L’eguaglianza fra i sessi in Russia e in Cina


Brevissima e da un certo punto di vista marginale considerazione a latere che mi viene alla mente dopo il vertice dello SCO tenutosi a Shangai che ha visto inevitabilmente come protagonisti principali la Russia e la Cina.

In questi due grandi ed evoluti (nonostante la narrazione occidentale) paesi vige la più totale e piena eguaglianza fra uomini e donne, senza necessità del femminismo di cui, ovviamente, non c’è traccia.

Quali sono, dunque, la reale natura e le vere finalità di questa ideologia che è nata, ha proliferato e si è affermata fino a diventare dominante in tutto l’Occidente? Ne vogliamo parlare? Porte aperte…

Fonte foto: Internazionale (da Google)

14 commenti per “L’eguaglianza fra i sessi in Russia e in Cina

  1. Federico Lovo
    4 Settembre 2025 at 17:53

    distrarre e dividere, suppongo… le elìte criminali anglosassoni lo fanno da sempre, o sbaglio? Alla fine della fiera, con narrazioni diverse, l’importante risulta schierarsi contro gli ostacoli dell’Impero (in declino) mobilitanto i diversi pezzi della società.

  2. Marcus
    4 Settembre 2025 at 23:06

    “In questi due grandi ed evoluti (nonostante la narrazione occidentale) paesi vige la più totale e piena eguaglianza fra uomini e donne”

    Parli di eguaglianza formale o nei fatti?
    Non conosco la Russia per cui non mi esprimo al riguardo, ma per ragioni familiari conosco abbastanza i cinesi e la Cina, paese che ammiro (anche per ragioni politiche) e che visito ogni anno. Anche se l’eguaglianza formale (uguaglianza: non i privilegi assurdi richiesti dalle femministe occidentali) è certamente garantita per legge e dalla ideologia ufficiale, la società cinese è ancora lontana dalla piena emancipazione. Nelle metropoli le donne vengono spesso considerate come inadatte ad avere una carriera professionale ambiziosa perché devono fare figli. Nelle aree rurali meno sviluppate può capitare ancora che la figlia femmina conti meno del figlio maschio, come in passato. I casi di molestie al lavoro sono abbastanza comuni, tanto che il Partito ha istituito un servizio di contatto telematico per segnalarli. Nello stesso partito, malgrado la retorica, non vi sono donne nelle posizioni che contano davvero: l’attuale Politburo non ha nessuna donna tra i suoi 24 membri.
    Io credo che la linea ideologica del PCC su questo tema sia corretta e più equilibrata delle isterie femministe occidentali, in quanto orientata ad una vera emancipazione ed uguaglianza. Da questo punto di vista i risultati sono evidenti se si confronta la condizione femminile attuale con quella del 1949. Però nel quotidiano c’è ancora strada da fare – anche tra i quadri del partito.

