“La prossima guerra in Europa sarà tra Russia e il fascismo, solo che il fascismo si chiamerà democrazia.” (Fidel Castro)
Come
abbiamo largamente previsto, i governanti europei hanno cercato di
spingere Donald Trump ad una ripresa delle ostilità contro la
Federazione Russa, rilanciando la vocazione russofoba della lobby
progressista fatta propria anche dai nazi-punk
al governo in Italia. Dall’altra parte, come ha spiegato l’analista
strategico Alessandro Orsini, Trump non è un “pacifista”
(ammesso e non concesso che
questa categoria abbia una reale prospettiva politica), ma una
“maschera di facciata”
dell’imperialismo USA chiamata a gestire il declino dell’impero
statunitense d’Occidente.
Leggiamo
le ultime dichiarazioni di Maria Zakharova la quale ha definito le
parole di Macron, secondo cui Putin non vuole la pace, una “bassa
bugia”: “Che
bassa bugia! Da sette anni la Russia propone una soluzione pacifica
della crisi interna ucraina nel quadro degli accordi di Minsk! I
politici e gli statisti francesi, a loro volta, hanno spinto i
mercenari ucraini a compiere “Maidan”, a compiere colpi di Stato
e altri passi che minano la sicurezza e la pace” 1.
Macron, in questo momento, è un piede di porco della fazione
clintoniana del Pentagono, il Super
clan (per dirla col giornalista
investigativo Giulietto Chiesa) che con cinismo e nell’indifferenza
ha pianificato la distruzione d’una porzione del pianeta.
Secondo
Trump, l’aggressione imperialistica alla Federazione Russa, per
mezzo dei “nazionalisti
integralisti” di Kiev, avrebbe
consolidato l’alleanza sino-russa, quindi capovolgendo la dottrina
Kissinger gli Stati Uniti dovrebbero “conquistare” la Russia
nella guerra commerciale contro la Repubblica Popolare Cinese. Una
disamina che troverebbe conferma nella vocazione trumpiana del
nazionalismo ortodosso russo, anticomunista ed ostile
all’antimperialismo reale consolidato all’interno dell’esercito.
I teorici del trumpismo hanno una percezione parziale dei rapporti di
forza: l’esercito della Federazione Russa, il quale persegue
nell’equazione nazionalismo-pianificazione economica, determina la
politica estera di Putin che ha trovato il maggior interprete in
Lavrov.
Gli
“alleati” s’appellano all’articolo 5 della
NATO, ciononostante Ucraina ed
UE sono militarmente bollite; incapaci di controllare il territorio,
l’europeismo militarista è una succursale della “guerra
irregolare” sistematizzata
dagli anglosassoni e perfezionata dagli israeliani. L’Alleanza
Atlantica, una creazione degli
straussiani, è cerebralmente morta: surclassata militarmente dalla
Russia ed economicamente dalla Cina, gli Stati Uniti s’avviano
lungo la via del tramonto caratterizzata dalla transizione al mondo
multipolare. Il Consiglio editoriale della testata marxista World
Socialist Web Site (WSWS)
ha colto la natura geopolitica del conflitto:
“Soprattutto
dopo la rielezione di Trump, gli ambienti di politica estera
statunitense hanno discusso di una strategia “alla Kissinger
inversa”. Di fronte all’ascesa economica della Cina, l’obiettivo
è invertire la politica promossa negli anni ’70 dal Segretario di
Stato americano del presidente Richard Nixon, Henry Kissinger, di
allearsi con la Cina contro l’Unione Sovietica. In un articolo
intitolato “Un ‘Kissinger inverso’?”, il think tank
dell’American Enterprise Institute ha appoggiato i tentativi di
allearsi con la Russia contro la Cina, ma ha osservato che la guerra
in Ucraina rappresentava un ostacolo alla conquista di Putin.” 2
La
politica trumpiana configura il fallimento d’un politicante che,
invece di sottomettere il deep
state, si lascia trasportare dai
vortici dello “stato profondo”
(la “Palude”
nel linguaggio MAGA)
diventando la tragicomica parodia di sé stesso: un pagliaccio nelle
mani del complesso
militare-industriale. Trump non
metterà fine al collasso di Ucraina ed UE, e sul fronte asiatico gli
USA verranno surclassati, ancora una volta, dalla Cina: un’economia
semi-pianificata che, per dirla col teorico marxista Hosea Jaffe,
caratterizza uno “Stato
Proletario (per quanto
burocratizzato) ed
Antimperialista”. Qual è la
verità sul mondo MAGA?
Semplice, nella letteratura degli Alt
Media prende forma una palude
diversamente neocons
incapace di decolonizzare il proprio immaginario suprematista. Leon
Trotsky definì “pulviscolo
d’umanità” la base sociale
del fascismo, una definizione utilizzabile efficacemente anche per il
mondo MAGA.
La
“società dello spettacolo”,
fatta d’elogi ed estremismo parolaio, occulta ciò che realmente
connota le guerre del ventunesimo secolo e la geopolitica globale: i
conflitti delle intelligence, fatti anche di tattica, “cessate
il fuoco” oppure assassinii
mirati. La CIA
è decotta, la Cina contrariamente ha sperimentato con successo le
nuove tecnologie militari in Ucraina, prendendo nota della
“demolizione controllata”
d’un paese alleato degli Occidentali.
Non esiste sicurezza dentro il capitalismo, soprattutto nella sfera egemonica del genocida più rispettato del pianeta: gli Stati Uniti. La lotta contro il genocidio, la corruzione e lo sfruttamento della classe operaia necessita del rilancio, su scala internazionale, del movimento socialista ed antimperialista la sola forza politica capace di riportare una vittoria permanente contro l’imperialismo ed i suoi agenti.
https://www.wsws.org/es/articles/2025/08/19/pers-a19.html