Se nel Partito democratico imperversano posizioni filosioniste e antistoriche


Il vero problema del centro sinistra sta proprio nelle sue correnti neomoderate che assumono posizioni fotocopia della destra in politica interna ed estera.

Non bastavano la paternità del pacchetto sicurezza nelle sue prime edizioni, del daspo urbano e di una cultura sostanzialmente securitaria, non si sono fermati a politiche in materia di immigrazione a dir poco simili alle destre, sul sostegno allo stato genocida di Israele volevano letteralmente stupirci ingaggiando una forsennata corsa all’ultimo metro per festeggiare le posizioni più acritiche, arrendevoli e prone al sionismo.

In questi giorni il parlamentare (ex Renziano) Delrio ha presentato un decreto legge che nulla ha da invidiare a quelli precedentemente sottoscritti da parlamentari della Lega e delle altre compagini del centro destra, an netto delle dichiarazioni rese da esponenti della cosiddetta sinistra del Partito democratico, non siamo davanti a un fatto isolato ma piuttosto a posizioni radicate e assai rappresentate nel Parlamento europeo dove una buona parte dei parlamentari ha votato mozioni guerrafondaie.

La posizione che caratterizza le destre e una parte non piccola del centro sinistra (dal centro del centrosinistra a correnti del Pd per capirci) è quella di considerare ogni critica allo Stato di Israele e al sionismo come atto razzista, di mera istigazione all’odio contro gli ebrei, atto quindi da perseguire utilizzando le leggi costruite contro i veri xenofobi e antisemiti negli anni in cui , dopo il crollo del Muro di Berlino, provarono a rialzare la tesa.

Questa volta , per fortuna, diversi intellettuali tra i quali storici dell’ebraismo hanno eretto un argine alla deriva securitaria e presa carta e penna hanno assunto una posizione di netta contrarietà ad ogni equiparazione tra antisionismo e antisemitismo. Ma al contempo anche nel Parlamento italiano una rappresentanza non piccola, per non dire larga, di parlamentari del Pd potrebbe sostenere le tesi sioniste. E da ricordare che tra gli estensori della lettera critica alla definizione di antisemitismo si trovano anche intellettuali di area democratica ma su posizioni opposte a quelle del sionismo, intellettuali di religione ebraica che oggi finalmente confutano quella definizione di antisemitismo sostenuta dall’ IHRA e fatta propria anche dal Governo italiano. Riportiamola per amor di verità

Tra i comportamenti antisemiti indicati nella definizione dell’Ihra vi sono: negare al popolo ebraico il proprio diritto all’autodeterminazione, cioè sostenere che l’esistenza dello Stato d’Israele è un atto di razzismo; adottare due misure diverse (a Israele) aspettandosi da esso un comportamento non atteso o richiesto a nessun’altra nazione; usare i simboli e le immagini associate all’antisemitismo classico (per esempio accuse di ebrei che uccidono Gesù o l’accusa del sangue) per caratterizzare Israele e gli israeliani; tracciare paragoni tra la presente politica d’Israele e quelle dei nazisti; ritenere gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello stato d’Israele.

Il Consiglio dei Ministri ha adottato ufficialmente la definizione di antisemitismo dell’IHRA – Osservatorio Antisemitismo.

Ogni critica allo stato di Israele è quindi considerata un atto anti semita in aperta antitesi con ben altre, e storicamente inappuntabili, definizioni di antisemitismo, a prevalere è sempre la posizione fragile ma funzionale agli interessi di lobby (ad esempio l’intricato giro di affari e rapporti commerciali in campo militare) e sistemi di potere, assolvere a prescindere l’operato di Israele (e da qui nasce il pregiudizio anti arabo) trasformando ogni legittima critica in una orrenda accusa di razzismo.

La vera aberrazione è trasformare una definizione, contestata da storici per la sua stessa parzialità e per l’assenza di fondati presupposti, in una norma giuridica vera e propria, da qui diventerà impossibile esprimere critiche al sistema giudiziario e carcerario, alla politica estera, al colonialismo di insediamento, alla natura stessa del sionismo.

Se trasformate in legge le varie proposte provenienti da settori del centro sinistra e dalla destra ci ritroveremmo davanti alla impossibilità di denunciare i crimini di guerra, il genocidio, le complicità occidentali con l’industria stessa del genocidio.

E non desti meraviglia il monitoraggio di associazioni ebraiche legate a doppio filo con il sionismo che da un decennio animano il web trasformando ogni iniziativa, anche quella sperduta in una isola o tra le montagne del paese, in un atto antisemita, parliamo di semplici adesivi a sostegno del popolo palestinese, un graffito, un intervento pubblico anche davanti a cinque persone. Saremmo indotti dal dubbio per capire la provenienza di queste dettagliate notizie, quali siano le fonti originarie ma preferiamo , una volta tanto, non porci domande scomode.

Siamo quindi davanti alla rimozione preventiva del problema, applicando una nozione onnicomprensiva di antisemitismo , applicando la legge Mancino, ritoccando il codice penale (ormai siamo abituati a interventi continui con la mera invenzione di fattispecie di nuovi reati) si arriva al risultato sperato ossia criminalizzare ogni critica al sionismo e all’operato di Israele e lo si fa utilizzando nozioni parziali e messe in discussione dalla comunità intellettuale. : E attenzione che tutti i decreti legge presentati ripropongono alla fine lo stesso schema, siano più o meno approfonditi mirano comunque allo stesso obiettivo: è vietata la critica allo Stato di Israele e alla sua ideologia fondante ossia il sionismo. Del resto, cosa ci aspettiamo da aree politiche che hanno messo sullo stesso piano, al Parlamento europeo, nazisti e comunisti stravolgendo letteralmente la storia novecentesca: senza l’Urss e i comunisti oggi la Europa sarebbe sotto il gioco del nazifascismo

Quanto avviene in Italia e in Ue (sono decine gli arrestati in Germania e in Inghilterra tra esponenti antisionisti) ci riporta agli USA di Trump dove lo strumento antisemita viene invocato per reprimere i movimenti studenteschi nelle scuole e nelle università, per normalizzare le città dove forti sono le mobilitazioni contro la guerra. Il sostegno allo stato genocida è quindi il modo migliore per prepararsi alla ideologia di guerra e alla normalità della stessa.

Adista News – Antisemitismo: dietro una parola, la minaccia al diritto internazionale. Un appello la fonte dell’appello contro la nozione di antisemitismo

Immagine da Google

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