Il Piano
Strategico Nazionale delle Aree Interne PSNAI conferma una visione
dell’Europa per l’Italia che punta su un dato giudicato
irreversibile, ovvero il depopolamento, si legge infatti:
“Le
previsioni più recenti rilasciate nel 2024 (con base 2023)
confermano il quadro di un declino diventato irreversibile entro
l’orizzonte considerato (2080). Secondo lo scenario mediano la
popolazione residente scenderà dagli attuali circa 59 milioni a meno
di 55 milioni nel 2050 fino a 46,1 milioni nel 2080 (con una perdita
attorno ai 13 milioni rispetto al dato attuale). Nello scenario più
ottimistico (limite superiore dell’intervallo di confidenza al 90%)
si scenderebbe comunque a 53,1 milioni nel 2080 (con una perdita di
circa 6 milioni rispetto ad oggi)1”.
Il primo
dato del rapporto che vorrebbe essere scientifico è l’affermazione
di un fenomeno, lo spopolamento delle aree interne, giudicato
“irreversibile”. Nella storia umana ci sono sempre stati periodi
in cui si sono alternati aumenti e diminuzione della popolazione.
L’affermazione è dunque sospetta, sembra, dunque, che si voglia
incentivare lo spopolamento. Tali affermazioni hanno valore politico
e progettuale, ovvero non si vuole intervenire sullo spopolamento né
con risorse adeguate né con il cambio radicale di una cultura,
quella liberale-decadente, che ha il suo centro nell’individualismo
apolide e deterritorializzato. Si allevano i giovani al suono della
lingua inglese e li si accompagna allo sradicamento, a questo si deve
aggiungere la precarietà senza prospettive. Il nichilismo
individualistico è il fondamento dell’economicismo liberale,
pertanto lo si preserva ad ogni costo. Inoltre lo spopolamento,
consentirebbe l’insediamento in questi territori di pale e pannelli
solari oltre alla loro rinaturalizzazione. Spopolare e distruggere il
paesaggio tutelato nella Costituzione sembra l’obiettivo. Il
paesaggio italiano è coniugato con l’arte ed è parte integrante
della cultura di un popolo. L’Italia come Hub
energetico dunque, già oggi, se si viaggia
nelle aree interne si assiste ad una sistematica distruzione della
bellezza e della storia della nostra patria. Pale eoliche e selve di
pannelli solari, parallelamente alla cementificazione, sfregiano il
territorio, spesso irriconoscibile, a guadagnarci sono solo le
multinazionali green.
Si legge:
“Sistema
energetico delle Aree Interne: L’impiego delle energie rinnovabili,
come le biomasse agricole e forestali, rappresenta una concreta
opportunità per promuovere uno sviluppo sostenibile nelle Aree
Interne. Tra gli interventi chiave in questo ambito figurano il
miglioramento dell’efficienza energetica, la valorizzazione delle
filiere di energia rinnovabile e la promozione delle comunità
energetiche rinnovabili. È fondamentale allinearsi con gli obiettivi
del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) e
implementare progetti di riqualificazione energetica, coinvolgendo
attivamente le comunità locali e le autorità competenti, per
garantire un’adeguata transizione energetica e il benessere delle
popolazioni locali2”
Il
liberismo ha sempre obiettivi di ordine economico e rigorosamente in
difesa delle multinazionali. Si legge nel rapporto che l’immigrazione
non ha compensato la perdita della popolazione, forse si progetta di
rivitalizzare con l’immigrazione talune aree più
produttive-competitive, ma l’immigrazione e la sostituzione della
popolazione indigena con gli immigrati non può che portare alla
morte dello spirito delle piccole comunità. La lingua, la cultura,
la religiosità e l’artigianato sono egualmente destinati a
modificarsi in modo da determinare un cambiamento qualitativo e
dunque la loro scomparsa. L’unica possibilità per contenere lo
spopolamento è data nel rapporto dalla capacità di gestire i flussi
migratori. Si dà una chiara indicazione politica, importare
immigrati e mutare l’identità di una nazione intera inabissando
secoli di storia e di cultura. Gli italiani si riprodurranno sempre
meno, e quindi, sembra quasi che si programmi una lenta e
irreversibile estinzione programmata. Sappiamo bene che gli
immigrati, anch’essi vittime di politiche che non hanno scelto,
sono il mezzo con cui la precarietà e la competizione tra i
lavoratori sono divenute in questi decenni la spina dorsale del
sistema capitalistico:
“La
struttura invecchiata della popolazione spinge al ribasso le nascite
(per la riduzione delle persone in età da avere figli, come abbiamo
detto) e al rialzo i decessi (per la crescente presenza di
popolazione in età anziana avanzata). Questo porta il saldo naturale
(nascite meno decessi) dai valori positivi del passato a valori
negativi (Figura 1). La popolazione UE (poco sotto i 450 milioni ad
inizio 2024) finora non è diminuita, nonostante il saldo naturale
negativo, per il contributo dell’immigrazione e recentemente per il
consistente arrivo di profughi dall’Ucraina. Nei prossimi anni e
decenni il declino della popolazione e gli squilibri nel rapporto tra
generazioni dipenderanno da quanto bassa continuerà a rimanere la
natalità e dalla capacità di gestione e integrazione dei flussi
migratori3”
La
competizione individualistica causa del declino è indicata come
soluzione per la sopravvivenza di talune aree:
“La
crescente attenzione dei consumatori verso la qualità, l’origine e
la sostenibilità dei prodotti rende ancora più rilevante il
patrimonio locale delle Aree Interne. In un contesto globale sempre
più orientato alla sostenibilità e all’autenticità, le
specificità locali – che spaziano dall’artigianato
all’alimentazione, dal turismo alle energie rinnovabili – possono
diventare fattori chiave di competitività, con una domanda non solo
locale ma anche internazionale che può agirà da motore per lo
sviluppo. Si auspica che lo sviluppo di questi territori sia uno
sviluppo sostenibile, che possa valorizzare le molteplici e correlate
dimensioni che li caratterizzano. Per promuoverlo, è fondamentale
che gli interventi ne esaltino le specificità, trattandole come
vantaggi competitivi rispetto ad altri contesti, ma anche affrontando
gli ostacoli che ne limitano una crescita sostenibile4”.
Leggere il
rapporto tra statistiche e interventi è un modo per comprendere ciò
che nell’immediato futuro l’Europa dalla sinistra alla destra con
l’assenso della classe dirigente italiana ha previsto per il popolo
italiano. Non si può tacere. Nessun cenno alla qualità di vita e al
fatto che una civiltà antica come la nostra ha nel suo grembo
energie che le hanno permesso la rinascita, ma affinché ciò possa
essere, si devono educare le nuove generazioni alla cultura
comunitaria, invece si lavora per addestrarli alla competizione
apolide e al consumo deregolamentato da cui nulla nasce, ma che
permette al capitale di sopravvivere, mentre agonizza una civiltà.
Il piano dovrebbe essere letto dalle nuove generazioni con la
mediazione di movimenti politici alternativi per comprenderne le
finalità e diventare consapevoli del sistema in cui si è irretiti.
La distruzione avanza sul silenzio della ragione pubblica.
1
Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne PSNAI pag. 42
2
Ibidem pag. 139
3
Ibidem pp. 39 40
4 Ibidem pp. 134 135