘’Striscia di Gaza’’ da utilizzare come laboratorio militare. Il dissanguamento dello Yemen, una delle nazioni più povere del mondo, è una aggressione imperialista congiunta USA, Arabia Saudita ed Israele: una Shoah anti-sciita iniziata dai democratici e proseguita dal repubblicani. La politica estera statunitense non conosce polarizzazioni, ma solo convergenze nell’ideologia puritana del ‘’Destino Manifesto ‘’; la dicotomia destra/sinistra serve ad incrementare i profitti delle agenzie di stampa filogovernative interessate nell’arruolare giovani intellettuali guerrafondai.

Trump ha chiuso male il suo mandato: si è presentato in quanto candidato isolazionista ed è finito come tanti politici solo apparentemente alternativi, castrato dal Deep State. Gli Stati Uniti non sono in grado di trasformarsi in una Repubblica: rimarranno un Impero fino a quando collasseranno.

https://comedonchisciotte.org/quando-i-deplorabili-diventano-non-governabili/

Franco Fracassi, Protocollo Contagio, con Federica Ipsaro Passione e Wolfango Molinari

http://aurorasito.altervista.org/?p=14739

 Usa 2020, il discorso di Donald Trump dalla Casa Bianca - USA 2020 - ANSA.it

 

 

 

 

2 commenti per “Donald Trump non ha mai combattuto lo Stato profondo

  1. Federico Lovo
    23 Dicembre 2020 at 21:11

    bravo Stefano, da sbattere in faccia ai “compagni per Trump” e al resto del “circo alternativo”. Un circo che, oltre a lodare un palese delinquente internazionale, è anche impegnato nello spargere veleno tra Russi e Cinesi – e rispettivi sostenitori -, con quel desiderio malcelato di far riguadagnare quota al loro amato Impero / padrone. Un esempio dal trumpista Masala, tristemente ospitato da “L’Antidiplomatico”: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-aperto_il_collegamento_berlinoistanbulpechino/29296_38812/

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