Lo studio su “Infectious disease
reports”, capofila di Medici con l’Africa Cuamm che collabora con l’UNIBA ha riportato
che i lavoratori africani consumano in modo esorbitante analgesici per i dolori
muscoloscheletrici. L’indagine è stata svolta sul lungo periodo dal 2017 al
2026. Il 96,5% di essi sono uomini tra i 30 e i 45 anni. Il 75% originario
dell’Africa occidentale e settentrionale e di questi solo il 18,6% sono in
possesso di un permesso di soggiorno. Il 93,5% è privo del medico di base.
Lavoratori che il sistema macina, e non nel senso simbolico, e che sono usati
nel dibattito politico per proiettare su di essi le “cause della violenza” che
corrode la nazione e l’Europa. Sopportano turni massacranti che oscillano nei
campi dalle 10 alle 14 ore. Il fisico si logora e duole, mentre la mente non
può che perdere il suo equilibrio. L’estate dei vip e dei turisti a basso costo
che invadono città e spiagge ha il volto del dolore e della fatica degli
invisibili.
Dai campi informali (Borgo Mezzanone,
Amendolara, Agro Pontino ecc.) dove sopravvivono in condizioni disumane ai
centri urbani, l’esercito dei lavoratori di riserva sopravvive grazie agli
analgesici. Privi di diritti e ricattabili si imbottiscono di antidolorifici
per poter continuare a lavorare e sacrificano con la loro salute fisica e
mentale i loro anni migliori. La società dell’edonismo li consuma come merci. Sono
uomini e giovani costretti a spendere le loro esistenze nel doloroso mercato
del lavoro.
Lo studio citato si sofferma sul dolore
fisico curato con sintomatici, ma non rammenta il dolore psicologico degli
uomini ridotti in condizione schiavile e nel silenzio. Le loro speranze tradite
e la loro dignità calpestata dagli interessi padronali. Lo schiavismo informale
è tra di noi.
Partiti politici e sindacati si
limitano a denunce formali, ma sostanzialmente tacciono. Le denunce episodiche
sono parte della cultura dell’accondiscendenza.
Le cronache sempre più tese ad accettare la “remigrazione”
contribuiscono al clima di ricatto. Se si solleva il dramma, inevitabilmente,
esso non potrebbe che far emergere quello che tutti sappiamo, ovvero che in
Italia il lavoro è sfruttamento e i salari non consentono a molti lavoratori,
anche legali, le cure più banali. Si lavora e si è poveri. Il “male di vivere” affonda le radici con
intensità diverse tra i lavoratori. I lavoratori anziani muoiono sul lavoro. In
Italia sui cantieri ci sono anche ultrasessantenni che si schiantano al suolo, ormai la loro
morte non fa più notizia, ma è parte del male quotidiano.
A livelli più alti i lavoratori sono
oggetto di ricatti psicologici. Impiegati pubblici e docenti vivono
l’esperienza del dolore psicologico, non a caso gli psicofarmaci sono tra i
farmaci più consumati nella bella Italia. Lavoro e dolore sono ormai un
binomio. La politica da destra a sinistra è unita nella difesa degli interessi
padronali.
Ad Amendolara dove nel giugno del
2026 si è consumata una tragedia immane, in cui migranti sono stati arsi vivi
dal “caporale straniero” per aver osato richiedere paghe migliori, l’unico
sopravvissuto ha affermato che oltre agli antidolorifici ai lavoratori erano
consegnati anche “eccitanti” per farli lavorare di più. Non poche indagini
hanno registrato l’imposizione di eccitanti ai lavoratori. Tale pratica è emersa nelle indagini
sullo sfruttamento della comunità sikh nell’Agro Pontino (Latina).
I nazisti usavano psicofarmaci,
droghe e stimolanti per ottenere “il massimo risultato” dai soldati al fronte.
L’uso di droghe è documentato anche nei vertici del partito nazista. Norman
Ohler nel saggio Tossici. L’arma segreta del Reich ha ampiamente
dimostrato tale pratica di sfruttamento. Siamo in una condizione non dissimile,
mentre la propaganda continua a tamburo battente a proclamare “la
meritocrazia”.
La politica e la società civile tace,
il dramma politico è tragedia etica di un popolo che subisce, perché non ha
alternative e ha naturalizzato lo sfruttamento. Ciò che addolora in tale
situazione sono i narcisismi e le polemiche che investono movimenti e partiti
che cercano di ricostruire una opposizione reale, ma si infrangono ed evaporano
tra protagonismi e leaderismo.
La storia potrà riprendere il suo percorso dialettico, quando si abbandonerà tale deriva per riporre al centro i lavoratori e ridare ad essi “voce e dignità”. Sono i lavoratori che possono liberare se stessi e che possono porre fine alla società del solo profitto.
Fonte foto: Repubblica Bari (da Google)