Immigrazione: percezione, contraddizione reale, depistaggio

Il fatto che la domanda di contenimento dell’immigrazione se non (in parte) un’aperta ostilità nei confronti degli immigrati provenga dalla “pancia” dei ceti popolari, non significa affatto che questo “sentimento” di ostilità sia giusto e politicamente ben riposto per il solo fatto che provenga da quegli stessi ceti.

La differenza tra la destra populista da una parte e i comunisti e i socialisti dall’altra, è che la prima, a differenza dei secondi, sposa tutto ciò che arriva da quella “pancia”, tutte le contraddizioni e tutte le spinte e le controspinte di vario genere, siano esse “progressiste” o reazionarie, e le alimenta indipendentemente dalla loro natura, gettando benzina sul fuoco – perché il suo unico obiettivo è conquistare consensi purchessia – e mescolare queste spinte con quelle che provengono dai ceti medio e medio alto borghesi di cui sostanzialmente difende gli interessi.

Il populismo di destra (perché ne esiste anche uno di Sinistra, pensiamo a quello latinoamericano, ad esempio, che invece ha svolto e svolge un ruolo positivo perché non è affatto interclassista e rappresenta gli interessi delle classi proletarie e popolari e non a caso è combattuto sia dal grande capitale internazionale che dalle borghesie locali e nazionali alleate con quello), che in Italia è fondamentalmente rappresentato dalla Lega, rappresenta in ultima analisi gli interessi di quella parte di borghesia nazionale che non è riuscita (perché non ne aveva la forza e la “potenza di fuoco” economica) ad entrare a far parte del gotha del grande capitalismo transnazionale e allora si è “rifugiata” in una sorta di difesa del fortilizio, del proprio giardino di casa. Questa difesa si traduce sostanzialmente nella richiesta di uno stato protezionistico e mercantilistico (e neocorporativo) in materia di politica economica, che appunto “protegga” le aziende (e gli interessi) della suddetta borghesia (e i suoi profitti) dall’aggressività del grande capitale transnazionale che tende strutturalmente a risucchiarle (non credo ci sia bisogno di scomodare i “grandi vecchi” per spiegare la tendenza del capitale al monopolio…).  Non tutte le borghesie nazionali, ovviamente, sposano questa linea. In America Latina, come già detto, le borghesie locali (quelle brasiliane e venezuelane in primis, che sono le più potenti in quel quadrante geopolitico) sono alleate con il grande capitale internazionale e naturalmente con gli USA dai quali prendono ordini.

In Europa la situazione è parzialmente diversa perché, appunto, una parte delle borghesie locali non sono riuscite a stare al passo con quello che viene definito il “processo di globalizzazione capitalista” dal quale sono state relativamente marginalizzate, sia dal punto di vista economico che politico, e sono penalizzate dal grande capitale finanziario che oggi si incarna nell’UE. In fondo, siamo in presenza di una sorta di “conflitto di classe” fra questa parte di borghesia nazionale e il grande capitale internazionale. Naturalmente, questa borghesia locale, ha necessità, in questa fase storica, di avere l’appoggio dei ceti popolari colpiti, in primis, anch’essi (molto più, di quanto non lo sia la borghesia…), dall’aggressione del grande capitale che si concretizza nelle politiche di austerity forzata e neoliberiste dell’UE.  Il compromesso, fra gli altri, che rende possibile questa alleanza è proprio la chiusura e l’ostilità nei confronti degli immigrati. Questa borghesia locale si guarda bene, ovviamente, dallo spiegare ai ceti popolari che l’immigrazione è una delle inevitabili e strutturali conseguenze dello “sviluppo” capitalistico che da sempre ha necessità del famoso “esercito industriale di riserva” che serve come strumento di pressione e di ricatto sui lavoratori stabilmente occupati. Del resto anche lei se ne è sempre servita, fin dai tempi in cui masse di meridionali emigravano al nord, sia successivamente quando un discreto numero di immigrati stranieri sono stati inseriti nel circuito produttivo. Non tutti, ovviamente, sia nell’uno che nell’altro caso, altrimenti sarebbe venuta meno la funzione dell’ ”esercito industriale di riserva”. Un certo numero di quei lavoratori immigrati (autoctoni e/o stranieri) deve restare senza lavoro perché in questo modo i lavoratori occupati restano in una condizione di costante ricatto. E’ una delle leggi elementari che sono alle fondamenta dell’economia capitalista.

