Trump, Presidente degli Stati Uniti ha denunciato al
mondo che la Presidente del Consiglio italiano Meloni lo ha pregato per una
foto e il Presidente che ha reso pubblica la richiesta con relativa smentita
della Meloni, è l’immagine reale della decadenza dell’Occidente. L’immagine dei
“grandi” che si comportano come impiegati con il loro capoufficio non può che
inquietare. Tanto più che decidono di guerre e dell’uso delle atomiche. Il caso può essere falso e montato ad arte
dal Presidente per marcare dinanzi ai suoi elettori il suo potere verso gli
alleati e per vendicarsi dell’abbandono italiano sul caso Hormuz. Non cambia
nulla se dice il vero o il falso, l’unico dato che si deduce è che l’occidente
(o minuscola volutamente), in tali condizioni non ha futuro. Decenni di
abbrutimento e di guerre hanno prodotto popoli omologati che vivono con
indifferenza lo squallore che comunica il potere, anzi si continua a guardare
agli Stati Uniti con ammirazione. Se ciò che conta è il vile metallo e il
potere, l’uscita mediatica del Presidente degli Stati Uniti potrebbe trovare
persino i suoi ammiratori. Umiliare, dominare e offendere nello spirito e nella
carne sono la normalità a cui sono addestrate le nuove generazioni. Da tale
ottica sempre più pervasiva e sempre meno posta in discussione nei luoghi di
formazione, nei media (che ridere..) e nelle famiglie si struttura e si afferma
un modo di vivere già largamente praticato che resta indifferente dinanzi a
tanto squallore, ma anzi ci si inchina dinanzi al potere. Sicuramente in tanti
continueranno per strada a parlare dei loro cani, mentre il mondo precipita. I
cani sono ormai l’argomento primo di molti italiani obbedienti alle mode
lanciate dai media con relativo business.
Trump usa i media in modo adeguato ai tempi e parla al
cittadino omologato infettato dai messaggi che osannano il potere e la
gerarchia. La religione del potere è servita in tutto l’occidente in ogni luogo
e la violenza è diventata “cultura”. L’uomo imprenditore o la donna
imprenditrice possono scalare la politica e arrivare ai vertici per riaffermare
l’imperio di un popolo sugli altri facendo gli interessi delle oligarchie, sono
da molti guardati con stupore e idolatrati, perché il presente è stato
naturalizzato.
Il Presidente Trump in questa pratica è la voce
massima, è il paradigma liberato da ogni forma di galateo e di cortesia ufficiale
e mostra la verità di ciò che è il potere sapendo che i popoli non si
scandalizzeranno e che ammireranno colui che tutto domina. I sudditi abituati
alla seduzione del male-potere non si porranno il problema se le sue
affermazioni sono vere o false. Le nuove generazioni sono indifferenti a tale
problema metafisico e politico, vivono in una realtà in cui la verità è
disprezzata e ridicolizzata, pertanto è solo il gesto dell’imperatore che
conta, le sue parole sono l’ordine dell’occidente, pertanto il Presidente degli
Stati Uniti sa bene che al di là delle polemiche che non fanno che risaltare le
parole imperiali, ciò che conta è l’aver riaffermato la dipendenza dei mediocri
alleati e di averli umiliati in pubblico.
Riguardo all’Italia, in una nazione in cui le nuove
generazioni parlano più l’inglese che l’italiano, gli studenti benestanti delle
scuole superiori sospendono per un anno la frequenza per trasferirsi negli
Stati Uniti e prepararsi a frequentare facoltà universitarie in inglese e in
cui i nuovi nati sono chiamati con nomi stranieri, in una nazione culturalmente
suddita e finita politicamente, si può ipotizzare che tali parole più che
provocare sdegno patrio siano vissute con indifferenza da tanti e con ammirazione
da non pochi. In fondo se ciò che conta è il potere, se l’unico fine
dell’esistenza è la volgare affermazione di sé, in un tale contesto di morbosa
decadenza le dichiarazioni del Presidente rafforzano tale cornice e nel
contempo abituano i sudditi al giogo senza speranza a cui siamo sottoposti
dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Un popolo colonizzato da circa
ottant’anni, occupato militarmente e culturalmente, lo si può umiliare in
innumerevoli modi e non ci saranno reazioni forti. Dobbiamo dunque constatare,
ancora una volta, che l’alleato statunitense non è tale, ora che non ci sono
più finzioni, malgrado la disperata condizione in cui siamo, possiamo più facilmente ribadire la verità di tale
occupazione e forse sperare che in taluni siano rimasti spirito critico e
volontà di ricostruire una nazione culturalmente e politicamente senza cadere
nei miti mediatici dell’uomo forte o della donna forte che sono organici al
modello anglossassone di cui Trump è ornamento e specchio.
A noi tutti è donata la missione etica di continuare a
conservare il senso della patria e della comunità. Ciascuno di noi può come
fosse un novello Noè costruire la sua piccola arca in cui conservare senso
della comunità e i linguaggi complessi (filosofia, politica, letteratura,
religione ecc.) per poterli trasmettere ad una minoranza di uomini e di donne
del futuro per ricostruire la patria dopo gli effetti della Quarta Guerra
mondiale, ovvero la guerra culturale con cui siamo stati invasi, offesi e
devastati.
Senza nessun nazionalismo e fanatismo oggi dobbiamo
difendere la nostra cultura politica per un mondo plurale, in cui vi siano
alleanze politiche e non certo squallide dipendenze. Ci vuole coraggio, ci
vuole cuore-passione e ci vuole capacità di analisi per credere che sia ancora possibile
la speranza in un contesto tanto compromesso.
La storia è una scommessa, a noi scegliere se giocarci
la scommessa del futuro o attendere il prossimo Trump e vivere nello squallore
perenne e nell’impotenza. L’Arca di Noè ha bisogno di dedizione e pazienza
silenziosa, è la nostra “resistenza” nel tempo malvagio e diabolico in cui
siamo, nel quale le parole sono solo strumenti di guerra, a noi ricominciare
invece ad usare le parole per comunicare concetti e non certo utilizzarle come
“arma di distruzione e distrazione” dei popoli.
Uscire dalla grammatica del potere e dell’individualismo narcisistico non sarà una passeggiata e ognuno dovrà confrontarsi con il Trump che si porta dentro, in quanto ogni uomo appartiene al proprio tempo, ma fortunatamente può pensarlo per uscirne.
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