Mediterraneo: il grande cimitero per le vittime del neocolonialismo

Il recente naufragio di ben 700 migranti contribuisce, sempre più tristemente, a fare del Mar Mediterraneo una grande tomba inusuale riservata ai popoli colonizzati: qui giacciono le vittime del colonialismo, ecco l’epigrafe che bisognerebbe scrivere.
Certamente le mie sembreranno ai più parole anacronistiche, eppure le dinamiche che stanno alla base dei flussi migratori non fanno che dargli conferma.
La distruzione di Stati nazionali indipendenti, come l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, ecc. , a cosa ha portato ? Ovviamente agli spostamenti di popolazione, vale a dire al trasferimento da una parte all’altra del globo di gruppi sociali “in eccesso”, secondo la logica capitalista. E’ infatti proprio nella logica del capitalismo – spiega Marx soprattutto nel XXIII Capitolo del Primo Libro del Capitale – che bisogna ricercare le cause di questi crimini (non ci sono altre parole per definrli) e non altrove.
Ma ogni crimine ha delle menti e dei mandanti ben precisi, quindi è bene fare chiarezza.
Il giornalista Fulvio Grimaldi al Convegno “ #NoGuerra #NoNato, Per un Paese sovrano e neutrale’’ che si è di recente tenuto in una sala del Senato ha ricordato che “quella gente scappa dalle bombe che sono partite da Sigonella”. Osservazione giusta. E allora perché non aggiungere che la Libia di Gheddafi prima dell’aggressione imperialistica occidentale manteneva uno Stato sociale funzionante garantendo ai migranti centroafricani ( quelli che scappavano dalle dittature reali, clienti di Stati Uniti, Israele, Inghilterra e Francia ) quei diritti e quelle garanzie proprie di una democrazia progressista ed antirazzista?
Qualcuno stenta a credere che la Libia con Gheddafi fosse un paese progredito? E allora andiamo a vedere cosa dicono gli analisti internazionali. Michel Chossudovsky ritiene che “Qualunque opinione che si possa avere di Gheddafi, il governo libico post-coloniale ha svolto un ruolo fondamentale per eliminare la povertà, per migliorare la salute della popolazione e per sviluppare le strutture per l’educazione” ( Global Research, 24 settembre 2011 ). Anche Yvonne de Vito afferma “…diversamente da altre nazioni che hanno avuto una rivoluzione, la Libia viene considerata la Svizzera del continente africano, è molto ricca e le scuole sono gratuite. Gli ospedali sono gratuiti. E le condizioni delle donne sono molto migliori rispetto ad altri paesi arabi’. ( Russia Today, 25 agosto 2011 )
Con la retorica della sinistra occidentale oramai del tutto interna alle logiche del capitalismo non è ovviamente d’accordo nemmeno James Petras che indica come responsabili i paesi europei ‘Cuando Gaddafi vivía el pueblo no huía de Libia, al contrario la gente inmigraba a Libia, porque tenía trabajo, ingresos, bienestar social’ ( lahaine, 23 aprile 2015 ). Possiamo sicuramente aggiungere ai responsabili/mandanti di tutto ciò anche gli Stati Uniti d’America (e li mettiamo in cima alla lista) essendo i paesi europei del tutto succubi all’egemonia Usa all’interno della NATO.
In Libia, a seguito all’ “Operazione Protettore Unificato” si è realizzato il piano dei neoconservatori statunitensi: disintegrare uno Stato progredito, permettendo alle grandi imprese transazionali di rapinarne le risorse. Ben 160.000 libici morirono sotto le bombe della NATO, altri sono stati massacrati (molti sgozzati) dai mercenari addestrati da generali nord-americani, inglesi e francesi: da quest’inferno fuggono i migranti che avevano tratto tanti benefici dai programmi sociali a loro offerti dall’anticolonialista Gheddafi.
Uno studio approfondito della riconquista della Libia alla luce di recenti documenti declassificati ci permette di sapere che una delegazione statunitense venne istituita con il compito ben preciso di corrompere uomini dell’elite gheddafiana. La logica della CIA è questa:”Avrete salva la vita a prezzo di quella del vostro leader’. Thierry Meyssan ha riferito di questo colloquio con estrema precisione:
“Ricordo di essere stato sollecitato a far da testimone, prima che integrassi il governo della Jamahirya araba libica, in occasione di un incontro a Tripoli tra una delegazione statunitense e dei rappresentanti libici. In occasione di quella lunga conversazione, il capo della delegazione USA ha spiegato ai suoi interlocutori che il Pentagono era pronto a salvarli da morte certa, ma esigeva che gli fosse consegnata la Guida. Ha aggiunto che, quando Gheddafi fosse morto, la società tribale non sarebbe arrivata ad approvare un nuovo capo prima di almeno una generazione, e il Paese sarebbe allora sprofondato in un caos mai visto prima. Ho riferito questo colloquio in numerose occasioni e non ho cessato, dal linciaggio della Guida, nell’ottobre 2011, di predire ciò che avviene oggi”.