Naturalmente, neanche la cosiddetta “sinistra” politicamente corretta, liberal o radical che sia, si è perigliata di spiegare ai ceti popolari le cause strutturali dell’immigrazione, limitandosi ad un atteggiamento “buonista”, caritatevole e genericamente solidaristico nei confronti degli immigrati. Non c’è da stupirsi, naturalmente. Questa “sinistra” (che in Italia si incarna nel PD e negli insignificanti cespugli alla sua “sinistra”) ha da tempo rotto ogni rapporto con una visione di classe, socialista e comunista della realtà diventando organica, politicamente e ideologicamente, al grande capitale e all’UE, e non è nelle condizioni di spiegare le ragioni strutturali del fenomeno dell’immigrazione. Se lo facesse verrebbe meno al ruolo che le è stato attribuito, quello cioè di garante della governance per conto appunto del grande capitale e dell’UE a trazione tedesca, che lei stessa ha fatto di tutto per ricoprire.  Fedele alla linea e al compito che le è stato assegnato, copre ideologicamente quello che è un gigantesco processo di sradicamento sociale planetario (fondato – non dimentichiamolo – sulla guerra imperialista e neocolonialista permanente ai danni di quegli stessi paesi e di quegli stessi popoli dai quali inevitabilmente prende corpo il fenomeno dell’immigrazione) finalizzato a moltiplicare quell’ esercito industriale di riserva a cui facevo cenno poc’anzi e a renderlo sempre più docile (perché sotto costante ricatto anch’esso). La presunta solidarietà, dunque, espressa da questa “sinistra” nei confronti degli immigrati non ha nulla a che vedere con una sacrosanta solidarietà di classe (cioè tra oppressi e sfruttati, indipendentemente dalla loro provenienza, appartenenza etnica e tanto meno pigmentazione della pelle), ma con un atteggiamento “buonista” che è soltanto la coperta ideologica che serve a giustificare quel processo di cui sopra.

Ora, come dicevo all’inizio, a differenza della destra populista, i socialisti e i comunisti non fanno proprie e non alimentano le contraddizioni in seno al popolo (e lo scontro fra lavoratori autoctoni e immigrati è senza dubbio una di quelle) bensì cercano di affrontarle, di governarle e di risolverle in senso appunto socialista.  E’ importante ricordare che tra gli anni ’50 e ’60 in Italia (ma anche in Europa) ci fu un gigantesco fenomeno migratorio che vide masse di uomini e donne meridionali (milioni e milioni…) riversarsi nel nord Italia (e anche allora, lo ricordo bene, si parlava di “invasione”) in cerca di lavoro e di una esistenza più dignitosa. Quel fenomeno non fu affatto indolore e provocò fortissime lacerazioni, anche in seno alla stessa classe operaia del nord. Forse ora molti non lo sanno ma è bene ricordare i famosi cartelli che venivano appesi fuori dai palazzi a Torino e a Milano in cui si scriveva “Affittasi ma non ai meridionali”, che ricordavano quelli che venivano appesi fuori delle legazioni occidentali e giapponesi in Cina (prima della benemerita rivoluzione maoista che pose fine a tale scempio e cacciò le potenze straniere dal paese) dove c’era scritto “Vietato l’ingresso ai cinesi e ai cani”. Qualcuno obietterà che i meridionali erano italiani e non stranieri. Dal mio punto di vista è ovviamente una obiezione priva di fondamento perché non distinguo certo gli esseri umani in base alla loro provenienza etnica o geografica, ma è bene sottolineare che in quegli anni tra i ’50 e i ’60 tra un immigrato calabrese, pugliese o napoletano da una parte e un milanese o un torinese dall’altra, c’era la stessa identica distanza culturale, di usi, costumi e linguaggio, che c’è oggi tra un immigrato maghrebino, africano o asiatico e un italiano. E chi lo nega è in malafede.

Quelle contraddizioni non esplosero non solo perché c’era lavoro in relativa abbondanza (l’esercito industriale di riserva è sempre esistito e sempre esisterà in un qualsiasi contesto capitalistico…), ma soprattutto perché esisteva ancora un movimento operaio, socialista e comunista, in grado di esercitare egemonia e di governare e risolvere quelle contraddizioni. I partiti comunisti e socialisti – sebbene non fossero di certo rivoluzionari (anche il PCI era in via di “socialdemocratizzazione”) – mantenevano però una visione di classe, erano fortemente radicati fra le masse e seppero affrontare, governare e risolvere quelle “contraddizioni in seno al popolo” spiegando ai lavoratori e ai ceti popolari del nord che gli immigrati non erano nemici ma solo dei lavoratori e degli sfruttati come loro, e che si doveva lavorare e lottare uniti contro i veri padroni, e non farsi la guerra. Se non ci fossero stati quel movimento operaio e quel grande Movimento Comunista e Socialista in grado di esercitare quel ruolo e di spiegare alle masse come stavano le cose, non so come sarebbe andata a finire, ed è assai probabile che avremmo assistito a conflitti anche devastanti, dal momento che l’impatto di milioni di immigrati meridionali in uno spazio relativamente piccolo (le città del nord Italia) e in un lasso di tempo molto breve era, a mio parere, anche più forte di quello dato oggi dal fenomeno migratorio diluitosi in tutto il paese e in tutto il continente europeo (quindi in uno spazio molto più ampio) e in un lasso di tempo molto più lungo. E’ bene ricordare che l’afflusso massiccio di immigrati negli ultimi anni è stato causato dalle devastanti guerre imperialiste mosse alla Libia e alla Siria, quindi sarebbe giusto e coerente prendersela con chi ha provocato quelle guerre, cioè la NATO e l’UE e non con chi da quelle guerre e da quelle condizioni di sfruttamento e povertà è in fuga.

