Omissioni


Le TV di Stato e le TV private hanno annunciato “a voce unica” i numeri sui morti sul lavoro. Ad oggi i numeri riportano “701” caduti del lavoro. La statistica si riferisce ai primi otto mesi del 2026. Da luglio in poi c’è stata un’impennata nelle morti. Le denunce per le malattie professionali sono aumentate del 16%. Insomma dietro la retorica dell’aumento dei posti di lavoro si cela una tragica verità. I controlli sulle norme di sicurezza sono rari e sporadici. Le morti sul lavoro sono causate, lo denunciano le indagini, dalla omissione delle norme di sicurezza.  E’ stato codificato il reato di femminicidio con numeri fortunatamente molto minori, per cui non si comprende il motivo per il quale i legislatori e i sindacati non propongano, dati i numeri allarmanti, un nuovo tipo di reato. La morte sul lavoro per deficienza volontaria delle norme di sicurezza, si pensi alla pericolosità dei cantieri edili, è un omicidio. Purtroppo la sensibilità dei media e dei padroni non osa spingersi ad eguagliare la morte sul lavoro ad un omicidio. Il padrone che bara sulle norme per la sicurezza non commette un semplice reato, perché pone le condizioni per uccidere un lavoratore. Le omissioni sono plurali.

I numeri sciorinati nei media sono corredati dalle immagini di cantieri edili, ma nessuno dei giornalisti rileva un dato: i morti sul lavoro sono quasi tutti uomini. Si omette il genere, probabilmente per evitare di “umanizzare gli uomini” dinanzi ad un’opinione pubblica che li percepisce come “potenziali criminali”. Ogni donna che subisce violenza è conteggiata in modo da denunciare con i numeri la gravità del reato. Nel caso dei caduti sul lavoro, invece regna il silenzio. Non si deve sapere o pensare che anche gli uomini sono vittime di un sistema violento. Forse non si vuole dispiacere “il potentato economico che governa la nazione”. Si teme di suscitare un moto di solidarietà con gli uomini che muoiono per portare il “pane” a casa. E molte volte si muore per un “pezzo di pane”, non solo simbolico, per gli stipendi da sopravvivenza. Il lavoro e il lavoratore in Italia valgono poco o nulla. Si omette, dunque, e non c’è innocenza o casualità, il genere dei morti. Questo deve farci pensare sulla disparità che vige in Italia. Tutte le morti meritano eguale rispetto. Il sangue è rosso per tutti, e il genere umano è unico.  Le disparità dovrebbero unire i lavoratori e le lavoratrici nella lotta contro i “dominatori” e il primo passo è richiedere un’informazione reale e obiettiva, ma questo al momento è utopia.

Morti sul lavoro

Fonte foto: Gedi Visual (da Google)

5 commenti per “Omissioni”

  1. Andrea Vannini
    13 Ottobre 2026 at 19:51

    Dietro a un lavoratore che muore, spesso c’ è anche una donna (madre, moglie che sia) che subisce una tragedia. Non é una questione di statistica, é una questione di sfruttamento capitalistico. La ragione per la quale i “sindacati” (cgilcisluil) non lottino (altro che “proporre”) per l’ istituzione del reato di omicidio di lavoro è semplice: sono complici degli sfruttatori (chi non lo sa, oramai?). Solo la usb si è spesa in questo senso, a onore del vero. Ma in Italia c’ è spazio solo per omicidio stradale (più che discutibile) e femminicidio (platealmente discriminatorio e ANTICOSTITUZIONALE).

    • Fabrizio Marchi
      13 Ottobre 2026 at 20:46

      Quanto dici è giusto ma non è sufficiente. E’ evidente che il risvolto di genere della tragedia dei morti sul lavoro è occultato, il che è a dir poco stupefacente. Ti invito a riflettere su cosa sarebbe già successo, peraltro giustamente, a parti invertite, se a morire sul lavoro fossero soltanto donne. Non vedere questo aspetto è materialisticamente parlando, da ciechi, quindi da non materialisti. Il materialismo – non mi stancherò mai di ripeterlo, citando parole peraltro non mie – è analisi concreta della realtà concreta. Se non si fa analisi concreta della realtà concreta si fa solo del pessimo idealismo, ma sarei troppo ingeneroso nei confronti dell’idealismo che comunque era una cosa seria. Diciamo che si è prigionieri di una gabbia ideologica dalla quale non si vuole uscire per paura, vigliaccheria, opportunismo. e quieto vivere.

    • Rino
      13 Ottobre 2026 at 22:09

      Tra i negatori del fatto universale che a morire sul lavoro sono i maschi e non le femmine vai annoverato anche tu? Assegnare ad un sistema socioeconomico particolare la tragedia tralasciando però il fatto che da essa sono escluse (generoasmente) le femmine è un oltraggio ad uno dei più grandi doni che i maschi di tutto il mondo, di tutti i sistemi e di tutte le epoche fanno alle femmine. Senza offesa ma io sono stanco di ascoltare uomini che negano la storia degli uomini. Sono stanco di ricevere sputi e non solo dalle femmine. Basta.

    • Sergio Binazzi
      14 Ottobre 2026 at 11:29

      Io penso che innanzitutto sia inammissibile che oggigiorno, ma poi è così da decenni soprattutto in edilizia, non ci siano controlli severi nei posti di lavoro sulla sicurezza, si lavora per vivere non per morire, e la cosa più orribile è che cgil cisl e uil a mio parere ne siano complici in quanto sostenitori del capitale e non dei lavoratori come sarebbe logico. Queste sono le cose da condannare. Comunque penso che se a morire fossero più donne che uomini non ne parlerebbero comunque poiché in questa schifosa società capitalista distinguono le morti degli esseri umani secondo categorie ben definite quindi il femminicidio no rientra nel caso dei morti sul lavoro. Proprio un bel mondo!!!

      • Rino
        14 Ottobre 2026 at 12:26

        Un altro femministo interseziomalista. Ma quanti siete? De facto megafoni del femminismo, agenti della guerra antiuomo. Dio perdona, io no.

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