La
Francia in questi giorni affronta le proteste di liceali e studenti universitari.
I processi di privatizzazione hanno prodotto nella scuola pubblica disagi
strutturali che ne inficiano il servizio. La scuola pubblica è per poveri e,
pertanto, migranti e francesi di condizione modesta sono cittadini di serie
infima. Per loro nelle scuole francesi le classi sono generalmente composte da
32 a 35 studenti, inoltre gli insegnanti che si assentano spesso non sono
sostituiti (con centinaia di ore di lezione perse ogni anno). Si contesta,
anche, la piattaforma digitale “Parcoursup” istituita nel 2018 e con cui il
governo cerca di armonizzare percorsi e risultati in funzione dell’attività
lavorativa. Gli algoritmi governano, in tal maniera, il difficile futuro dei
giovani. Gli edifici scolastici, inoltre, sono spesso fatiscenti e privi di
isolamento termico adeguato, per cui nelle scuole svolgere le lezioni in un
ambiente adeguato è sempre più difficile A scuola si soffre per l’assenza di aria
condizionata d’estate e per gli impianti di riscaldamento insufficienti per
l’inverno. Non si impara, si soffre. Nella nazione che ha inserito l’aborto in
costituzione come “diritto”, i nuovi nati hanno diritto ad una buona istruzione
solo se ricchi, per i restanti il futuro è nell’ottica della precarietà
formativa e lavorativa. Anche in Spagna gli studenti protestano per la crisi
abitativa.
L’Europa unita è sempre più simile ad
un’immensa foresta, in cui la forza regna ed impera. Il “muscolo equatoriale” è
sostituito dal denaro, chi ha denaro è cittadino, chi non lo ha in dosi
massicce è solo un servo. Istruzione e casa sono un privilegio in Europa,
pertanto i “servi” possono essere male istruiti e possono vivere in abitazioni
fatiscenti, in fondo, secondo la logica darwiniana sono colpevoli della loro
condizione. Gli studenti italiani tacciono, al momento, ma la condizione
italiana è ben peggiore di quella francese e spagnola. L’impoverimento
formativo e materiale è evidente. Lo stato sociale è ormai solo “un sogno
costituzionale”. L’Europa liberista e guerrafondaia, dunque, si avvia ad
ipostatizzare la logica della casta. L’Europa si sta strutturando secondo
modalità castali. La condizione sociale determina il futuro dei suoi figli,
pertanto la rabbia degli studenti francesi e spagnoli è il grido di denuncia di una deriva oligarchica
che dura ormai da decenni e che inganna i sudditi con il cattivo cibo dei soli
“diritti individuali”, i quali sono in teoria per tutti ma nella prassi solo
per benestanti. In Italia i media rappresentano gli studenti come teppisti. Ci
si sofferma sulle scuole occupate, sui presidi aggrediti e sul numero
esorbitante degli arresti. Le cause della protesta non sono indagate e gli
studenti non sono mai intervistati, infatti scorrono solo le immagini di
incendi corredate da urla e da sirene di polizia. Il chiasso e le immagini
devono inibire il pensiero e provocare la ripulsa. Siamo dinanzi alla “non
informazione”, giacché l’informazione è tale se i fatti di cronaca sono indagati
nella loro verità senza nulla omettere. Le proteste hanno il limite di non
porre in discussione il sistema. Si chiede a coloro che sono la causa del
deterioramento della vita pubblica e dell’erosione pianificata dei diritti
sociali di porre fine alla “macelleria sociale”. Vi è il rischio di assistere
al ripetersi di nuove jacquerie, ovvero di rivolte senza prospettiva, in
quanto pare mancare la progettualità politica che si costruisce mediante la
critica olistica al sistema e per mezzo dell’elaborazione dell’alternativa. La
violenza senza prospettive è sempre pericolosa in quanto sterile e da essa non
si genera il “nuovo”.
Il
regime oligarchico teme le alternative più che le proteste violente, anzi
queste sono usate per denigrare i contestatori che scaricano la loro rabbia.
Alla rabbia bisogna dare una forma politica chiara e netta, altrimenti è
destinata a spegnersi come una fiammata che si esaurisce in tempi brevi senza
aver intaccato il sistema nella sua struttura economica e ideologica.
La protesta degli studenti francesi è coincisa
volutamente con lo sciopero del pubblico impiego. Ora per una protesta
costruttiva e politica è necessario ricostruire un fronte popolare comune dai
ceti medi ai migranti su una piattaforma programmatica comune, cosa non facile,
ma non vi è altro modo per ridare vitalità al socialismo, poiché, ben lo
sappiamo, divisi e senza idee programmatiche si perde e il sistema si rafforza.
Una internazionale europea che lavori oltre i confini nazionali potrebbe
rimettere in ciclo le energie migliori della nostra Europa morente e decadente.
Le sconfitte consolidano la disperazione di tanti che non osano neanche sperare
nel futuro e pensare al futuro. Stiamo allevando generazioni che hanno
rinunciato al futuro e dilapidano la loro esistenza in un eterno presente.
Quello che è certo è che stiamo assistendo a manifestazioni di pubblico disagio
a cui un potere cieco e sordo non dà risposte, ma si limita a perseguire la via
della repressione, anzi si accusa La France Insoumise, la sinistra
radicale, di fomentare i disordini e di esserne sostanzialmente la causa
prima. Ancora una volta il potere non vuole constatare gli effetti delle sue
politiche sociali, per cui individua la causa in fattori contingenti, di
conseguenza lo scollamento tra realtà e oligarchia non potrebbe essere più
grande. Lo iato alimenta la rabbia ed è il segno che in Europa la politica è
stata sostituita dalla potenza della manipolazione e della repressione. Il
potere mostra i muscoli, ma in realtà è debole perché isolato e impopolare, ma
mancano, al momento, solide e stabili organizzazioni finalizzate alla
riattivazione della vita democratica. La democrazia nell’Europa oligarchica è
solo una parola per ammantare e celare il vuoto democratico. In Italia si utilizza
la parola inclusione per nascondere che viviamo in una realtà escludente.
Aurélie Trouvé, membro del partito La France
Insoumise, così ha commentato le accuse al suo partito:
“Ci accusano di manipolare i giovani, ma il movimento non
parte da noi. Noi interveniamo quando c’è un problema. E ne veniamo a
conoscenza rapidamente, perché abbiamo insegnanti e genitori nei nostri
circuiti di comunicazione; i mesi di scuola persi li viviamo anche noi come
genitori, quindi siamo informati”.
Per individuare le ragioni delle proteste è sufficiente leggere i numeri della manovra finanziaria francese per il 2027. Si prevede il blocco degli stipendi del pubblico impiego per il quarto anno consecutivo e tagli per 54 miliardi. Sono i più deboli a pagare le velleità bellicose della Francia, ma è proprio questa verità che l’oligarchia non vuole affrontare, perché ha divorziato dalla realtà per rifugiarsi nel mondo dorato del privilegio di pochi che gravano sul dolore di tanti.
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