Questo è quello che dovrebbero fare i socialisti e ci comunisti, se esistessero ancora. Siccome però non esistono più, le masse popolari, del tutto sprovviste di coscienza di classe, incapaci di produrre una autonoma narrazione politica e giustamente schifate da una pseudo “sinistra” di cui hanno ormai capito la reale natura, finiscono per essere inevitabilmente preda del populismo di destra. Il quale non ha, ovviamente, nessuna reale velleità di classe, anticapitalista e antimperialista (altrimenti non sarebbe tale…) e si guarda bene dal portare avanti, al di là delle chiacchiere, una vera battaglia contro l’Unione Europea e tanto meno la NATO. Del resto, quella borghesia locale e nazionale che quel populismo di destra rappresenta non ha nessuna vera intenzione di rompere con i “mercati” (figuriamoci…) e fondamentalmente neanche con l’UE con la quale vuole solo rinegoziare alcuni questioni. Non è un mistero che l’attuale governo legastellato sia stato “benedetto” dall’attuale amministrazione USA che nella fase attuale è in competizione con la Germania e gioca al “divide et impera” in ambito europeo per impedire il rafforzamento dei rapporti economici e commerciali (e quindi anche politici) con la Russia e in prospettiva anche con la Cina. Cose che non si dicono ma si sanno a meno di non prendere come oro colato le veline che ci vengono propinate dai tg dei media ufficiali …

Il M5S, all’interno di questa alleanza populista gioca un ruolo diverso, perché, a differenza in parte della Lega, rappresenta anche legittime esigenze popolari di protezione e sicurezza sociale, il che non cancella la sua natura ideologicamente interclassista (anche il PCI era un partito interclassista in quanto a composizione sociale ma non lo era ideologicamente e la classe operaia, per lo meno fino ai primissimi anni ’70, era ancora in grado di esercitare una certa egemonia politica). E’ per questo che prima o poi le legittime spinte sociali (salario, reddito di cittadinanza, sicurezza del lavoro e contrasto al precariato) che esso si è comunque in questa fase trovato, a torto o a ragione, a rappresentare, potrebbero entrare in conflitto con gli interessi di quella borghesia locale che costituisce il blocco sociale trainante di questa alleanza nonché lo zoccolo duro della Lega e quindi anche a costituire un fattore destabilizzante all’interno della neo compagine di governo. Ma questo è un altro discorso che richiede una riflessione ad hoc che farò prossimamente.

Un’ultima considerazione che potrebbe sembrare contraddittoria con quanto appena detto e probabilmente, almeno in linea teorica lo è. Però sono convinto che ciò che conta è la prassi, l’effettiva e concreta determinazione delle cose.

Ora, se è senz’altro vero che oggi gli immigrati costituiscono potenzialmente quell’esercito industriale di riserva funzionale a mantenere i lavoratori autoctoni più o meno stabilmente occupati in una condizione di pressione e di ricatto, tuttavia non c’è alcun dubbio – lo dice la realtà e non il sottoscritto – che fino ad ora non si è mai, e dico mai, verificato un conflitto fra lavoratori autoctoni e immigrati sul lavoro e per il lavoro. Mai. Tutti i conflitti, peraltro molto limitati rispetto alla narrazione prodotta da una parte dei media di regime (quelli controllati dalla destra) sono stati e sono di natura territoriale, quasi “tribale” e il più delle volte gonfiati mediaticamente, come alcuni episodi accaduti ad esempio a Roma dove i fatti reali sono stati scientemente deformati. E’ il caso del Tiburtino dove un immigrato etiope tempo fa fu accoltellato non è ancora ben chiaro da chi per poi essere accusato di aver aggredito un bambino e molestato una donna.   La qual cosa (del tutto inventata) ha provocato la reazione di alcuni abitanti del quartiere e l’intervento della “volante nera”, cioè di “quei bravi ragazzi” di Casapound (ammanicati con la peggiore criminalità organizzata romana) la cui attività principale è quella di fare scorribande contro gli immigrati per “difendere gli italiani”.

Naturalmente, ciò non significa che anche fra gli immigrati non ci sia chi delinque, ma questo è tutt’altro discorso che riguarda la più che legittima esigenza di sicurezza da parte delle persone (tutte, autoctone e immigrate) e non ha specificamente a che vedere con la presenza degli immigrati. E’ bene sottolineare che la criminalità organizzata in Italia è prevalentemente autoctona (mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona), controlla pezzi interi di territorio e organizza decine e decine di migliaia di persone. Poi ci sono anche le mafie straniere che agiscono sul territorio nazionale (penso a quella russa, ad esempio) ma quella legata alla presenza degli immigrati (come quella nigeriana) è sicuramente marginale rispetto alle altre (il che non significa che non debba essere combattuta con la stessa determinazione).  Dopo di che esiste anche una violenza spicciola, agita da alcuni immigrati, così come esiste quella agita da alcuni autoctoni. Ma, anche in questo caso, come vediamo, la questione è quella della sicurezza, della prevenzione e della repressione della violenza e della criminalità, e non ha nulla o solo in parte (nel senso che su milioni di persone immigrate è fisiologico che ci sia chi delinque…) a che vedere specificamente con l’immigrazione. L’equazione immigrazione/criminalità è, dunque, chiaramente una forzatura politica e ideologica.

