Salvatore A. Bravo
Sarebbero
innumerevoli i motivi per riprendere la lotta di classe. In questi
anni di presunto sistema liberale, le oligarchie e le classi al
potere hanno di fatto mascherato la distruzione dell’architrave
dell’ideologica liberale: l’autonomia del soggetto. La
legislazione è intervenuta per ampliare i diritti individuali, i
quali sono esercitati mediante l’imitazione puerile dei modelli
imposti dai mercati. Autonomia perversa, dunque, in quanto si
dichiara e si acclama l’indipendenza da ogni legame relazionale ed
etico e si afferma il soggetto astratto che senza filtri razionali e
critici, aderisce “percependosi autonomo” a modelli irrazionali
e, specialmente, si limita a imitare ciò che le mode e i dettati
consumistici definiscono come “scelte libere”. L’autonomia è
stata sostituita dal suo succedaneo: l’atomistica della lotta di
tutti contro contro tutti. Per strada, lo si constata, incontriamo
un’umanità tatuata e con la fisicità perennemente esposta che
ripete il modello di veline e di influencer.
La libertà imitativa, gradualmente, in questi decenni si è ristretta alla sola libertà del corpo e delle pulsioni secondo modelli programmati e prestabiliti, mentre l’autonomia che necessita di pensiero, riflessione e incontro comunitario, è stata nei fatti aggredita e, dunque, ci ritroviamo con intere generazioni incapaci di pensiero. L’autonomia è stata necrotizzata dal sistema capitalistico che trova i suoi migliori alleati nelle classi subalterne colonizzate dall’economicismo e dal narcisismo senza frontiere. Con tale generazione giovane bisogna confrontarsi tanto più che non ha modelli altri con cui poter comparare il presente. Per raggiungere tale risultato ideologico il capitalismo, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, è intervenuto annichilendo i corpi medi e la famiglia. Corpi medi e famiglia sono sempre stati luoghi formativi per la crescita dell’autonomia relazionale, ora aboliti il padre e la madre e assimilati i sindacati alla logica della richiesta dei solo aumenti salariali già concordati con i “padroni”, mentre i partiti sono luoghi anonimi senza formazione e selezione reale dei candidati. Con tale operazione strategica di distruzione del tessuto sociale l’autonomia del soggetto è stata rasa al suolo. Nelle famiglie, nei sindacati e nei partiti si imparava il conflitto, almeno la sua possibilità teorica e lo sguardo cognitivo era teso ad una valutazione interazionale della totalità sociale. Nelle scuole si imparava a leggere criticamente l’individualismo. Ora tutto questo non c’è più, regna solo l’aziendalizzazione della vita, e pertanto, l’autonomia è solo la capacità imprenditoriale e competitiva, altra menzogna plateale, perché se non si possiedono denaro e amicizie che contano, e buona formazione, sei già fuori dalla competizione. Restano solo le moltitudini che sciamano secondo i voleri del capitale. L’autonomia è ridotta alla scelta della merce tra opzioni simili, naturalmente la qualità del prodotto dipende dal censo. Nessuno decide nulla, i consumatori possono scegliere i prodotti, ma la loro capacità decisionale in campo economico e politico, è pari a “niente”. L’attuale sistema guerrafondaio non è liberale. Guido de Ruggiero intellettuale napoletano affermava che il fascismo è l’elevazione a sistema dell’irrazionalità, e dunque, fascista è ogni sistema che reputa le pulsioni egoistiche e distruttive come irriducibili e pertanto si rinuncia ad elevare l’essere umano verso le buone relazioni. Oggi la parola “liberale” non suggerisce nulla, ha perso ogni significato, è solo lo strumento ideologico con cui il sistema impedisce di pensare altri modelli. Si autorappresenta come il garante dell’autonomia del soggetto, ma in realtà lavora per metterlo alle catene sollecitando i desideri irrazionali e tacitando il pensiero. La distruzione del pensiero critico (autonomia) non è mai totale e il socialismo eleva qualitativamente l’autonomia nella lotta di classe e nella progettualità comunista. Il nemico è il capitalismo, e non certo la religione, come ancora, in taluni casi si ripete. Lavorare in questa direzione significa riprendere la lotta, a ciascuno l’impegno secondo la sua misura. Formare all’autonomia relazionale e sociale è la sfida del presente per rimettere in moto la storia. L’essere umano per natura è pensiero, malgrado le pressioni del sistema, sta a noi lottare contro il nuovo fascismo riconoscerlo e farlo conoscere.