    • Fabrizio Marchi
      5 Settembre 2025 at 12:28

      Vero quanto dici ma per fare un’analisi seria bisogna vedere l’intera realtà e non solo una parte. Anche in Cina (come del resto in tutto il mondo) a morire sul lavoro sono pressochè soltanto uomini (lo scorso anno, se non erro, sono stati circa 30.000, che è in proporzione al numero di abitanti lo stesso numero di quelli morti in italia e in generale in tutti gli altri paesi) perchè sono gli uomini a fare sempre i mestieri più rischiosi e nocivi per la salute e, purtroppo, spesso mortali. Stesso discorso ovviamente per il servizio militare e la guerra. Anche nei paesi dove la leva è anche femminile, in prima linea ci vanno comunque gli uomini.
      Ciò detto, è evidente che ci siano ancora alcune differenze in Cina tra uomini e donne, ma questo non è dovuto a forme di discriminazione nei confronti di quelle donne che in quel paese non esistono ma dal fatto che i processi storici hanno necessità dei loro tempi. La Cina fino a poco più di una settantina di anni fa (cioè prima della rivoluzione) era un paese incondizioni semifeudali, sottoposto da molto tempo ad una dominazione colonaile ferocissima prima dagli occidentali e poi dai giapponesi che ne ha impedito lo sviluppo. Troppo hanno fatto da allora! E’ quindi del tutto logico ed evidente che persistano ancora dei retaggi o delle ruggini di un mondo che comunque è in via di estinzione. Ripeto ancora, settant’anni storicamente parlando sono il nulla, troppo è stato fatto in questi settant’anni. E’ bene altresì ricordare che la preferenza per i figli maschi (parliamo di un paese dove la stragrande maggiorazna della popolazione era composta da contadini poveri)era dovuta alle durissime condizioni oggettive in cui si trovavano. E’ evidente che per spingere un aratro, coltivare la terra o comunque svolgere mansioni lavorative allora molto pesanti, era necessaria la forza fisica maschile. E’ questa condizione oggettiva (la divisione sessuale del lavoro data da ragioni oggetive, biologiche e fisiche e dal livello di sviluppo o sottosviluppo tecnologico) che ha determinato quella tendenza di cui parli tu a preferiri o a privilegiare i figli maschi, non una sorta di tendenza innata dei maschi a discriminare le femmine.
      Alla luce di ciò, ribadisco, la realtà va letta nella sua totalità. Se io osservo solo una metà del campo, come fa il femminismo, osserverò una realtà monca e finirò inevitabilmente per deformarla, quello che sistematicamente fa appunto il femminismo.
      P.S. Nel Politburo del PCC siede una donna, ma non è questo il punto. Nel mondo occidentale le classi dirigenti politiche sono ancora a maggioranza maschile ma il femminismo è l’ideologia dominante (lo dimostra il DDL sul femminicidio votato all’unanimità da tutto l’arco parlamentare senza neanche un emendamento o un astensione…), controlla tutto il sstema mediatico e impone le sue leggi e la sua volontà. Le società occidentali sono pervase dal femminismo che di fatto controlla quella che io chiamo la “psico-eto-sfera” e quindi se controlli quella, controlli l’intera società. Ergo, non c’è nessun bisogno che tutti i governi, i parlamenti o i conseigli di amministrazione siano composti a maggiorazna assoluta dalle donne (anche se fra pochissimo ci arriveremo) perchè ciò che conta è il dominio reale che si è in grado di esercitare nella e sulla società.

      • Paolo
        5 Settembre 2025 at 18:40

        È giusto che il pcc persegua la piena emancipazione economica politica e culturale della donna, indipendentemente dai rischi militari e dagli infortuni sul lavoro, di cui le donne non sono responsabili come gli uomini non sono responsabili dei dolori del parto o del peso e dei rischi della gravidanza. Distinguiamo i diritti sociali politici e di autorealizzazione uguali per tutti da rischi e limitazioni legati alla natura biologica di uomini e donne

        • Stefano2
          6 Settembre 2025 at 14:43

          “dagli infortuni sul lavoro, di cui le donne non sono responsabili come gli uomini non sono responsabili dei dolori del parto o del peso e dei rischi della gravidanza.”