Vediamo ora quegli aspetti “tribali” a cui facevo cenno sopra perché la questione è assai più complessa di quanto possa sembrare. Lo farò con un esempio di vita vissuta e di esperienza empirica. Del resto sono un empirista convinto, da sempre sostengo che in tema di “scienze sociali” quelli che hanno fatto vera scienza si contino sulle dita, forse, di un paio di mani, e che non c’è nulla di più vicino al vero dell’esperienza diretta, naturalmente confrontata e confutata con quella degli altri, altrimenti si scivola nel soggettivismo.

Il sottoscritto, che non vive a Beverly Hills né tanto meno a Vigna Clara o ai Parioli, abita in quartiere piccolo e piccolissimo borghese come tanti altri che si trova proprio davanti ad un parco. Alcuni anni fa, per circa due anni, un gruppo di immigrati ha dormito sotto un grosso albero, proprio davanti a casa mia, d’estate, d’inverno, sotto la pioggia, la grandine o il sole battente. Non hanno mai dato fastidio a nessuno e non hanno mai commesso alcun reato, al più hanno rubato un paio di biciclette ma non è neanche sicuro che siano stati loro. Personalmente, nutrivo un moto spontaneo di solidarietà nei loro confronti, provando ad immedesimarmi (senza riuscirci) nella loro miserabile condizione. Nel mio stesso palazzo e in quello accanto, c’erano altri condomini che invece hanno cominciato a rumoreggiare, a chiamare la polizia municipale senza nessun motivo se non per ragioni di “decoro”, invocando al “Non se ne può più, è uno schifo, fanno la pipì davanti a tutti, il quartiere si degrada, le case si deprezzano” e in procinto di dare vita ad un “comitato di cittadini”, sul tipo di quelli che tutte le sere o quasi vanno in onda su una becera trasmissione di Rete 4 di cui non faccio il nome per ragioni di decenza. Da rilevare che il quartiere è stato degradato per decenni, dal momento che quel parco, il Parco della Caffarella, è stato per molto tempo una sorta di deposito di armi per la malavita organizzata e gruppi estremisti di destra, nonchè luogo di spaccio e consumo massiccio di droga. Molti giovani venivano anche trovati morti con una siringa in vena e il tutto si risolveva con un trafiletto di due righe (due) sulle cronache locali, tanto il fenomeno era diffuso. Nessuno però, mai si è preoccupato in quegli anni di dare vita ad un “comitato di cittadini indignati”. Al contrario, la presenza di un, peraltro ridotto, gruppetto di immigrati, ha invece aperto le cataratte di quelli che “proprio non se ne può più, è ora di farla finita”. Gli stessi, naturalmente, che abbozzano tutti i giorni i rimbrotti del capoufficio (che se potessero squaglierebbero nell’acido muriatico), che pagano zitti e mosca la rata di Equitalia maggiorata con interessi degni del peggiore strozzino della camorra e la rata del mutuo della casa che fingono essere di loro proprietà ma in realtà è della banca che gli ha “prestato” i soldi e che li tiene per le palle per una vita intera. Difficile ribellarsi al sistema, molto più facile prendersela con il gruppetto di immigrati che dorme sotto l’albero. Ma questo lo sappiamo già; la miseria umana è forse superiore a quella della filosofia…

Cosa voglio dire? Voglio dire che c’è un problema di PERCEZIONE diversa dello stesso fenomeno e che varia da persona a persona.  Ma qual è l’impatto reale di quello stesso fenomeno sulla vita delle persone, al di là e oltre la percezione? Personalmente (ma anche per qualcun altro), l’impatto reale di quel gruppetto di immigrati sulla mia vita era pari allo zero. Per altri, nella mia stessa identica condizione economica, sociale e abitativa, sembrerebbe invece che fosse molto alto.  Qual è la realtà vera al di là delle singole percezioni? Fondamentale ricordare che nel mio stesso quartiere, l’Appio Tuscolano, sono migliaia e migliaia gli immigrati che vivono e lavorano più o meno regolarmente e che non procurano fastidio a nessuno.

Ora, non sono uno scienziato sociale (figuriamoci…) né ambisco ad esserlo, ma ho la presunzione di essere un attento e lucido osservatore della realtà (e Roma è una città campione da questo punto di vista, la metropoli italiana per eccellenza, a metà strada fra Napoli e Milano) e credo di poter affermare con un margine di sicurezza decisamente alto che il problema della presenza degli immigrati sia legato in larga parte ad una questione di percezione più che di impatto reale. Certo, ci sono quartieri dove la presenza di immigrati è massiccia e questo talvolta crea indubbiamente dei problemi di convivenza che nessuno intende negare. Ma non mi sembrano tali da giustificare il clima di emergenza che si è costruito e che è stato in larga parte costruito e alimentato e sulle quali alcune forze politiche hanno costruito le loro fortune. Mi sembrano, in tutta sincerità, ben altre le emergenze e resto convinto che l’emergenza immigrazione sia in gran parte un depistaggio.