http://www.voltairenet.org/article187426.html
Fa un certo effetto leggere le parole “il paese sarebbe sprofondato nel caos”, eppure la disintegrazione dello Stato nazionale, prodotto storico delle lotte contro il colonialismo – in occidente trova la sua matrice ideologica nel giacobinismo e in Robespierre che abolì la schiavitù nelle colonie – è l’obiettivo dell’imperialismo Usa che, “destra” o “sinistra” al potere , non cambia mai rotta.
Chi è al comando di questo sistema capitalista ? Certamente le grandi multinazionali occidentali, qualcuno direbbe anche il complesso militare e industriale di Washington. La strage dei migranti ha dei responsabili: i nomi e cognomi, Obama, Cameron, Sarkozy, Netanyahu, sono già scritti.
C’è un altro elemento da analizzare: la borghesia europea guarda con favore ai flussi migratori perché (1) può facilmente mettere in competizione i lavoratori italiani con quelli stranieri i quali tendono ad offrire manodopera a basso costo, (2) le ondate di disperati che transitano dal sud al nord del mondo dicono apertamente che il movimento antimperialista è in crisi e i lavoratori arabi non riescono più ad affermare il loro diritto di autodeterminazione creando – come ai tempi di Ben Bella e Nasser – Stati sovrani ed indipendenti. Questo secondo punto mi sembra il più preoccupante ( non che il primo non lo sia, intendiamoci!).
Sono in molti a trarre vantaggio da questa situazione: (1) Stati Uniti, Israele e Inghilterra spezzano il legame che, ad esempio, un paese come l’Italia ha sempre avuto col nord-africa; (2) la borghesia corrotta italiana – di cui i razzisti pro-Lega Nord sono parte integrante – trova manodopera a basso costo che va ad ingigantire il nostrano “esercito industriale di riserva”. Un mix perfetto per la propaganda islamofoba finalizzata ad alimentare la guerra fra poveri.
Sempre Fulvio Grimaldi in un suo recente articolo spiega (riportiamo uno stralcio dell’articolo): “…destabilizzare i paesi europei, a partire da quelli del Sud, più propensi storicamente e culturalmente a conversare proficuamente con l’altra sponda, con lacerazioni della coesione sociale e aggravamento delle carenze strutturali attraverso l’arrivo dei milioni di profughi determinati da guerre USA dirette e surrogate’.
E’ certamente una vecchia prassi dell’imperialismo, e quello statunitense non fa certo eccezione, quella del “divide et impera”. Prosegue Grimaldi: “Una destabilizzazione fondata sulle guerre tra poveri, sul tipo di quelle del divide et impera praticato da tutti gli imperi e riformulato da Israele (Oded Yinon, 1982) per sciti, sunniti, curdi, arabi, cristiani e musulmani”.
Faccio una doppia domanda: come possiamo tenere uniti i lavoratori italiani con i migranti in nome di un programma di rivendicazioni sociali alternativo e antagonista al neoliberismo?
La costituzione di un grande movimento che chieda l’uscita dalla NATO potrebbe essere un banco di prova interessante.
La sinistra eurocentrica prima contribuisce a distruggere Stati sovrani, poi dice che “l’immigrazione è una ricchezza” sapendo che nel nord del mondo questi nuovi disperati – in realtà lavoratori molto spesso con qualifiche di tutto rispetto – si troveranno schiacciati dalle dure leggi del neoliberismo dei Chicago boys.
Che dire ? La sinistra di Hollande e della Boldrini ha lo stesso atteggiamento delle classi dirigenti borghesi dell’ ‘800; nulla più e nulla meno. L’ipocrisia del politicamente corretto è impressionante: alzano la voce contro il razzismo attraverso i mass media che controllano ma non appena si esce dall’Europa, demonizzano tutti i movimenti di liberazione nazionale islamici. Sono proprio loro i registi e gli attori del razzismo reale, quello fatto di bombe e spostamenti di capitali privati. Oggi il PSF, gli pseudo socialisti spagnoli, i laburisti inglesi ed il PD italiano sono scherati contro Hamas, Hezbollah, demonizzano la Repubblica Islamica dell’Iran. Non è questo un razzismo inconscio ed inverso?
C’è una sola strada, per quanto ci riguarda, per evitare il peggio, cioè la guerra totale a cui ci stanno preparando da tempo: la ricostruzione di un movimento antimperialista nei paesi sottoposti a dominazione neocoloniale e la sua unità effettiva con i lavoratori occidentali.

1 commento per “Mediterraneo: il grande cimitero per le vittime del neocolonialismo

  1. alfio
    4 maggio 2015 at 1:20

    il razzismo di cui scrivi e’ sicuramente inverso ma
    non inconscio, anzi e’ consapevole come cio’
    che sta dietro ad un disegno politico cosi’
    autenticamente imperialista.

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