          L’esempio non regge, una è una condizione biologica, oltretutto dipendente dalla propria volontà (di solito si decide di restare in cinta, nessuno obbliga qualcuno ad avere figli e se non ne hai non muori certo di fame). Il fornaio non si rifiuterà di darti il pane se non hai avuto figli.. ma lo farà se non lo paghi con i soldi del tuo lavoro.
          Delle morti sul lavoro certamente c’è una dose di responsabilità personale notevole ma non mi si venga a dire che tutto il “sistema” di cui fanno parte uomini E DONNE non sia correo nell’accettare che i lavoratori (principalmente maschi) siano a rischio. Uno sconto sulla benzina, una consegna veloce di un acquisto online, l’energia a basso costo, un treno che arriva un ritardo per una massicciata ancora da sistemare di notte, una maglietta comprata a 1,99 prodotta in Bangladesh. Ogni giorno uomini E DONNE facciamo scelte che portano a conseguenze. LE DONNE non vivono su un altro pianeta.
          Ancora questo primo maggio in TV la gente parlava di Luana D’Orazio morta nel 2021 ma nessuno ricorda i due uomini che morirono il giorno prima e il ragazzo che morì il giorno dopo (tra l’altro in Toscana come lei).. in realtà nessuno ricorda nemmeno i nomi dei morti all’Esselunga di Firenze (2024), quelli alla centrale elettrica (Suviana 2024), quelli dei binari a Brandizzo (2023) o ancora l’esplosione di Calenzano (2024).
          Si sta a cianciare di sessismo, femminicidi, violenza sistemica.. ma qua muoiono in modo sistemico ogni giorno 3 lavoratori (praticamente tutti uomini se si esclude gli “in itinere”) e non gliene frega niente a nessuno perché fa comodo a TUTTI pagare meno e ottenere prima.

          Quanto ai rischi militari, beh se si pensa all’Italia bastava che le donne chiedessero la parità votando nel dopoguerra di cambiare la legge a cui l’art. 52 della costituzione si riferisce. “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge.” Legge che poi parla solo di uomini. Questo rende le donne corresposabili per la loro non-azione dei rischi militari a cui solo gli uomini rimangono obbligati, per legge.
          Quando poi il calo demografico iniziò a farsi sentire le scelte furono due. O si obbligava anche le ragazze alla leva o si dirottava la spesa militare con la formula dell’esercito professionale (pochi ma buoni), scelta adottata da molti altri paese europei. Ma a quel punto, in tempo di relativa pace si parlava di carriera e stipendi certi ma.. per soli uomini.. per carità! ed ecco che di colpo le donne si dissero interessate per la carriera militare a scelta (non la leva obbligatoria). Quindi pronta la legge 226/2004 con la sola “sospensione” della leva obbligatoria maschile dove avrebbero potuto includere le donne (bastava aggiungere le parole “e femminile”) ma non lo fecero. Al contempo via libera alle donne “se vogliono”. Insomma “se mi va faccio la militare di professione ma non mi si parli di obblighi o doveri, quelli li lasciamo agli uomini”.
          .. e per la cronaca in Cina esiste la coscrizione militare ma è solo maschile, poi mai attuata visto gli alti numeri di volontari, più che altro una scelta lavorativa per molti, al punto che nel 2023 hanno permesso anche agli universitari (erano esentati) di entrare nell’esercito visto che le università cinesi ormai non garantiscono più il lavoro come fino agli anni 2000. Anche in questo caso non mi pare che le donne cinesi abbiano battuto i piedi per essere incluse nelle liste di leva.

          • Ros* lux
            7 Settembre 2025 at 9:05

            Aggiungo…È appena trascorso il secondo anniversario della strage di Brandizzo …e i pochi che si sono riuniti li per commemorare sono stati intimiditi con la richiesta di identificarsi …