In conclusione, mi rivolgo soprattutto ai miei amici scienziati sociali, intellettuali (senza virgolette…) e teorici e analisti della complessità chiedendogli di interpretare la realtà non sulla base dei libri letti ma sulla base della realtà concreta.  Cosa ne pensate? Ne vogliamo parlare? La discussione è aperta e, per quanto mi riguarda, non pretendo di essere portatore di nessuna verità. Però mi pare che le questioni messe sul piatto non siano così peregrine e mero frutto della mia fantasia.

In ultimo rivolgo un appello ai sovranisti di destra, ai vetero e neo reazionari, ai complottisti, ai teorici del fantomatico “piano Kalergi” e a quelli “che la causa di tutto è da individuare nelle ONG che lucrano sul traffico di immigrati”. Che ci siano ONG che lucrino sul traffico degli immigrati è scontato, del resto siamo in un sistema capitalista dove TUTTO è mercificato e quindi è ovvio che ci sia anche chi specula sugli immigrati camuffandosi da salvatore di vite. Ma non c’è alcun dubbio che il fenomeno dell’immigrazione sia strutturale al sistema capitalista, al di là di quelle ONG taroccate e dei Soros che ci mettono lo zampino (e ce lo mettono).

Evitate, dunque, per favore, di aprire querelle interminabili perché tanto non vi rispondo, non perché vi snobbo, sia chiaro, ma semplicemente perché sono cose di cui abbiamo dibattuto fino allo stremo delle forze e sulle quali nessuno riuscirà a convincere l’altro per la semplice ragione che i nostri approcci sono troppo distanti per poter arrivare ad una sintesi condivisa.

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Foto: Famiglia Cristiana (da Google)

10 commenti per “Immigrazione: percezione, contraddizione reale, depistaggio

  1. Stefania
    12 giugno 2018 at 17:53

    .non contenti di eviscerare il” Continente d’oro” per pochi dollari, delle sue IMMENSE ricchezze, ora ci accingiamo alla disumana cacciata delle famiglie che erano stanziate in zone coltivabili da generazioni…NON devono PARTIRE, non dobbiamo favorire l’esodo…!!! NON dobbiamo privare l’Africa dei suoi elementi più intraprendenti! se continua così, sì….potremo mangiarcela in un sol boccone….l^Africa…

  2. Alessandro
    12 giugno 2018 at 22:07

    Se venisse applicata la ricetta economica di Salvini i “migranti” diventeremmo noi molto velocemente;che Salvini sia quindi più pericoloso di qualsiasi emergenza migranti non ci piove, ma va comunque aggiunto che prima o poi la questione inevitabilmente si sarebbe posta appena che la “sinistra” politicamente corretta avesse lasciato campo libero, per tutta una serie di ragioni che non sono tutte campate per aria.
    Siamo un Paese che ha sacche di povertà autoctona considerevoli, che non offre possibilità d’inserimento lavorativo a giovani con una formazione universitaria, che vede una percentuale considerevole degli stessi cercare lavori sottopagati in Italia o all’estero per sbarcare il lunario: insomma siamo un Paese fragile sotto il profilo socio-economico, “incazzato” che quindi difficilmente accetta di dividere la pagnotta con chi compare in Italia dal nulla, per di più di solito maschio, ben piazzato e nero.
    Certo è sbagliato, ma ci dobbiamo anche mettere nei panni dei disoccupati, di chi vede i propri figli lasciare casa e affetti per trasferirsi altrove e poi vede ingenti somme stanziate per qualcuno di cui spesso non si conoscono neanche le generalità. E quando si lamenta viene zittito spesso con le accuse di essere un razzista, un fascista, un nazista e così via. Per questo talvolta non parla, ma poi vota come sappiamo nel segreto dell’urna elettorale.
    Il problema nasce quando affronti un’emergenza strutturale con la sola politica dell’accoglienza caritatevole, che forse può essere accettata per qualche anno, ma poi inevitabilmente finisce per mostrare il fianco a strumentalizzazioni vergognose, ma anche a critiche sensate. La sinistra ci dice semplicemente che è un nostro dovere ideologico accogliere, ma questo alla lunga non basta al popolo.
    Per quanto riguarda il discorso della percezione ci sono situazioni come quelle del nord dove la presenza di immigrati più o meno regolari è massiccia, altre dove invece si contano sulla punta delle dita, ma il discorso da porsi è a lunga scadenza.
    Può l’Italia da sola fronteggiare l’emergenza anche negli anni a venire mentre gli altri Paesi chiudono le frontiere? Io ho forti dubbi.
    Di una cosa va dato merito a Salvini, ossia di aver finalmente svelato a tutti, anche a quelli che ancora non se n’erano accorti, di che tempra siano i nostri “partner” europei, in modo particolare spagnoli e francesi.
    La femminista spagnola del novello governo del clone di Zapa minaccia procedimenti penali contro l’Italia per violazione di diritti umani, loro, criminali che sparano e uccidono i migranti a Ceuta e Melilla e vicino alle loro coste, o il Macron che si indigna a capo di un Paese che è il primo responsabile della situazione attuale per la sua politica criminale e neocoloniale nell’ Africa nord occidentale , oltre a spedire i minori non accompagnati in Italia quando se li ritrova nei pressi del confine. Questa è la miseria con cui abbiamo a che fare. Al confronto l’Italia meriterebbe il nobel per la pace.
    E voglio vedere se adesso Salvini avrà le palle per dire alla sua amica francese e agli spagnoli quando chiuderanno di nuovo i loro porti che la pacchia è finita per loro, perchè tutti devono collaborare quando si sta in un’unione, senza nascondersi dietro trattati di Dublino o legislazioni di soccorso in mare. Troppo facile prendersela contro dei poveri disgraziati africani o i piccoli furbacchioni maltesi.

