La privatizzazione del futuro e i suoi disertori


Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Chi controlla il presente controlla il passato. Chi controlla il passato controlla il futuro. Lo scrisse il romanziere e militante George Orwell nel suo libro dal titolo ‘1984’. Ci troviamo nell’altro millennio e siamo testimoni più o meno consapevoli del progressivo spossessamento del futuro dei poveri. Si trovino essi nella parte ‘sud’ o ‘nord’ del mondo così com’è stato ridotto in questi ultimi decenni della storia. La tragedia provocata delle oltre 50 guerre in atto nel pianeta e la conseguente creazione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo non è altro che un futuro trafugato e che mai più troverà dimora. La strategia di controllo mirato e spesso istituzionalmente violento delle migrazioni internazionali conferma, specie nelle migliaia di morti alle frontiere, l’arbitraria e spesso definitiva sottrazione del futuro a chi aveva il diritto di cercarlo altrove. Non c’è nulla di più grave, nella vita umana, della confisca o dell’esproprio del futuro. Prendere come ostaggio il futuro di un popolo, di una classe sociale o di età è commettere un crimine le cui conseguenze sono irreparaibili.

Non casualmente i politici, i generali, i commercianti e i religiosi promettono, ognuno a suo modo, un futuro differente ai sudditi, cittadini, fedeli o semplicemente clienti. Passato, presente e futuro si giocano nell’oggi che sfugge per distrazione, manipolazione o per scelta. I tempi sono stagioni che abbiamo comunque vissuto, sperato e atteso nell’apertura all’inedito di un futuro che pensiamo possibile. Tutti inconsciamente crediamo, come fanno i contadini,  che si seminano oggi i grani conservati dal passato per raccoglierne, domani, i frutti. Si ha fiducia che il futuro non sia totalmente deciso o addirittura precluso dal luogo della nascita o dalle circostanze avverse del destino. Attentare alla speranza che domani non sia la banale ripetizione dell’oggi o di quanto già vissuto nel passato ma avventura di un altro mondo possibile è il più spietato dei genocidi. ‘Della perdita del passato’, dice in un romanzo lo scrittore libanese-francese Amin Maalouf,  ‘ci si consola facilmente, è dalla perdita del futuro che non ci si riprende’.

L’orchestrata rapina del futuro passa anche attraverso la propaganda, la società dello spettacolo, le ideologie millenariste che si ostinano a promettere la felicità e l’eldorado per domani. Prima però sono necessari sacrifici, rinunce e sofferenze. Domani, certamente, arriverà Godot, personaggio enigmatico nel teatro dell’assurdo dell’irlandese Samuel Beckett.  Godot non arriverà mai sulla scena e i due protagonisti passeranno il tempo in una tragica attesa senza futuro. Si mutila il futuro dei poveri tradendone i sogni con politiche economiche basate sull’esclusione e la morte.  Si instilla nell’educazione in famiglia e negli istituti scolastici la paura del futuro perchè non controllabile o semplicemente incerto.  L’inverno demografico dell’occidente economicamente abbiente non è che un sintomo, peraltro di un’eloquenza unica, dell’espulsione del futuro di un’intera civiltà. Non è dunque casuale che, nella presente fase storica ci sia una moltiplicazione di campi di detenzione per i migranti e carceri contestualmente saturate. In entrambi i casi il futuro è letteralmente sospeso o spento.

Fortuna ci sono loro, i disertori. Non seguono le indicazioni di percorso tracciate anzitempo dai maestri del tempio e i dottori della legge. Non aderiscono ai progetti confezionati o ai piani stabiliti dagli illuminati del sistema o l’intelligenza artificiale. Tra loro si trovano i poeti e i resistenti di ogni tipo che ridanno senso, gusto e vita alle parole cadute in disuso. Disertano come possono i paradisi occasionali e tutto ciò che sembra assicurare il successo. Si contano numerosi tra i marginali e in genere i poco importanti della società che conta. Non hanno fatta propria l’arte della guerra. Vivono nella loro patria ma come stranieri, ogni patria straniera è patria loro e ogni patria è straniera.

Mauro Armanino, Casarza Ligure, novembre 2025

2 commenti per “La privatizzazione del futuro e i suoi disertori

  1. Vannini Andrea
    17 Novembre 2025 at 16:18

    Belle parole…peccato che manchino i soggetti. Cioè i nomi dei nemici. Si, i nemici da combattere e battere. (l’ imperialismo usa-nato-ue, o no?!). Concordo: fortuna che ci sono i disertori…a partire dagli ucraini mandati a morire dai fascisti e dagli imperialisti.

  2. Enza
    18 Novembre 2025 at 12:41

    La scrittura lirica dell’autore denuncia con passione l’ingiustizia di questo mondo i cui artefici e manutentori sono spavaldamente ai vertici, impuniti e intoccabili. Amarissima realtà. Ci conforta che ci siano i disertori contro i ladri di futuro( non solo dei poveri, ma anche di tutti noi e , soprattutto , dei nostri figli) , purtroppo destinati ad una difformità senza risultati.
    Ieri, cercando notizie su un ministro della Repubblica italiana ho letto che costui, nel medagliere di ciò che conta per stare in posizioni dominanti o nelle colonie dei parassiti del potere, ricopre anche il ruolo di presidente della fondazione Fare futuro della fratellanza d’Italia.
    Sempre ieri il deprecato Orban, mi ha fatto sorridere esprimendosi in merito al foraggiamento ad oltranza di armi a Kiev/ Zelenskij, paragonandolo all’ostinazione di voler curare un alcolista offrendogli vodka. E per chiudere ho letto che la ministra Bernini ha nominato Bassetti, lo spargipaura, a capo di un neo gruppo di lavoro incaricato di definire i criteri per stanziare i fondi alla ricerca pubblica. Pare che anche suoi sodali siano rimasti scandalizzati di una nomina assolutamente immeritata.
    E vogliamo parlare della cialtroneria della politica italiana con i telegiornali che ci offrono come pane quotidiano le dichiarazioni di un personaggio come Calenda?
    Unica notizia buona del giorno appena trascorso, è che la Corte dei Conti ha frapposto un nuovo intralcio al ciarlatano del ponte.
    Intanto l’esercito dei coscritti obbedienti va avanti nei suoi piani. Il nemico non è alle porte : è già qui.
    I disertori insieme ad altri di stirpe simile, ammirati da Anna Maria Ortese in Corpo celeste o da Duccio Demetrio ne L’interiorità maschile, e da altri ancora in ogni tempo, sono meno di un lampo di un fiammifero in un mondo completamente buio.

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