Ristrutturazione dei saperi all’ombra della guerra


In pompa magna e alla presenza del Ministro Crosetto, è avvenuta la presentazione del primo numero del Catalogo delle Piccole e Medie Imprese (PMI) del comparto Difesa, un’iniziativa volta a censire, valorizzare e promuovere le eccellenze del sistema produttivo nazionale, come si legge dal Sito ministeriale. Non si tratta della presentazione di un mero catalogo, come potrebbe avvenire nel campo della Moda ma di una operazione di lancio delle imprese di guerra del nostro paese. 

Dimentichiamo ogni confronto con qualche pellicola del passato, viene in mente un film del 1974  interpretato da Alberto Sordi nella veste di un commerciante di armi, ai nostri giorni tutto avviene avvolto nella segretezza o nell’aura ufficiale del rilancio delle attività industriali nazionali Oltre 400 aziende annoverate nel comparto militare, suddivise in dieci macro-aree strategiche capaci di occupare ogni area tecnologica collegata ad investimenti di natura bellica, opportunità industriali, di collaborazione attiva tra le imprese, lancio del made in Italy, interazione tra istituzioni e piccole e medie aziende, possiamo edulcorare la pillola che tuttavia resta amara. 

Lo scenario è ben definito, proviamo a ragionare su quanto accade in singoli e sintetici punti:      

  • Aumenta la competizione internazionale che richiede un ecosistema dei saperi e una forte interazione tra pubblico e privato, ricerca pubblica e startup e piccole aziende. I finanziamenti devono essere centralizzati a livello Ue evitando di investire risorse in progetti che poi risultano in competizione tra loro (l’esempio eloquente l’Italia impegnata in due progetti alternativi per caccia da guerra o le munizioni di artiglieria non sempre compatibili con i sistemi di arma in dotazione ai singoli eserciti);     
  • Il ruolo dello Stato è quello di indirizzare le risorse e i finanziamenti alle filiere emergenti in campo industriale, la stessa definizione duale si è fatta vecchia, il militare deve essere liberato da qualsivoglia sospetto considerandolo volano per le imprese e lo sviluppo tecnologico. Una evoluzione del ruolo statale rispetto a quello denunciato dai movimenti contro la guerra del secolo scorso;
  • L’evoluzione tecnologica e le cosiddette esigenze di sicurezza assorbono crescenti risorse, da qui la collaborazione tra la Difesa, le PMI e i grandi player industriali nazionali per costruire quell’ecosistema integrato che rappresenta l’autentica sfida dei prossimi anni all’ombra del militare e dei processi di militarizzazione. La costruzione di un sapere medio che poi rende utilizzabili giovani in ambito produttivo, poco istruiti ma ideologicamente, e non, formati per l’impresa di guerra;
  • Una nuova filiera della innovazione ben diretta a livello Governativo e dalle grandi aziende ma capace di valorizzare anche il segmento minuscolo e la startup più piccola;
  • Le PMI, vista la composizione del capitalismo italiano, diventano l’insostituibile patrimonio tecnologico e industriale italiano, l’eccellenza nel settore meccanico di qualche anno or sono può trasformarsi in laboratorio tecnologico a supporto del militare guadagnandosi la collaborazione delle università proprio per la loro specializzazione;
  • Da qui la scommessa di integrare PMI e Startup dentro le filiere nazionali ed internazionali della difesa e sicurezza che in questa fase diventano di fondamentale rilevanza anche per i processi speculativi della finanza;
  • Da qui si propugna la collaborazione tecnologica ed operativa sotto l’egida dei grandi gruppi industriali nell’ottica di accedere ai finanziamenti nazionali ed europei con maggiore cooperazione per arrivare magari a mercati fino ad oggi di esclusiva competenza delle grandi multinazionali Usa (anche se siamo ancora alle loro dipendenze quanto a tecnologia e rifornimento di componenti essenziali dei nuovi sistemi di arma).

Questo Catalogo non è solo una mappatura ma uno strumento di promozione delle eccellenze italiane, finalizzata a favorire l’incontro tra domanda e offerta tecnologica e a creare le condizioni per nuove opportunità di collaborazione. Si vanno allora definendo rinnovate filiere di settore dentro le quali troveremo indistintamente aziende pubbliche e private, fondazioni private e facoltà universitarie, piccole e grandi aziende, questa è la concretizzazione di quel “fare sistema” che poi rappresenta il salto di qualità nella ristrutturazione del tessuto industriale post pandemico che poi si è avvalso in parte anche degli strumenti del PNRR destinati in teoria ad altri fini. 

L’obiettivo è quello di fare sistema, ovvero di superare la frammentazione delle eccellenze, promuovere complementarità tra imprese di diverse dimensioni e costruire una filiera attorno alle cosiddette eccellenze che in Italia significano Leonardo la cui azione propagandistica nelle scuole (vedi iniziative e convegni sulle materie Stem, sufficiente consultare il sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) è sempre più forte. 

Attraverso il Catalogo delle PMI del comparto Difesa assistiamo ad un salto di qualità dirimente verso la costruzione di una nuova filiera industriale subalterna al militare, di una scuola concepita come funzionale agli interessi strategici del comparto militare, di una ricerca assoggettata ai progetti di sicurezza che poi sono ad appannaggio del settore bellico. Per rendere tutto ciò realizzabile sono stati necessari interventi di riordino dei fondi di ricerca, la eliminazione, anche in ambito accademico, di alcuni settori giudicati rami secchi, della precarizzazione della ricerca per avere a disposizione personale di elevata qualifica  da impiegare in alcune ricerche dal successo delle quali dipende il rinnovo dei contratti e un futuro occupazionale. 

In un colpo solo hanno gettato le basi di un processo di ristrutturazione che colpisce università, ricerca e scuola superiore oltre alla manifattura industriale. 

Immagine dal web

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