    • Fabrizio Marchi
      12 giugno 2018 at 23:00

      Appunto. Ma allora invece di prendersela con seicento disgraziati che deambulano sul mare perché non se la prende con la Francia, la Spagna, Macron, la Germania, la Merkel e l’UE? E invece la prima mossa che ti va a fare qual è? Impedire ad una nave con un carico di disgraziati di sbarcare…Voleva essere un messaggio altri partner europei? Bè, io lo avrei inviato in forme completamente diverse che però lui non prenderà mai. Il nuovo governo si presenta molto sbilanciato verso la Lega, nonostante il M5S sia il socio di maggioranza e appare chiaro che il premier è un signor nessuno, una testa di legno, una figura di mediazione messa lì perché nessuno dei due poteva assumere l’incarico…

      • Alessandro
        13 giugno 2018 at 12:27

        Ma infatti adesso voglio vederlo Salvini parlare chiaro in primis a spagnoli e francesi che hanno già fatto capire che quanto sta accadendo è solamente uno spot elettorale per il neonato governo spagnolo e non avrà alcun seguito. Macron non ha neanche bisogno di consenso interno, visto che è già saldamente insediato, quindi nonostante la Corsica abbia fatto qualche apertura, Parigi ha fatto subito capire che non se ne parla nemmeno.
        Questa è la grande UE che abbiamo costruito. Una barzelletta che non fa neanche più ridere.

  3. Diego Borrello
    13 giugno 2018 at 14:35

    Tralascio il commento sui “casi del giorno” e mi concentro su una osservazione: c’è un pauroso deficit di natalità in Italia (ed in Europa) e si cerca di compensarlo con una immigrazione incontrollata per poter meglio “pescare dal mucchio” la manodopera da pagare meno degli italiani e farla lavorare di più, domenica e feste incluse. Dove ciò non può essere fatto ecco che l’immigrato agisce da “leva” per abbassare le “pretese” dei lavoratori italiani (e più in genere europei). Questo è un atteggiamento che distruggerà le stesse industrie di coloro che oggi si arricchiscono dietro questo sfruttamento. Purtroppo trascinerà nel baratro anche la nostra società civile che, perdendo identità culturale (come se già non fossimo in deficit di nostro), risulterà ancora più schiacciata dalle potenze europee.
    La Chiesa è colpevole a sua volta perché predica solo mezzo Vangelo: oltre ad accogliere il bisognoso c’è il dovere di annunciare la Parola di Cristo.
    So che in molti ritengono Gesù Cristo un inutile orpello del passato, ma vi assicuro che una vera uguaglianza sociale non può essere realizzata con metodi politici senza produrre mostri come lo stalinismo o l’imperialismo finanziario.
    Cosa unisce culture diverse? Prima o poi qualcuno prevaricherà l’altro inevitabilmente a meno che tutti siano orientati verso la Luce.
    L’uomo ha perso la Fede, ha sostituito Dio e ha messo se stesso al suo posto, tutti abbiamo solo diritti e nessun dovere, è il trionfo del relativismo.
    L’aborto (che è un omicidio, seppur legalizzato, e che in Italia ha causato un numero di pari pari all’Olocausto degli ebrei da parte dei nazisti), l’attacco alla famiglia, la deriva post-conciliare della Chiesa sono tutti elementi che distruggeranno la civiltà europea.
    Lo straniero deve essere accolto e sfamato, nel corpo e nello spirito, ed allora sarà nostro fratello e potrà condividere con noi gioie e dolori della vita. Certo, i primi ad apostatare sono proprio gli italiani, i battezzati diventati prima ipo-credenti e poi atei.
    Non erano italiani i profughi dell’Istria scansati come la peste nelle stazioni tanto da impedire di rifocillare i bambini con il latte che dovette essere versato sui binari delle stazioni?
    Ascoltatemi fratelli miei, so che vi sembro un esaltato ma invece sono sinceramente preoccupato per la deriva che le cose stanno prendendo. Dopo Salvini, verrà qualcun altro e poi un altro ancora ma il cuore degli uomini resterà di pietra.
    Credetemi se vi dico che l’unica risposta è una sincera conversione al Vangelo.