        • Fabrizio Marchi
          6 Settembre 2025 at 16:32

          Scusa Paolo ma come ha già ben spiegato Stefano2 non ha nessun senso paragonare i dolori o le conseguenze o i rischi del parto o della gravidanza con la tragedia, pressochè tutta maschile, sempre e ovunque in tutto il mondo, dei morti sul lavoro. La gravidanza e il parto sono fatti naturali mentre la divisione sessuale del lavoro è un fatto sociale, anche se certo parte da una condizione naturale oggettiva, e cioè la maggior forza muscolare degli uomini. Ma nulla vieterebbe in linea teorica alle donne di lavorare in un cantiere edile o in una acciaieria, in una miniera, su una nave mercantile o un peschereccio, una piattaforma petrolifera o su un traliccio dell’alta tensione. Lo hanno sempre fatto gli uomini al posto delle donne e nessuna donna, mai, ha rivendicato l’eguaglianza e la parità di genere quando queste avrebbero comportato per le donne le stesse fatiche e le stesse mansioni degli uomini. Le donne hanno cominciato a rivendicare l’autonomia e l’indipendenza economica, cioè l’ingresso massiccio nel mondo del lavoro, soltanto quando le varie rivoluzioni industriali e tecnologiche hanno reso possibile quell’ingresso. Non che prima non lo fosse ma, come ripeto, nessuna donna ha avanzato quella richiesta di parità di trattamento perché lo avrebbe pagato ad un prezzo salatissimo, quello che pagavano gli uomini. Stesso discorso, ovviamente, per la leva militare, cioè l’obbligo del servizio militare che fino ad una settantina di anni fa significava la possibilità molto concreta di andare in guerra e non tornare più o tornare mutilati o gravemente feriti o disturbati. Il tuo discorso avrebbe avuto un senso se avessi parlato di aborto ma, guarda caso, mentre la responsabilità delle donne morte per aborto clandestino è stata ovviamente scaricata sugli uomini (per via del sempiterno patriarcato…) nessun uomo, mai, ha accusato le donne per la sempiterna e immane tragedia dei morti sul lavoro.
          Dopo di che c’è una contraddizione enorme nel tuo ragionamento di cui non ti rendi neanche conto (ma è normale per chi non ha mai riflettuto su questi temi da un punto di vista alternativo o comunque diverso rispetto a quello femminista). Se la divisione sessuale del lavoro, come tu stesso hai detto, è stata determinate da cause naturali, biologiche, perché allora si dice che le donne sarebbero state discriminate nel momento in cui sono state adibite ai lavori di cura e di riproduzione? E perché si dice che gli uomini sarebbero stati in una condizione di privilegio (per via del fatto che erano impiegati nei lavori di produzione) quando in realtà la loro collocazione lavorativa era il risultato di una condizione naturale? E perché – il cane continua a mordersi la coda – le donne sarebbero state in una condizione di discriminazione per via del fatto che erano adibite ai lavori di riproduzione? Lavorare in miniera è un fatto naturale mentre lavare i panni o crescere bambini non lo è? Mi sfugge, si fa per dire…
          P.S. Sulla Cina ho risposto di fatto anche a te in un altro commento indirizzato a Renato.

          • Ros* lux
            7 Settembre 2025 at 9:07

            Aggiungo…È appena trascorso il secondo anniversario della strage di Brandizzo …e i pochi che si sono riuniti li per commemorare sono stati intimiditi con la richiesta di identificarsi …

  3. Piero
    5 Settembre 2025 at 3:31

    Hanno reso la società occidentale isterica, per i noti e risaputi bisogni di continui nuovi mercati.

    Questo che abbiamo davanti è il risultato di sempre maggiore decadenza.

  4. renato
    5 Settembre 2025 at 17:01

    secondo chat gpt qualcosa c’è.

    Russia

    Pussy Riot: collettivo femminista/artisti noto per azioni pubbliche, campagne sui diritti delle donne e contro la repressione politica. Sede principale a Mosca, presenza internazionale.
    Liga per la protezione dalle violenze domestiche (Liga zapretitelnogo domostүnnogo): rete di gruppi e advocacy contro la violenza domestica, supporto alle vittime. Attività in diverse città russe; focus su campagne di sensibilizzazione e assistenza legale.
    OVD-Info: ONG di difesa dei diritti civili che include dimensioni di genere nelle sue attività; offre assistenza legale e informazione su violenza di genere. Sede a Mosca/ Federazione russa; operatività nazionalmente tramite volontari e contatti online.
    Gruppi locali di supporto a diritti delle donne e aborto: varie ONG regionali (es. centri di consulenza, rifugi per donne, hotlines) attive in città come Mosca, San Pietroburgo, e altre regioni.
    Cina

