Lo “Stato
Sionista”, sfruttando l’estensione della dottrina della “guerra eterna”,
persegue l’intento “pervertito” (utilizzando il linguaggio
criminologico) di edificare una nuova Architettura di potere. Il re
Abdallah II di Giordania, nel suo discorso all’ONU, ha correttamente
denunciato la nuova pericolosità dell’imperialismo israeliano: il passaggio dal
colonialismo ad un “impero ebraico-fascista”.
All’assemblea
delle Nazioni Unite di New York si è verificato un evento storico: per
la prima volta la Giordania ha attaccato frontalmente il regime sionista
israeliano, denunciando alcune caratteristiche della dottrina della “guerra
eterna” di cui Tel Aviv è un laboratorio; un “braccio assassino”,
per dirla con Hugo Chavez, dell’imperialismo USA.
Il re
Abdallah II, superando la storica subordinazione della Giordania (l’unico regime
arabo, insieme all’Arabia Saudita, a non essere risucchiato nella cinica
applicazione della dottrina Rumsfeld/Cebrowski) agli Stati Uniti, ha attaccato
frontalmente il regime sionista:
“Nessuno in
questa assemblea dovrebbe pensare che le ambizioni si fermeranno alla
Palestina. L’appetito di questo governo israeliano per l’espansione è ora
diventato una minaccia regionale. E la Siria di oggi è l’avvertimento che la
comunità internazionale sceglie di non vedere.
Intrusioni ripetute, espansione regionale graduale,
imposizione di nuovi fatti sul terreno, inclusi quelli intorno alle fonti
vitali d’acqua. Passo dopo passo calcolato, Israele mette alla prova fino a che
punto può spingersi. E ogni volta che la comunità internazionale distoglie lo
sguardo, Israele impara che può spingersi oltre, superando confini e
restrizioni legali.”
Da
almeno vent’anni, praticamente dopo l’operazione “falsa bandiera”
dell’11 settembre 2001 (11/9), il Pentagono applica in Asia occidentale
– definita dai neoconservatori “Medio Oriente allargato” – la dottrina
della “guerra senza fine”, cercando successivamente d’estenderla nel
Bacino dei Caraibi. Per fare ciò, il complesso militare-industriale si
sovrappone al potere politico trasformando qualsiasi presidente USA in un
eunuco di corte.
L’insegnamento
impartito dall’ammiraglio Cebrowski nelle accademie militari era abbastanza
semplice: l’economia mondiale dopo la disgregazione dell’URSS (il primo
Stato multietnico e antimperialista della storia) si era globalizzata, quindi
gli Stati Uniti per rimanere ai vertici della piramide capitalista si sarebbero
dovuti adattare alla nuova fase del capitalismo finanziario. Per fare ciò hanno
diviso il mondo in due parti: da un lato le economie globalizzate destinate a
rimanere dei mercati stabili, dall’altra parte i Paesi colonizzati i quali,
ricostruendo le trame di Cebrowski, sarebbero dovuti sprofondare nel caos, in
modo da permettere alle multinazionali di depredarne le risorse (naturali ed
umane) senza incontrare resistenza. Nella logica delinquenziale del Pentagono, le
minoranze etniche esterne al mondo globalizzato sono “carne da macello”:
manipolate ideologicamente e, attraverso un regime di Propaganda, continuamente
in guerra fra di loro. Gli Oppressi, per USA, Israele, e Gran Bretagna,
diventano “popoli di scarto” rilanciando anacronisticamente il messaggio
bellico di Hitler e Mussolini.
L’imperialismo
statunitense, dopo l’11/9, andò ben oltre l’anticomunismo della “guerra
fredda” o la dottrina dello “scontro di civiltà” sistematizzata da
Samuel Huntington, due orientamenti ideologici che, nella seconda metà del
secolo scorso, versarono fiumi di sangue: per il Pentagono il nemico veniva
rappresentato dallo Stato nazionale in quanto “Stato civiltà”, per
questo Washington iniziò delle guerre (Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Yemen,
Palestina ed Iran) con l’intento di far sprofondare i Paesi aggrediti in una
condizione di totale prostrazione. Le minacce di Trump alla Repubblica Islamica
dell’Iran configurano una concezione del mondo, delle relazioni geopolitiche e
sociali, di gran lunga peggiore rispetto al fascismo.
Scrive
l’analista strategico Thierry Meyssan: “Questa guerra non doveva ottenere lo sfruttamento delle
risorse naturali soltanto per gli Stati Uniti − com’era accaduto nelle guerre
precedenti − ma per tutti gli Stati globalizzati. Del resto, gli Stati Uniti
non erano più prioritariamente interessati all’appropriazione delle risorse
naturali; volevano soprattutto dividere il lavoro su scala planetaria e fare
lavorare gli altri per loro.” 1 Le lobby sioniste, definite
dal sociologo marxista James Petras “Zionist Power”, hanno
caratterizzato la subordinazione del nazionalismo USA al regime israeliano, o
meglio l’alleanza strategica del Super clan necrotizzato dei neocons,
prevalentemente una setta ebraico-puritana, con i sionisti revisionisti.
Israele, conformemente al Talmud di Babilonia che disumanizza i “non ebrei”
(mentre nel Libro di Giosuè viene perfino contemplato lo sterminio delle
popolazioni cananee), persegue un intento “pervertito” (utilizzando il
linguaggio della socio-criminologia): schiavizzare la maggior parte del
pianeta. Finora la criminologia s’è occupata prevalentemente dei crimini
fascisti e nazisti, quanto potremmo leggere un trattato criminologico, dal
taglio accademico, sul totalitarismo sionista?
Se gli Stati Uniti vedono Tel Aviv come
un laboratorio nell’estensione della dottrina della “guerra eterna”),
Israele ha un obiettivo diverso: costruire la “Super Sparta”, ovvero
trasformare l’imperialismo israeliano in un impero ebraico-fascista
secondo il disegno di Vladimir Jabotinsky. Per questa ragione, Netanyahu ha
superato il neoconservatorismo abbracciando l’ideologia paterna: il nazismo.
Il re Abdallah II, conscio di questo
pericolo, ha chiamato in causa le Nazioni Unite: il monarca giordano non
si è trasformato in un “resistente”, ma ha semplicemente compreso quale destino
spetta agli alleati di Washington; gli Stati Uniti non hanno alleati, ma
soltanto eunuchi da taglieggiare.
Il sionismo, ideologia dominante in Occidente
e che controlla il Congresso USA attraverso l’AIPAC, contempla la distruzione
d’una porzione del pianeta; soltanto Iran, Russia e Cina possono fermarla.
1.
https://www.voltairenet.org/article213171.html
Fonte foto: ANSA (da Google)