La
guerra di Donald Trump contro il popolo nigeriano ed il riconoscimento
israeliano del Somaliland nascondono un duplice obiettivo: l’esportazione, da
parte del fascismo ebraico, della dottrina della “guerra eterna” in
Africa.
Il
presidente Trump, il quale è tutt’altro che un isolazionista, ha dichiarato che
nel giorno di Natale gli Stati Uniti hanno bombardato “la feccia
terroristica dell’ISIS nel nord-ovest della regione” coinvolgendo
nell’operazione militare il governo di Abuja, un clan neoliberale asservito
agli imperialismi israeliano e statunitense contro i Paesi Brics.
La
narrativa islamofobica dell’amministrazione Trump è contrastata direttamente
dai dati dell’Armed Conflict Location and Event Data Project (ACLED),
un osservatorio indipendente il quale mostra come gli “islamisti”
(sovvenzionati dai Paesi alleati degli Stati Uniti, es. l’Arabia Saudita)
abbiano attaccato sia chiese che moschee (perpetrando numerosi eccidi contro le
comunità sciite); un’estensione della violenza che rientra nella dottrina del caos
creativo, sistematizzata dall’eccezionalismo statunitense. La prima causa
dell’instabilità sociale della Nigeria non è l’ISIS (per lo storico Webster
Tarpley “un esercito segreto della CIA”), ma il neoliberismo dell’élite
anglofona: sfruttamento dei lavoratori, corruzione e schiavitù.
Secondo
il giornalista Kevin Reed, analista presso la testata marxista World
Socialist Web Site (WSWS): “L’obiettivo fondamentale di questa
campagna è riaffermare il presunto diritto della Casa Bianca di lanciare
missili da crociera contro qualsiasi paese sulla base di pretesti umanitari
inventati e di preparare l’espansione delle operazioni militari statunitensi a
livello globale. L’attacco alla Nigeria fa parte della campagna
dell’amministrazione Trump per riaffermare il dominio imperialista degli Stati
Uniti sull’Africa, un continente che detiene circa il 30% delle riserve
minerarie critiche comprovate del mondo e vasti giacimenti di terre rare
inutilizzati.” 1 Un atto di pirateria internazionale, con l’appoggio di
Abuja l’ennesimo “stato lacchè”, funzionale a destabilizzare quei Paesi
che, attraverso delle rivoluzioni militari, hanno mutato la loro politica
estera da filo-occidentale a filo-cinese rivendicando il connubio fra
indipendenza nazionale e sovranità economica. Donald Trump contro l’eredità
politica di Thomas Sankara.
Ha
ragione il WSWS: davanti alle conflittualità interne irrisolte se non
attraverso un apparato repressivo fascistoide ed uno scenario geopolitico
sfavorevole (l’Africa, oramai, è un alleato strategico dell’Eurasia nella
transizione al multipolarismo), la borghesia nazionale nigeriana ha risposto
corroborando il proprio servilismo nei confronti di Washington e Tel Aviv.
Ribadendo che gli attacchi USA fossero conformi alla “sovranità nigeriana” secondo
il diritto interno, Abuja s’è tolta la maschera: la Nigeria è uno “stato
vassallo” dell’imperialismo USA.
La
nuova Strategia di Sicurezza Nazionale (NSS), un documento che coniuga
il narcisismo patologico di Donald Trump con la retorica falsamente
anti-elitaria MAGA, dichiara: “dobbiamo restare cauti verso la
rinascita dell’attività terroristica islamista in alcune parti dell’Africa,
evitando qualsiasi presenza o impegno americano a lungo termine” 2. Washington,
dopo aver creato artificialmente l’”Islam made in USA” nei laboratori
della CIA, utilizza il pretesto della “lotta al terrorismo” come Cavallo
di Troia per destabilizzare stati sovrani. Scrive l’analista strategico Andrew
Korybko:
“Gli
Stati Uniti sono a disagio con l’Alleanza/Confederazione Saheliana, alleata con
la Russia, i cui membri – Burkina Faso, Mali e
Niger – hanno appena annunciato un
battaglione militare congiunto dopo il loro ultimo vertice per affrontare
meglio le minacce terroristiche. Sebbene i loro obiettivi antiterrorismo
favoriscano formalmente gli interessi statunitensi, l’esempio multipolare da
loro dato non lo fa.” (Ibidem)
Svelato
l’arcano: (1) gli obiettivi di Washington sono i Paesi sovrani dell’area
(es. Burkina Faso, Mali e Niger), (2) spostando il conflitto militare
con la Russia dall’emisfero occidentale alle aree periferiche. Quella di Donald
Trump è una “russofobia modificata”, diversa da quella “dem”, ma
ugualmente pericolosa. Donald Trump, insieme al dittatore neonazista Benjamin
Netanyahu, minaccia la vita sulla Terra.
L’imperialismo
israeliano balcanizza il Corno d’Africa
Nel
mentre Israele ha riconosciuto il Somaliland, una regione separatista situata
nel nord della Somalia. Domanda: a chi giova la balcanizzazione del Corno
d’Africa? Rilanciando il mito della “tredicesima tribù”, la tribù
camitica andata dispersa, l’entità sionista mira alla creazione d’una “Israele
africana” da utilizzare come avamposto strategico per attaccare attraverso
la guerra missilistica la Resistenza yemenita. Il Somaliland, il quale dista dallo
Yemen circa 350-400 km in linea d’area, dovrebbe trasformarsi in una
piattaforma militare per aggredire uno dei Paesi più poveri del pianeta
protetto da un legittimo movimento di liberazione nazionale, gli Houthi:
Netanyahu, dittatore post-moderno reo d’aver sterminato in Palestina una
popolazione innocente, ha proiettato l’imperialismo israeliano verso l’Africa
con ruberie ed eccidi di massa. Quali sono le priorità, andando in ordine
strategico, di Tel Aviv? Nel breve periodo il nemico è l’Iran, nel lungo
periodo la Repubblica Popolare Cinese, un modo tanto anacronistico quanto
psicotico di proiettare l’unilateralismo nel ventunesimo secolo.
Israele
è un Paese segnato dalle caste di origine 3: in politica interna
marginalizza gli “ebrei falasha” non avendo mai contemplato una
legislazione sociale; in politica estera, invece, utilizza le popolazioni
africane come Cavallo di Troia, ripiegando sull’ideologica biblica, per gettare
intere aree geografiche nel caos. La Bibbia ebraica è uno zombie: un cadavere
che il sionismo-revisionista riesuma per legittimare i propri crimini,
una modalità d’intendere la pirateria internazionale ancora impunita.
Se il
fascismo è stato il “male assoluto” del ventesimo secolo, Israele (ed i
suoi sostenitori) è il cuore nero del ventunesimo secolo: Israele è il Male.
https://www.wsws.org/es/articles/2025/12/29/55bf-d29.html
Fonte foto: Mosaico-cem.it (da Google)