Uno degli aspetti e tra le capacità più
notevoli dell’ideologia neoliberale è non solo l’essere stata completamente
interiorizzata dai subalterni, costituendo così un elemento attivo di
modellizzazione dell’immaginario (con conseguente impossibilità di pensare una
reale alternativa di sistema), ma anche di deviare continuamente le
responsabilità dei danni prodotti dal Modello verso aspetti periferici, fuorvianti
se non del tutto erronei, a salvaguardia del Modello stesso. La Scuola e la
Sanità pubbliche, ossia due settori vitali per la tenuta della Democrazia, e
che proprio perciò sono stati oggetto di un attacco profondo e pluridecennale,
forniscono ottimi esempi del funzionamento del meccanismo.
Sul piano della Sanità, si prenda pure il
caso paradigmatico dell’emergenza pandemica, quando l’enfasi sui comportamenti
individuali, virtuosi o viziosi, servì a deviare l’attenzione dalle
responsabilità maggiori alla base dell’impatto della pandemia, imputabili allo
smantellamento della sanità pubblica e allo straripare degli interessi privati.
Per esempio, se non mantieni posti di terapia intensiva in esubero quando “non
servono”, poi non te li ritroverai quando servono di più. Questo basterebbe a
mostrare come la spesa pubblica debba farsi carico di costi che il privato non
ha interesse a sostenere, a tutela dei diritti, dell’accessibilità ai servizi
di base, e della salute pubblica. Per le stesse ragioni, tutte le campagne populiste
e antipolitiche contro gli “sprechi” nel settore pubblico sono sempre state
organiche all’ideologia neoliberale, perché contribuiscono a preparare la
giustificazione per il trasferimento di risorse dal pubblico al privato.
Anche nell’ambito della scuola il
meccanismo di deviazione dalle precise responsabilità del Modello, e degli
interessi che esso traduce, è continuamente operante e si esplica in una
quantità di modi. Tuttavia, per darsene conto con immediatezza è sufficiente
prendere una qualsiasi “notizia” sulla scuola (pescando a caso tra i fiumi di
notizie-che-non-sono-tali) e osservare la ressa dei commenti che addossano le
responsabilità di ogni male, vero o presunto, per esempio, agli insegnanti poco
empatici, impreparati, poco motivati ecc., rei di sortire effetti negativi
sugli alunni. Secondo i canoni dell’ideologia mercantile (potenziata dal nuovo
ordine digitale), che trasforma in individuali e piscologizza le tensioni e le
relazioni sociali asservite allo sola logica della prestazione, si fa addebito
esclusivamente alle qualità personali, psicologiche ed emotive – o alla loro
presunta carenza – per occultare completamente la radice sistemica e politica
delle questioni.
Cosa hanno in comune tutte queste reazioni
emotive, costantemente incoraggiate dal mainstream? Il fatto di essere
meccanismi estesi e sistematici di deviazione. Esiste una comune matrice del
disastro che caratterizza la fase conclusiva dell’attuale ciclo storico,
rintracciabile nella distruzione del Pubblico (e nella connessa
dis-intermediazione della Politica) a vantaggio degli interessi privati e
oligarchici. Per continuare a giustificare questo Modello, cioè essenzialmente
quello neoliberale, nonostante il suo conclamato fallimento, cosa si fa,
dunque? Tra le altre cose, si distribuiscono responsabilità individuali. È un
espediente sia semplice che efficace a protezione del sistema. Efficace perché,
per altro, si trovano sempre fertili sponde negli stessi subalterni (nelle
classi popolari, nel ceto medio impoverito ecc.) che hanno subito e subiscono
gli effetti deleteri delle misure liberiste. Queste ricette si traducono in
precarietà diffusa, povertà, compressione dei salari e del potere d’acquisto.
Eppure, la grande vittoria dell’ideologia neoliberale e politicamente corretta
consiste esattamente in questo: i subalterni, impoveriti e fiaccati, pensano
all’interno del campo di opzioni predisposte dal Modello che li ha impoveriti e
fiaccati. Questo accade perché il modello neoliberale, con i suoi cardini
dell’individualismo competitivo e del Mercato, ha profondamente permeato
all’incirca le ultime due generazioni (quelle nate e cresciute entro l’attuale
ciclo storico neoliberale, avviato negli anni Ottanta e preannunciato nel
decennio precedente dai colpi di Stato in Cile e in Argentina), arando il
terreno per risolvere i problemi nel piano delle responsabilità individuali,
come correlato del merito. Infatti se il metro è il “merito”, il correlato come
merito mancato, per così dire, è la colpa.
Il Modello, e cioè l’Ideologia, dunque, sparisce, non esistono più pecche imputabili al Modello quando sia il merito che la colpa sono stati inscritti nel campo dei comportamenti individuali, intesi come condizione sufficiente per la spiegazione del funzionamento di un sistema che si considera implicitamente, ma sostanzialmente, non bisognoso di alcuna reale modifica. “Riuscire” o “fallire” non dipendono più da altro. Questi meccanismi sono costantemente operanti a protezione del Modello, del sistema e della sua tenuta, mentre la discussione politica e pubblica si concentra soltanto, per bene che vada, sulla correzione di aspetti singoli o marginali. Inabissati nel particolare e nell’evenemenziale (con il decisivo effetto di rafforzamento prodotto dagli strumenti messi a disposizione dal capitalismo digitale), non si deve più riemergere al livello della lettura di sistema. Questa disposizione viene continuamente scoraggiata, parcellizzando ogni questione, perché soltanto innalzando lo sguardo al livello complessivo esisterebbe ancora la possibilità di riattivare processi conflittualistici, che potenzialmente comportano la reale messa in discussione del Modello.