    Sia lodato Gesù Cristo

    • giulio larosa
      15 giugno 2018 at 13:47

      Il tuo commento e’ per me piu’ che condivisibile, aggiungo che alla predicazione di Gesu’ cristo si puo’ anche aggiungere una educazione ed un senso profondo della spiritualita’ e della civilta’. Quello che oggi impedisce l’amalgama di genti diverse e’ proprio questo, la mancanza di spiritualita’, profondita’, educazione. Un mussulmano rispetta e stima un cristiano e secondo me deve essere vero anche il vice versa. Ma un mussulmano ha schifo di un tatuato rincoglionito che pensa solo a ubriacarsi, svaccarsi e vivere di bestiali scemenze.
      La societa’, anzi, le societa’ che accolgono lo straniero sono delle societa’ che fanno letteralmente schifo, ritengono di poter amalgamare solo mediante una diffusione sempre piu’ profonda del degrado morale e spirituale.
      Bene, dal degrado non nasce altro che degrado. Un paese dove la femminilita’ significa smignottare, l’uomo si riduce ad un pagliaccio, padri e madri che si comportano e si vestono come bambini, mancanza di qualsiasi senso del dovere, della solidarieta’, della fedelta’, io aggiungo anche del pudore, cosa volete che possano costruire? Chi arriva o non ha alcuna voglia di amalgamarsi perche’ considera schifoso il mondo che ha intorno e allora si rifugia nell’ integralismo o nell’ etnicismo, oppure si amalgama ma solo per pescare nel degrado, per approfittare dello sfacelo e cosi’ contribuisce allo sfacelo diventando accattone, prostituta, spacciatore, fancazzista cronico assistito. Il marcio pero’ e’ qui e non e’ una questione economica. Percio’ quando il povero di qua, specie se e’ ancora uno di quelli che non e’ “ubriaco nella notte”, quando vede o degrado o etnicismo becero, e’ anche normale che diventa Xenofobo perche’, non potendone valutare le cause, vede e soffre delle conseguenze che il nostro degrado provoca, cosi’ si ritrova la banda dei nigeriani spacciatori sotto casa, i cinesi che pestano a sangue le loro serve-schiave al piano di sopra, l’ integralista islamico che lo tratta con odio e lo evita come un appestato. Il pover’uomo che deve pensa?

      • Diego Borrello
        18 giugno 2018 at 10:05

        Quando emigrai al nord, per i miei nuovi compaesani ovviamente ero solo un terrone. Anche se era la prima volta che vedevo i trattori o le mietitrebbie per le strade. Per me e mia moglie, che venivano da una grande città, ci sembrò di essere stati sparati in una realtà “provinciale” e chiusa.
        C’era opulenza ma dietro la facciata di benessere c’era una civiltà contadina che non aveva visto crescere di pari passi il portafoglio con la moralità.
        I ricchi, meglio sarebbe dire borghesi per usare un termine una volta di moda, avevano negato le proprie origini e quando arrivò la crisi si sono ritrovati soli. Avevano litigato con i fratelli per le quote aziendali, per gli immobili, etc.. ed ora, nel bisogno, la famiglia era divisa. Un bisogno non solo economico ma anche di sostegno e di affetto, di vicinanza, di calore.
        I soldi si fanno e si perdono e si rifanno. Gli affetti, il rispetto, la buona reputazione una volta persi non si recuperano.
        In questa cultura, a noi così estranea, abbiamo portato il nostro lavoro, le nostre idee ed i nostri valori in quanto la società che ci ha accolto non ne aveva più o se li aveva li stava seppellendo.
        Noi siamo italiani, cattolici e con il tempo, tranne forse l’accento, ora siamo parte della terra dove siamo emigrati. I nostri figli, e qui estendo il discorso a tutti i meridionali, sono quasi gli unici italiani nelle scuole.
        Oggi vengono persone di altre culture, abitudini, usi e costumi e, come dice giustamente il sig. Giulio, loro trasportano il proprio modo di vivere da noi.
        Non viene data loro la possibilità di lasciarsi alle spalle il peggio (che ognuno di noi ha in sé) per abbracciare nuovi e migliori ideali e valori.
        Con l’immigrato davanti al supermercato, che non parla nemmeno italiano ma intanto ha un permesso di soggiorno fino al 2020, discutiamo di Cristo e lo accompagno a messa, ma quella in rito romano antico con la lingua (il latino) ed i gesti che hanno unito i popoli europei nei secoli. Gli ho spiegato che ora lui è in Italia, deve imparare l’italiano e che sebbene siamo diversi io so cosa vuol dire lasciare la propria terra e i propri affetti. Però gli ho anche detto che possiamo creare una nuova società, insieme, sotto la Croce. Mai vista una persona più felice, aveva trovato una “casa”. Vi dico la verità, da adulti facciamo tante str…te, pensiamo di essere grandi e bravi e non c’è bisogno di alcuno o Alcuno che ci comandi. Forse è meglio fare un passo indietro…
        Se la sinistra vuole rinascere è meglio che abbandoni il comunismo, il marxismo e l’ateismo. Essere di sinistra, per me, vuol dire anteporre il benessere della società al proprio tornaconto personale, spesso cieco e cinico.
        Non è il livellamento verso il basso (che è lo scopo del marxismo) ma l’innalzamento dei nostri cuori.
        Parlando terra-terra: devi puntare allo scudetto se vuoi entrare in champions league. Altrimenti rischi di trovarti invischiato a metà classifica con campionato anonimo…

