Donald Trump riorganizza lo “stato profondo” USA


L’amministrazione Trump, ispirata dalla dottrina isolazionista di Andrew Jackson, ha sistematizzato – per la fine del 2025 – una nuova Strategia di Sicurezza Nazionale, riproponendo una critica da destra all’ideologia liberal-globalista ed il rilancio della Dottrina Monroe.

Il primo aspetto che preme evidenziare è il disprezzo, da parte del presidente Trump, nei confronti dell’élite europea (disprezzo più che legittimo), un cambio di rotta evidenziato dal New York Times testata storicamente vicina alla CIA ed alla fazione “cosmopolita” dell’imperialismo USA. Leggiamo dal NYT:

Un nuovo documento politico della Casa Bianca formalizza il disprezzo di lunga data del presidente Trump nei confronti dei leader europei. Ha chiarito che il continente si trova ora a un bivio strategico.

Ha accusato l’Unione Europea di soffocare la “libertà politica”, ha avvertito che alcuni membri della NATO rischiano di diventare “a maggioranza non europei” e ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero allinearsi con i “partiti patriottici europei”, un eufemismo per indicare i movimenti di estrema destra europei. 1

Il sostegno di Donald Trump all’europeismo neoliberale, in questa circostanza riproponendo una globalizzazione modificata gestita dai circuiti neoliberali-populisti, è subordinato alla lotta contro l’ideologia woke basata sulla “cancellazione delle culture”. Nelle pagine 25-27 del documento (già menzionate dal sito di controinformazione “Come don Chisciotte”) leggiamo una disamina interessante sul declino del “vecchio continente”, totalmente improduttivo – seguendo la logica mercantile di Trump – ai fini della globalizzazione della Carta della Nato:

Pagina 25: “Le questioni più importanti che l’Europa deve affrontare includono le attività dell’Unione Europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creano conflitti, la censura della libertà di parola e la repressione dell’opposizione politica, il crollo dei tassi di natalità e la perdita delle identità nazionali e della fiducia in sé stessi. Se le tendenze attuali dovessero continuare, il continente sarà irriconoscibile entro 20 anni o menoPertanto, non è affatto scontato che alcuni Paesi europei avranno economie e forze armate abbastanza forti da rimanere alleati affidabili”.

Pagina 27: “A lungo termine, è più che plausibile che, entro pochi decenni al massimo, alcuni membri della NATO diventeranno in maggioranza non europei. Pertanto, resta da vedere se considereranno il loro ruolo nel mondo, o la loro alleanza con gli Stati Uniti, allo stesso modo di coloro che hanno firmato la Carta della NATO”. (Ibidem)

Il presidente Trump, influenzato dall’ideologo fascistoide Steve Bannon, ha rimesso in discussione il ruolo delle organizzazioni transnazionali che gli anglosassoni hanno dolosamente creato durante la “guerra fredda” in funzione anticomunista, operando nelle pagine successive ciò che nella socio-criminologia prende il nome di “distorsione metonimica” (il travisamento d’un problema sociale complesso): le masse migranti che a causa del sottosviluppo imposto dalle potenze neocoloniali si trovano costrette ad abbandonare il proprio Paese d’origine, vengono – in modo totalmente bislacco – accusate di voler “cancellare le culture europee”. La deindustrializzazione provocata da decenni di privatizzazioni selvagge predisposte dal Super Clan anglofono, ha ridotto l’Europa in una appendice neocoloniale della NATO; è questa, e non altro, la ragione strutturale della “cancellazione delle culture europee”. La costruzione, nel cuore dell’Occidente, d’un “impero delle banane”: l’imperialismo carolingio, polarizzato sul binomio Francia-Germania, come sottolineò il socialista di sinistra Riccardo Lombardi.

La correlazione fra le pessime organizzazioni sovrannazionali ed i flussi migratori occulta il rapporto, intimo per non dire “da letto”, intercorrente fra il Super Clan (NATO, UE, ONU, FMI, ecc..) e l’applicazione della dottrina della “guerra eterna”: la globalizzazione, attraverso lo strumento militare, dell’eccezionalismo statunitense.

