I funerali di Alì Khamenei hanno
accentuato la divisione del mondo in due: da un lato l’atlantismo,
impegnato a pianificare nuovi eccidi, dall’altra parte il Sud Globale
che rende il proprio omaggio ad un antimperialista coerente, un uomo coraggioso
che ha difeso fino all’ultimo i propri ideali. Una cosa è certa: l’Iran sciita,
contro una “banda di pedofili e satanisti” (USA, Israele ed i loro
lacchè fra cui anche l’Italia), si è guadagnato il Diritto alla Vittoria.
La cerimonia funebre della Guida Suprema
Alì Khamenei, vigliaccamente assassinata dagli imperialismi israeliano e
statunitense il 28 febbraio 2026 all’inizio dell’Operazione “Epstein Fury”
(“Furia di Epstein”), durata tre giorni – dal 4 al 7 luglio – ha
unificato il popolo iraniano contro il gendarme statunitense: l’Iran, uscito
vincitore da una “guerra partigiana” di terza generazione, avrà un ruolo
determinante nella transizione al multipolarismo, contribuendo a gettare tutte
le ideologie che generano oppressione, come il sionismo ed il
neoconservatorismo, in ciò che Leon Trotsky chiamava la “spazzatura della
storia”.
Il mondo occidentale, prigioniero di
ideologie suprematiste, dal cristiano-fascismo al sionismo, continua,
dimostrando un’ignoranza folcloristica delle dinamiche che portano alla Rivolta
antimperialista sciita del 1978-’79, a considerare l’Iran una “teocrazia”,
terminologia inappropriata decostruita dalla prof.ssa Maria Morigi con un
eccellente articolo pubblicato sulla rivista Marx XXI:
“La Repubblica degli Ayatollah, descritta con
insistenza dagli occidentali come un’entità fondamentalista estranea allo Stato
di diritto, va infatti compresa come una Rivoluzione che ha rinnovato le
strutture religiose sciite nel rapporto con la dimensione politica e ha
sperimentato una forma nuova di Stato democratico islamico. Così sta scritto
nella Costituzione che ha il pregio di essere una delle più antiche degli Stati
moderni, approvata nel 1906 su ispirazione di intellettuali che avevano
studiato in Europa e ben conoscevano il dibattito sulle teorie dello Stato e le
filosofie occidentali.
Anche in seno alla società iraniana
d’altronde esistono progressisti e conservatori, moderati e riformisti,
contestatori ed oppositori, così come nel dibattito interno di qualsiasi Stato.
Ed è proprio la malafede dell’eterna propaganda di demonizzazione che crea
l’incubo della “frattura” e del disagio sociale o “del regime al collasso”
auspicando il cambio di regime come fa comodo a chi fomenta rivoluzioni
colorate.” 1
In questa prospettiva, la Resistenza sciita
configura l’epicentro di una grande mobilitazione radical-democratica contro
l’islamofobia, ideologia abietta propagandata in Occidente dalla lobby della
destra israeliana. Non è casuale che, dal febbraio 2026, il nuovo “nazismo
tecnocratico” abbia rilanciato lo slogan della “re-migrazione”,
principalmente, contro i lavoratori di fede islamica accelerando le dinamiche
di esclusione sociale; Vannacci in Italia come il trumpismo statunitense sono
un Cavallo di Troia della lobby sionista, promotori di un’ideologia distopica
che considera l’Umanità antiquata. Netanyahu ordina e Vannacci, il quale
potrebbe rientrare nelle “psyop” pianificate dal Mossad, esegue.
Sempre su Marx XXI, la prof.ssa Morigi
rapporta l’islamofobia e le politiche “re-migratorie” allo sfruttamento
di classe: gli immigrati musulmani, tema caro alla Criminologia Critica, sono
le prime vittime del processo di fascistizzazione nella società occidentale,
una transizione sistemica iniziata con ciò che Julian Assange definì la
costruzione del “capitalismo della sorveglianza”. Leggiamo.
“Non dimentichiamo
inoltre quanto pesi l’islamofobia sulla questione migratoria e sulle politiche
di remigrazione, oggi al centro del dibattito europeo e nazionale. Nei contesti
di accoglienza, la percezione e il trattamento delle persone di fede islamica
sono spesso condizionate proprio dalla politicizzazione dei flussi migratori.
La stessa presenza di immigrati musulmani è sovrastimata dall’opinione
pubblica, poiché se, dati alla mano, la popolazione musulmana nell’UE
rappresenta una minoranza, tuttavia il tema della sicurezza legato al
terrorismo tiene banco e produce un clima di sospetto, intolleranza,
discriminazione lavorativa fino ad arrivare all’esclusione sociale,
concentrando in modo sterile il dibattito sull’incompatibilità tra valori
occidentali e cultura islamica.” 2
Alcuni anni fa, lo storico e diplomatico
francese Jean-Christophe Rufin dichiarò che: “La società americana,
come l’Impero Romano, ha bisogno di un nemico esterno per rimanere unita. Dal
1991 a seguito della sua volontà di non perdere un nemico, l’America ne ha
creati due”. I due nemici dell’imperialismo USA sono la Russia (il
nemico geopolitico) e l’Islam (il nemico metafisico). Dimostrando di poter
vincere una “guerra territoriale”, l’Iran va ben oltre la
contrapposizione metafisica all’imperialismo “pedo-satanista” USA:
Teheran è una super-potenza militare (territoriale) ed una potenza economica,
condividendo con la Cina il controllo dello Stretto di Hormuz. La colonia
sionista, dall’altra parte, è militarmente distrutta nonostante continui
vigliaccamente il genocidio in Gaza e Libano: se Teheran rappresenta
l’emancipazione nazionale, Tel Aviv è l’epicentro d’una dittatura liberal-globalista
mondiale.
Il 27 marzo 2019, concludevo un articolo
intitolato “Islamofobia: ideologia dell’imperialismo del ventunesimo secolo”
in questo modo: “L’immigrazione
di massa è una conseguenza diretta della logica neo-conservatrice:
la guerra permanente e la distruzione pianificata del mondo. Lo
“stragismo bianco” terminerà solo quando avranno fine le guerre
imperialiste di Washington e dei suoi vassalli.” 3
Possiamo
concludere rilevando che il sionismo, oltre ad essere un’ideologia razzista e
neocoloniale, rappresenta l’anima nera del ventunesimo secolo: il nuovi nazismo
israeliano.
https://www.marx21.it/internazionale/liran-non-e-una-teocrazia-anche-se-ce-lo-raccontano/
https://www.marx21.it/internazionale/donne-pagate-per-piangere-revival-di-islamofobia/
Fonte foto: da Google