Lo scopo di
questo articolo è, partendo da due esempi riconducibili a realtà apparentemente
molto diverse, quello di spiegare il funzionamento delle diverse lobby israeliane,
capaci non soltanto di reprimere il dissenso attraverso politiche fascistoidi,
ma anche di riorganizzarlo optando per delle tecniche più raffinate di soft
power. L’elezione del nuovo sindaco di New York, uno pseudo-socialista nemico
dichiarato del real-socialismo cubano, ci aiuta ad esaminare un campo finora
poco esplorato dal giornalismo antimperialista: la “dissonanza cognitiva”
applicata alla geopolitica.
Il funzionamento
della lobby della destra israeliana in Italia
Il
licenziamento del giornalista Gabriele Nunziati, il quale si è visto
interrompere il rapporto di lavoro con l’agenzia di stampa per cui lavorava, Agenzia
Nova, rientra nella gestione della “guerra cognitiva” in uno “stato
satellite” dell’imperialismo americano-sionista: i mezzi d’informazione, privati
della loro funzione, sono diventati una costola del complesso
militare-industriale dell’Egemone, la Nato, provocando un “Effetto
Lucifero” su larga scala ed aizzando il sottoproletariato (“fanteria
leggera del Capitale” per dirla con Marx) contro il mondo del lavoro.
Gabriele Nunziati aveva legittimamente posto una domanda alla portavoce della
Commissione Ue, Paula Pinho “Se la
Russia dovrà pagare per la ricostruzione dell’Ucraina, Israele dovrà fare lo
stesso per Gaza?”, domanda ritenuta “non
deontologica” da Agenzia Nova, l’ennesimo megafono della propaganda
israeliana. Al di là dello “sconcerto” dell’Ordine dei Giornalisti dobbiamo
rilevare che il raffronto fra la Russia ed Israele è, quantomeno in una
prospettiva socio-criminologica, bislacco: la Federazione Russa sta conducendo
un conflitto ad “obiettivi limitati” per proteggere la vita delle
popolazioni russofone del Donbass contro un regime, quello di Kiev,
dichiaratamente nazista; Israele, dall’altra parte, ha consumato il genocidio
dei palestinesi di Gaza, destabilizzando
dolosamente tutta l’area mediorientale. Il mondo liberal-progressista – ODG e
“socialisti democratici” compresi – mettendo sullo stesso piano Mosca e
Tel Aviv perseguono, con altri mezzi, la dottrina della “guerra ibrida”
sistematizzata dalla CIA. Gli ascoltatori dei media tradizionali vengono
“coltivati” (le scienze della comunicazione contemplano una dottrina
denominata “dottrina della coltivazione” mass-mediatica) in una
prospettiva bellica: la proiezione nel ventunesimo secolo dell’unilateralismo
del Pentagono, un sistema di potere post-moderno che sovrappone la lobby
sionista al sistema di dominio tradizionale. Israele, infiltrandosi nei gangli
vitali dello “stato profondo” italiano attraverso le sue lobby, sta
determinando la dissoluzione dello Stato di diritto liberal-democratico
sistematizzato dalla dottrina giuridica nel secondo dopoguerra.
Come più volte ho spiegato su “L’Interferenza”, Israele è una
dittatura lombrosiana militarmente bollita prossima alla dissoluzione interna,
un processo storico ineludibile vhe ha travolto tutti gli imperi distopici del
passato, ma il governo italiano non è in grado di comprendere la realtà sociale
e geopolitica essendo espressione di una “reversione atavica”.
Il ruolo occulto dell’ADL nell’elezione di Mamdani
Il neoeletto sindaco di New York, Zohran Mamdani, pur definendosi “socialista
democratico” non ha indugiato nel definire Cuba e Venezuela “dittature”,
rilanciando l’equiparazione di Putin con Netanyahu. Anche in questa circostanza
ci troviamo davanti ad un classico esempio di “guerra cognitiva”,
sistematizzata da quelle fazioni del Pentagono classificate dagli analisti come
“imperialismo intelligente”: mettendo sullo stesso piano l’Operazione
Militare Speciale Z con la guerra di sterminio di Netanyahu, viene meno la
dicotomia fra la guerra di liberazione nazionale (in questa circostanza, la “de-fascistizzazione”
dell’Ucraina secondo il linguaggio del Cremlino) e la pulizia etnica,
pianificata su basi industriali dai sionisti-revisionisti, ai danni del
popolo palestinese.
Sovvenzionato dalla Fondazione Soros (in particolar modo da Alexander),
il neoeletto sindaco ha sposato Rama Duwaji, illustratrice siriana ed attivista
contro il legittimo governo di Bashar al-Assad rovesciato, l’8 dicembre 2024,
da una banda sanguinaria di tagliagole qaedisti coadiuvati logisticamente da
USA, Turchia ed Israele: una “psyop” che il sociologo marxista James
Petras avrebbe definito “imperialismo culturale, in assenza di una
autentica sinistra di classe rappresentata alle porte dell’Eurasia proprio
dalla Siria baathista.
