Gli iraniani della diaspora: dalla subordinazione all’imperialismo e al sionismo alla dissidenza socialista


Intervista alla Dott.ssa Minoo Mirshahvalad, sociologa, islamologa ed attualmente ricercatrice presso l’Università di Copenaghen a cura di Stefano Zecchinelli.

  1. Dott.ssa Mirshahvalad, i media mainstream in questi mesi sono diventati il megafono della borghesia persiana (monarchica) della diaspora, propagandando l’ideologia reazionaria e “vendi-patria” della famiglia Pahlavi. Secondo Lei, anche alla luce degli “Epstein Files”, come mai i governi di estrema destra statunitense ed israeliano hanno riciclato una figura, invertebrata politicamente e moralmente corrotta, come il figlio della Shah?

Perché loro immaginavano che dopo aver decapitato lo Stato iraniano assassinando l’Ayatollah Khamenei, il Paese sarebbe stato pronto per un cambio regime. Quindi per colmare l’eventuale vuoto di potere avevano pensato di inserire questo burattino, a volte anche chiamato il leader di transizione. In ogni caso la ricetta di Tel Aviv per Iran, con o senza Pahlavi, non era affatto un Iran integro e sovrano, ma un paese balcanizzato e indebolito facilmente governabile dalle forze dell’impero statunitense. 

  1. Oltre ai monarchici, storicamente sostenitori della dittatura filo-israeliana di Reza Pahlavi, il “giornalismo di regime” ha dato mediaticamente spazio all’organizzazione terroristica MEK-MKO. Che cos’è il MEK-MKO ed in cosa differisce dal “pahlavismo”?

I MEK, oggi conosciuti in Italia sotto il nome del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, nascono nel 1965 dagli studenti universitari a Teheran. Originariamente erano eredi di un connubio tra l’islam e il comunismo. Poi nel tempo, come dei camaleonti, si sono trasformati in ciò che volevano abbattere, ovvero gli alleati del sionismo e dell’imperialismo statunitense. Ho parlato a lungo della loro trasformazione in un video e in un articolo che potresti consultare. https://www.youtube.com/watch?v=V_h_opf2QRo&t=126s

https://www.osservatorioiran.org/il-consiglio-nazionale-della-resistenza-iraniana-la-metamorfosi-di-chi-odiava-cio-che-oggi-rappresenta/
  1. Lei ritiene che, data la natura imperialista e razzialista della dittatura dei Pahlavi, il “pahlavismo” possa essere comparato col fascismo storico? Del resto fu proprio lo Shah Mohammad Reza Pahlavi, un autentico megalomane politico, ad autoproclamarsi il “signore degli ariani” lanciando un chiaro messaggio alla fascisteria mondiale.

Il Pahlavismo ha delle somiglianze con il fascismo. Innanzitutto, perché soffoca la voce del dissenso esattamente come il sistema politico attuale dell’Iran. Secondo, perché è oppressivo contro le alterità etniche e linguistiche. I Pahlavi hanno attivato la campagna di persianizzazione dell’Iran opprimendo le minoranze turcofone.

Tra le attività di questa campagna, nel dicembre 1946, in seguito al collasso del Governo Popolare dell’Azerbaijan (regione iraniana) e il massacro del popolo turcofono avvenuto anche grazie al sostegno degli USA e dell’Inghilterra, il regime di Pahlavi ha confiscato i libri di scuola, i giornali e qualsiasi libro o documento testuale in lingua turca e li ha bruciati per giorni. Il regime ha costretto anche i bambini a portare i loro libri e gettarli nel fuoco. Questo evento è rimasto nella memoria del popolo turcofono dell’Iran ed era per questo che nel gennaio 2026, quando il pahlavismo sembrava fosse in crescita tra gli iraniani, gli Azeri iraniani sono scesi per strada con gli slogan contro il Pahlavi.

  1. Esaminando le organizzazioni politiche della diaspora iraniana, soltanto i comunisti del Tudeh (Partito Comunista Iraniano) e del Toufan (Partito del Lavoro d’Iran) hanno mantenuto un approccio politico coerentemente socialista ed antimperialista condannando i crimini consumati dalla “coalizione di Epstein”. Quale ruolo ha avuto il Tudeh durante la Rivolta antimperialista sciita del 1978-’79 e quali sono le ragioni strategiche della rottura con l’Imam Khomeini?

I membri del Tudeh, come quelli del MEK, erano inizialmente tra i sostenitori della rivoluzione del 1979. Tuttavia, dopo la vittoria della rivoluzione, anche Khomeini, come il regime Pahlavi, li ha perseguitati. Nell’estate del 1988 c’è stato un massacro dei prigionieri politici in Iran, tra loro c’erano anche i membri del Tudeh. Già nel 1983, L’adesione al Tudeh viene messa fuori legge.

Le ragioni esplicitamente dichiarate dal regime iraniano erano il presunto legame del Tudeh con Mosca, ma anche la presunta anti-islamicità del Tudeh. Tuttavia, personalmente non faccio fatica a vedere la ragione della rottura con Khomeini anche nella lotta per il potere. Negli anni, Khomeini ha fatto fuori anche figure clericali che non condividevano il principio fondante della costituzione iraniana, ovvero la Vilayat-e Faqih (lett., la tutela del giurisperito) o che l’avevano criticato come Ayatollah Montazeri, quindi la presunta opposizione all’Islam come il motivo della persecuzione di alcuni gruppi come il Tudeh non è convincente. Anche perché se si pensa al MEK, che era inizialmente filo-palestinese e ancor oggi composto dai membri super Musulmani, non si spiegherebbero queste rotture senonché tramite la classica lotta per il potere.

  1. Lei pensa che un Paese musulmano come l’Iran, da sempre alleato di Paesi come Cuba ed il Venezuela bolivariano, potrebbe accogliere il pensiero Socialista magari all’interno di una nuova Teologia della Liberazione Islamica?

Una delle due ali del sistema politico attuale dell’Iran proviene proprio da un passato socialista islamico: quelli ispirati da Ali Shariati, che assaltano l’ambasciata statunitense nel novembre 1979. Questi studenti poi fondano le associazioni islamiche degli studenti da cui sono emerse le figure dei riformisti come Mohammad Khatami.  Oggi il fronte riformista o moderato fa fatica a portare avanti progetti di riforma a causa delle tensioni esterne. In questo periodo soprattutto, la guerra ha messo la riforma in secondo piano dando la priorità all’azione bellica e alla difesa del Paese.

ATTIVISTA IRANIANA: HO DIFESO LE DONNE DI TEHERAN MA ADESSO MI SCHIERO CON  IL MIO PAESE AGGREDITO. - Anbamed

Fonte foto: da Google

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.