        • Fabrizio Marchi
          18 giugno 2018 at 10:38

          “Essere di sinistra, per me, vuol dire anteporre il benessere della società al proprio tornaconto personale, spesso cieco e cinico”. (Diego Borrello)
          Quindi secondo te non è il capitalismo (in questa fase storica, prima del capitalismo c’erano altre forme di dominio dove comunque era sempre il tornaconto personale di alcuni la stella polare) ma la sinistra (che per te si identifica con i comunisti, i socialisti, i marxisti) quella che antepone il proprio tornaconto personale, cinico e cieco al benessere della società?
          Non ti sfiora neanche il minimo dubbio di essere un po’ fuori strada?
          “Se la sinistra vuole rinascere è meglio che abbandoni il comunismo, il marxismo e l’ateismo” (Diego Borrello). Il che è come chiedere ad un cattolico di abbandonare la religione cristiana e il Cattolicesimo…
          “Oggi vengono persone di altre culture, abitudini, usi e costumi e, come dice giustamente il sig. Giulio, loro trasportano il proprio modo di vivere da noi.
          Non viene data loro la possibilità di lasciarsi alle spalle il peggio (che ognuno di noi ha in sé) per abbracciare nuovi e migliori ideali e valori”. (Diego Borrello)
          Ti rendi conto che dietro queste tue parole c’è una sorta di razzismo, di neocolonialismo culturale? E’ lo stesso approccio che avevano i preti mandati nel “Nuovo Mondo” o in Africa a convertire gli indios e le popolazioni indigene.
          “Però gli ho anche detto che possiamo creare una nuova società, insieme, sotto la Croce. Mai vista una persona più felice, aveva trovato una “casa” (Diego Borrello)
          Ecco che, una volta convertito, l’indigeno trova la felicità.
          “Vi dico la verità, da adulti facciamo tante str…te, pensiamo di essere grandi e bravi e non c’è bisogno di alcuno o Alcuno che ci comandi. Forse è meglio fare un passo indietro”. (Diego Borrello)
          E in verità vi dico… Meglio trovarsi un padrone ed obbedire che pensare di poter essere persone liberi ed eguali in mezzo ad altre persone libere ed eguali…
          In tutta onestà, caro Diego, non prendertela, ma trovo i tuoi commenti un pochino stucchevoli, un po’ come quelli dei testimoni di Geova, o degli evangelici o di qualsiasi altra setta o congregazione che deve fare proseliti. Assomigli un po’ a quel tizio che fa le prediche su non so quale radio e che parla del diavolo, è uno famoso, non so però il nome…Ripeto, non te la prendere, ma penso che il tuo approccio ottenga solo l’effetto di far allontanare ancora di più le persone (i miscredenti?…) dai temi ai quali vorresti invece avvicinarli…
          E’ solo un’opinione, sia chiaro…Sei comunque il benvenuto qui, come tutti coloro che si pongono in modo civile e rispettoso, anche se la pensano in modo diverso o anche completamente diverso da noi.

  4. Sven
    13 giugno 2018 at 22:51

    Il paragone con i meridionali negli anni 60 è calzante fino a un certo punto, differenze enormi tra un milanese e un siciliano o un napoletano però religione e colore della pelle erano gli stessi, non è così per il tunisino o il nigeriano oggi e – parliamo pure di “percezione” – questa non è una differenza da poco

  5. ARMANDO
    14 giugno 2018 at 12:01

    Oltre ogni considerazione sui populismi di dx e di sx, sulla loro genesi,sul perchè del fallimento epocale della sx (temi sui quali non concordo in pieno con Fabrizio perchè penso siano il solo modo con cui oggi si esprimono le contraddizioni, anche di classe ; e quì andrebbe aperto un’altro tema ancora, perchè le classi oggi non solo più quelle di ieri) , temo anch’io che alla fine la montagna partorità il topolino (quello peggiore), ossia che saranno respinti o cacciati alcune centinaia di disperati, ma che non si osino toccare i veri sacrari di questo scempio universale, ossia i poteri transnazionali al servizio del capitale e le loro strutture di funzionamento, UE, Nato, e agenzie ONU. Capisco anche che sarebbe forse sciocco fare proclami di principio altisonanti , e che ciò che conta sono i risultati concreti, ma insomma i dubbi, non pochi, sono leciti, anzi necessari. Vedremo volta x volta se i singoli provvedimenti vanno in direzioni coerenti o meno.

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