Le famiglie Clinton e Soros, per disgregare il movimento antisionista
isolando l’ala antimperialista della protesta dalla componente
liberal-democratica, hanno ripristinato uno degli obiettivi delle “primavere
arabe”: staccare, con la mediazione del Qatar, la Resistenza palestinese
dall’Asse sciita della Resistenza (Iran, Siria baathista, Hezbollah
e lo Yemen, a cui andrebbero aggiunte le Brigate Al Qassam con i gruppi
marxisti palestinesi) creando un dualismo di potere fra Tel Aviv e la
Confraternita dei Fratelli Musulmani (FM), storicamente creata
dall’MI6 britannico. Qual è il problema principale? I FM, in
molti Paesi occidentali (Italia compresa), hanno egemonizzato il movimento
filo-palestinese portandolo su posizioni compatibili col “capitalismo
islamista” della Confraternita.
Ha ragione il World Socialist Web Site
(WSWS) “i muri di Wall Street non crolleranno sotto la pressione
della retorica elettorale”. Mamdani ha stipulato una sorta di accordo
silente con l’Anti-Defamation League (ADL) impegnandosi “a
mantenere il Commissario di Polizia Jessica Tisch, una delle favorite
dell’Anti-Defamation League (ADL) e membro di una delle famiglie più ricche
degli Stati Uniti. La sua leadership garantirà che il Dipartimento di Polizia
di New York rimarrà un baluardo della repressione contro i manifestanti
filo-palestinesi e la classe operaia in generale” 1. La strategia del soft
power suggerisce, invece, che la lobby israeliana voglia isolare la fazione
antimperialista e socialista del movimento filo-palestinese, tollerando i
gruppi islamisti compatibili col capitalismo parassitario USA. La “guerra
ibrida”, davanti alla radicalizzazione del fascismo trumpiano, potrebbe
optare per una sorta di “clintonismo senza Killary Clinton” lasciando
ugualmente il mondo del lavoro sprovvisto di un partito di riferimento. Lo
pseudo-socialista Mamdani, per quanto “filo-palestinese”, è legato all’ADL,
una costola della lobby sionista specializzata nel paragonare l’antimperialismo
all’antisemitismo, in poche parole una gigantesca truffa ideologica che confermerebbe
la subordinazione della “sinistra zombie” all’”imperialismo
culturale” americano-sionista.
L’Operazione Z, condotta dalla
Federazione Russa per “sradicare una banda di drogati e neonazisti” in
conformità al diritto internazionale, trova l’appoggio del Sud Globale
(perlopiù dei popoli, al di là delle posizioni espresse dai governi), nonostante
ciò il sottobosco accademico che ha egemonizzato i cortei “anti-Netanyahu” continua
ad ostacolare la naturale equiparazione delle due Resistenze: il Donbass e la Terra
di Palestina. Purtroppo, si è trattato di una grande operazione di “dissonanza
cognitiva” che, per quanto in buonafede, contempla la corresponsabilità di
alcuni movimenti giovanili “filo-palestinesi” incapaci di scindere la disamina
geopolitica dai dogmi dell’Islam politico.
La lobby sionista non configura un blocco
monolitico ed ha sistematizzato alcune tecniche di depistaggio ideologico
difficili, per i neofiti delle scienze sociali, da decifrare; non abbiamo soltanto
il fascismo trumpiano, il nuovo nazismo ebraico e le politiche ultrareazionarie
della Meloni, ma anche tecniche raffinate di soft power sistematizzate
dagli ambienti accademici anglosassoni per manipolare il dissenso rendendolo
compatibile. La “dissonanza cognitiva” applicata alla geopolitica che
vede nell’equiparazione Russia/Israele e Palestina/Ucraina il trionfo della CIA
nella modalità “dem”, o meglio come buttare un movimento d’opposizione
in ciò che Trotsky chiamava “spazzatura della storia”.Sia chiaro: la
vittoria geostrategica (e di conseguenza geoeconomica) di Russia e Cina è la
condizione necessaria per liberare dal sionismo la Terra di Palestina, estendendo
la de-fascistizzazione dell’Operazione Z all’entità
nazi-sionista. Mosca e Pechino, in quanto baluardo geopolitico contro
l’imperialismo americano-sionista.
Un gigantesco sistema di dominio che
caratterizza le relazioni internazionali ed i rapporti fra le classi sociali
nell’odierno “capitalismo parassitario”. Per dirla con Paul Craig
Roberts “la verità è sempre anti-americana”.
https://www.wsws.org/es/articles/2025/11/06/94f3-n06.html
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