    Movimento femminista online e campagne contro molestie sul posto di lavoro: attivisti che promuovono alfabetizzazione di genere, diritti sul lavoro e norme contro molestie; operano spesso tramite social media, gruppi chat e reti locali.
    Attivisti per diritti sul lavoro delle donne: gruppi che denunciano discriminazioni salariali e licenziamenti ingiustificati; campagne di pressione su aziende e istituzioni locali.
    Gruppi di supporto a vittime di violenza domestica: ONG/campi di supporto che offrono rifugi, consulenze legali e assistenza, spesso coordinandosi a livello locale con attenzione alle condizioni politiche.
    Campagne per diritti riproduttivi e salute sessuale: reti educative che cercano di migliorare informazione e accesso a servizi sanitari, spesso con attività online e collaborazione con organizzazioni compatibili.

    • Fabrizio Marchi
      6 Settembre 2025 at 12:32

      Sì, ma sono movimenti e associazioni non alimentate dal governo e dal potere politico. Le pussy riot infatti sono uno strumento dell’Occidente, sono finanziate per lo più da associazioni legate a Soros e svolgono un’attività palesemente antirussa. Le altre non le conosco, neanche quelle cinesi. Ma vale per la Cina lo stesso ragionamento della Russia. Per la verità il PCC è accusato di essere fondamentalemente un partito tradizionalista come dimostrano questi articoli pubblicati su giornali liberal occidentali https://www.ispionline.it/en/publication/chinas-conservative-turn-gender-roles-32970
      https://www.ilpost.it/2023/11/21/donne-cina-xi-jinping/ Ma al di là della strumentale reinterpretazione che questi articoli fanno delle politiche di genere in Cina è comunque evidente che in Cina la parità fra i sessi è promossa dallo Stato ma sicuramente in modo del tutto estraneo e che nulla ha a che vedere con il femminismo occidentale (cioè con il femminismo…) e in particolare sia con quello della differenza che con quello genderista che vengono invece fortemente osteggiati.
      Il femminismo è ideologia dominante in Occidente, non solo dal punto di vista politico ma soprattutto nella sua capacità di pervadere e condizionare l’intera società, ma sicuramente non in Cina e in Russia.

  5. ilSacerdote
    6 Settembre 2025 at 11:49

    a dir la verità il femminismo non ha portato alcun miglioramento per la vita delle donne neanche in Occidente, in quanto tutti i progressi in campo femminile sono stati ottenuti rimuovendo tutti quegli ostacoli che non erano conciliabili con i Diritti Universali dell’uomo e cioè che ogni individuo ha pari dignità di fronte alle norme e alla legge. Semmai il femminismo ha rallentato questi cambiamenti e ha creato molto caos nella nostra società odierna, il cui progresso altrimenti scorrerebbe più naturalmente e più regolarmente.

  6. Andrea
    13 Settembre 2025 at 2:36

    Leggo:
    ” Le società occidentali sono pervase dal femminismo che di fatto controlla quella che io chiamo la “psico-eto-sfera” e quindi se controlli quella, controlli l’intera società.”

    Perdonami Fabrizio, ma il primo a parlare di questo, in ambito Momas, è stato Rino Della Vecchia.
    Mi riferisco alla questione dell’Etosfera.

    • Fabrizio Marchi
      13 Settembre 2025 at 11:04

      Non devi mica sscusarti, Rino è un amico, lo conosco da quasi vent’anni e abbiamo la stessa opinione in materia. Eravamo giunti alle stesse conclusioni prima ancora di conoscerci, e poi abbiamo verificato che avevamo le stesse opinioni. La sola differenza è che lui parlava di “etosfera” mentre io di “psicosfera” ma il senso era più o meno lo stesso. Io ho soltanto unito le due cose. La “psico-sfera”, cioè il controllo della sfera psichica delle persone e dell'”eto-sfera”, cioè la capacità di decidere ciò che è bene e ciò che è male.

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