La Costituzione italiana è stata elaborata
e successivamente promulgata in un momento alto della storia di questo paese e gli
uomini che l’hanno concepita erano altrettanto rappresentativi di quel momento
storico. Per queste ragioni, la Costituzione italiana – nata dalla vittoria
contro il nazifascismo – è stata la sintesi del meglio che le culture cattolica,
liberale, socialista, azionista e comunista erano in grado di esprimere. Se
fosse stata realmente e concretamente applicata, l’Italia sarebbe oggi un paese
sicuramente molto più evoluto, democratico (nel senso vero e non formale e
della parola) e financo parzialmente Socialista.
Le cose non sono andate così,
come sappiamo, perché la Costituzione è stata largamente disattesa e
inapplicata, non (o non solo) per inettitudine ma per precisa e deliberata
volontà politica da parte di chi ha esercitato realmente il potere in questo
paese, cioè le classi capitaliste autoctone e straniere e le loro strutture
politiche e militari, cioè gli USA, la NATO e in seguito anche l’UE. Nondimeno, ha comunque rappresentato un punto
di riferimento per tutti coloro che dal dopoguerra in poi si sono battuti per
la difesa del lavoro e dei ceti popolari, dei diritti, della democrazia
sostanziale, e contro lo strapotere del capitalismo. Per queste ragioni andava
e, a mio parere, va tuttora difesa, soprattutto oggi che la situazione sociale
e politica è decisamente peggiorata rispetto a quando la Costituzione stessa fu
promulgata. Per questo è stato giusto votare NO al referendum.
Oggi siamo in un contesto storico
che personalmente definisco di “caos capitalistico”, cioè dominato da un capitalismo
senza freni, senza nessun controllo e senza alcun contrappeso, per di più gestito
da classi politiche inette, siano esse di destra o di “sinistra”, di bassissimo
profilo intellettuale, culturale e politico, prive di ogni eticità e asservite
al capitalismo stesso. La sconfitta storica del Movimento Operaio, la crisi e
la fine dei Movimenti e dei partiti Comunisti e Socialisti, il crollo del Socialismo
reale e contestualmente delle Socialdemocrazie europee, hanno lasciato campo
libero al capitalismo. In un simile
contesto modificare la Costituzione significa indebolire ancor più le già fragilissime
capacità di resistenza al sistema capitalista (e imperialista).
Tutto è in divenire e tutto si
trasforma, su questo non c’è dubbio, ma non tutto ciò che viene dopo è migliore
di quello che c’era prima e non tutto ciò che è nuovo è migliore del vecchio. E
allora meglio tenersi stretta quella “carta” che, in attesa e nella speranza di
tempi migliori, può comunque rappresentare un possibile argine alla volontà di
potenza del capitalismo.
Ora, la destra nel corso degli
anni ha costruito ad hoc una narrazione in base alla quale la magistratura sarebbe
politicamente schierata (con la “sinistra”) e avrebbe sconfinato nella sfera
politica sostituendosi ad essa o comunque con la volontà malcelata di
sostituirsi ad essa ed esercitare di fatto il potere politico. E’ qui che nasce
il conflitto con i giudici (nato per la verità durante “Tangentopoli” e la
successiva era berlusconiana), accusati di fare la guerra al governo, di
paralizzare la sua azione politica, di perseguitare questo o quell’esponente
della parte politica avversa. La mia
opinione è che questa narrazione che vede la magistratura in relazione
conflittuale con il potere politico sia una falsa dialettica, un sostanziale
depistaggio che serve a coprire il vero dominio politico e sociale che è quello
del sistema capitalista nei confronti del quale entrambi i poteri sono di fatto
subordinati sia politicamente che ideologicamente. Il conflitto fra il potere esecutivo
e quello giudiziario è, dunque, esistito ed esiste ma non nelle forme in cui le
destre lo raccontano. In un sistema autenticamente democratico – ancora, sia
chiaro, tutto da inventare – i due poteri dovrebbero essere in linea teorica completamente
separati, distinti, e soprattutto autonomi da qualsiasi altro potere (se non
quello popolare) in grado di condizionare entrambi. Quello a cui abbiamo assistito in questi
ultimi decenni è stato quindi uno scontro di potere che si è estrinsecato anche
nel referendum di ieri e ieri l’altro con cui una parte della classe politica
ha cercato di imbrigliare e indebolire il ruolo del potere giudiziario,
considerato come un competitor da ridimensionare, per quanto possibile. Meglio,
quindi, in questo quadro, mantenere un equilibrio, sia pure (strutturalmente) difettoso,
che vedere l’uno sovrastare sull’altro. Questa è la ragione che mi ha
personalmente spinto a optare per il No e non certo i farisei quanto stucchevoli
richiami al pericolo fascista invocati dalla “sinistra”.
Quella stessa “sinistra” post
socialista e post comunista, liberale o “radicale” che sia, che oggi starnazza ipocritamente
per la vittoria del NO e straparla retoricamente e vergognosamente di
antifascismo è responsabile dello smantellamento del welfare, dei diritti
sociali e del trionfo del neoliberismo e della sua ideologia, né più e né meno
della destra. L’antifascismo di maniera sbandierato da questa “sinistra” da
salotto è un insulto alla Resistenza, ai partigiani e a tutti coloro che il nazifascismo
lo hanno combattuto veramente e serve solo come foglia di fico per coprire la
sua organicità al sistema sociale e politico dominante.
Voltiamo quindi presto pagina e riprendiamo a concentrarci sulla costruzione di una forza politica Socialista e popolare realmente alternativa a questo sistema che si declina a destra o a “sinistra” in base alle necessità del momento contingente.