Per sostenere i “nazionalisti integralisti” ucraini (una “banda di drogati e neonazisti” per il presidente Putin), l’UE ha gettato la maschera: è diventata un regime guerrafondaio e tecnocratico. L’estone Kallas ha invocato per l’ennesima volta i “prestiti di riparazione” 2, consolidando l’alleanza economica e militare fra Bruxelles, i governi baltici ed il governo ucraino-nazista: Trump, al contrario, sembrerebbe favorevole ad una spartizione imperiale del mondo rilanciando la dottrina – il rafforzamento d’un “impero corto” – degli ultimi Kissinger e Brzezinski.

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha valutato positivamente il ripudio da parte di Trump del globalismo, ma ha anche ribadito gli aspetti problematici di questo documento. Leggiamo:

Questa tesi riflette il concetto di “America First”, ma difficilmente dovrebbe essere interpretata come un abbandono da parte degli Stati Uniti della propria presenza militare all’estero, il che a sua volta è coerente con un’altra idea americana: la cosiddetta “pace attraverso la forza.

Ad esempio, i passaggi del documento Asia-Pacifico contengono un linguaggio inquietante nei confronti della Cina, oltre a richiedere a tutti i principali partner regionali di fornire al Pentagono un maggiore accesso ai loro porti e ad “altre strutture.”

I passaggi rilevanti suonano più come un riferimento diretto al cosiddetto “Emendamento Roosevelt”, la dottrina del 26° Presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt, che un tempo proclamò il diritto di Washington di intervenire in America Latina con il pretesto di “stabilizzare la situazione economica interna” di un determinato Paese della regione. Ciò è particolarmente allarmante, date le attuali tensioni deliberatamente alimentate dal Pentagono nei confronti del Venezuela.

Ci auguriamo che la Casa Bianca riesca a evitare di scivolare ulteriormente in un conflitto su vasta scala, che minaccia di avere conseguenze imprevedibili per l’intero emisfero occidentale. 3

La costruzione della “fortezza America” e la guerra commerciale contro la Cina rimangono le priorità dell’amministrazione Trump: riconquistare con la violenza ed il ricatto il continente americano e rilanciare la guerra economica contro il Sud Globale. Un sistema di potere che fa meno morti rispetto all’imperialismo termonucleare della Clinton, ma sempre di morti si tratta.

Donald Trump non ha mai ripudiato il neoconservatorismo né mai menzionato Leo Strauss, l’ideologo della catastrofe, per questo motivo la Federazione Russa deve elaborare, quanto prima, una strategia per contrastare la nuova proiezione unilaterale di Washington. Il futuro di Mosca, come emerge dall’ultimo incontro Putin-Modi, dipende da molteplici fattori fra cui lo sviluppo del Sud Globale.

Il presidente Biden riposizionò gli USA in quanto gendarme mondiale, Trump come strozzino del pianeta: due definizioni semplici che, in questa congiuntura geopolitica, definiscono il declino della coppia dicotomica destra-sinistra, quantomeno nell’Occidente imperialista. Ciò che emerge dalla dottrina Trump è che, citando il grande filosofo marxista Gyorgy Lukàcs, “la società borghese è una tubercolosi organizzata”.

1https://comedonchisciotte.org/lerosione-dei-valori-compatibili-la-nuova-strategia-di-sicurezza-nazionale-di-trump-ridefinisce-leuropa-come-un-peso-strategico/

2https://www.voltairenet.org/article223295.html

3 https://www.maurizioblondet.it/il-ministero-esteri-russo-suulla-nuova-strategia-usa/

Immagine da Google

1 commento per “Donald Trump riorganizza lo “stato profondo” USA

  1. Giulio larosa
    12 Dicembre 2025 at 9:49

    Assolutamente d accordo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.